Il Vecchio Continente fa i conti con “una pandemia silente che, secondo le ultime stime del Centro europeo per il controllo delle malattie (Ecdc), provoca 12mila morti l’anno nel nostro Paese, con un costo di 2,4 miliardi l’anno per l’Ssn e 2,7 milioni di posti letto occupati a causa di queste infezioni”. Ad accendere i riflettori sull’antimicrobico-resistenza, nella Giornata europea degli antibiotici, è il presidente dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) Robert Nisticò.
D’altronde la passione degli italiani per questi farmaci è cosa nota. Il consumo in Italia nel 2024 resta il 10% più alto rispetto alla media europea: da noi si utilizzano più antibiotici ad ampio spettro e di ultima linea (Reserve). Un errore, come a breve vedremo.
L’Italia e gli antibiotici
Stando all’ultima edizione del Rapporto OsMed sull’uso dei medicinali in Italia, quasi quattro persone su dieci hanno ricevuto nel 2024 almeno una prescrizione di antibiotici. Se bimbi piccoli e over 85 sono i maggiori utilizzatori di questi medicinali, il dato è maggiore nelle donne rispetto agli uomini (40,3% vs 33,3%), con differenze più marcate tra i 35 e i 54 anni, probabilmente per un maggiore utilizzo di antibiotici nel trattamento delle infezioni delle vie urinarie nelle donne.
E ancora, le Regioni del Sud mantengono il primo posto per consumi, rispetto al Centro e al Nord, nonostante una riduzione del 5,1% nel 2024. Non solo: al Meridione emerge una maggiore propensione alla prescrizione di antibiotici più costosi, come rivela il costo per utilizzatore più elevato (28,1 euro) rispetto al Centro (26,5 euro) e al Nord (22,7 euro).
E intanto in Europa dilagano i superbug
Attenzione: in Europa ormai un’infezione ospedaliera su 3 è multiresistente. E questo sta riducendo le opzioni terapeutiche a disposizione di medici e pazienti. Ogni anno in Ue oltre 35.000 persone muoiono a causa di infezioni provocate da questi nemici microscopici ma insidiosi, più della somma dei decessi per influenza, tubercolosi e Aids.
Per richiamare l’attenzione e sensibilizzare sull’antibiotico-resistenza, il 18 novembre la sede dell’Agenzia di via del Tritone si illumina di blu.
Mentre i dati dell’Ecdc mettono in luce i progressi ancora troppo limitati rispetto agli obiettivi che l’Europa si è data per il 2030.
“Il report dell’Ecdc indica un cammino in salita più o meno per tutti i Paesi europei, con l’Italia che, nonostante flebili segnali di miglioramento su alcuni obiettivi specifici, rimane tra le realtà più critiche”, sintetizza Nisticò. “È necessario adottare un approccio globale One Health, agendo nella direzione comune di un uso appropriato di questi farmaci in ambito umano, veterinario e zootecnico, e incentivare la ricerca, soprattutto quella indipendente”.
Un confronto preoccupante
A conti fatti nel 2024 sono state consumate in media in Ue 20,3 dosi giornaliere di antibiotici per mille abitanti, un dato in aumento che varia dalle 9,8 dosi nei Paesi Bassi alle 29,9 della Grecia. L’Italia è a 22,3 dosi giornaliere per mille abitanti, +10% rispetto alla media, ma il dato è in calo se osserviamo il +16% del 2023.
Come anticipavamo, nel nostro Paese si prescrivono più molecole ad ampio spettro (penicilline, cefalosporine, macrolidi, ad eccezione di eritromicina e fluorochinoloni) che hanno un rischio maggiore di indurre resistenze rispetto a quelle a spettro ristretto (penicilline e cefalosporine a spettro ristretto ed eritromicina). Il rapporto tra i consumi di queste due categorie resta tra i più elevati in Europa (9,3 contro 4,6) e non ha mostrato miglioramenti significativi nel 2024.
Ma cosa succede negli ospedali? Qui l’utilizzo di antibiotici è leggermente al di sopra della media europea: 1,91 dosi giornaliere ogni mille abitanti contro 1,67 dosi.
L’Italia, inoltre, è lontana dal target del 65% di incidenza di consumi degli antibiotici del gruppo ‘Access’, quelli di prima scelta per trattare le infezioni comuni, grazie al loro spettro d’azione ristretto e al buon profilo di sicurezza. Siamo al 51,3%: il lieve miglioramento degli ultimi anni (+2,4% rispetto al 2019) è ancora distante dalla media europea del 60,3%. Questo mentre Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Irlanda, Lituania, Lettonia, Olanda e Svezia hanno già centrato l’obiettivo.
La sfida
Insomma, c’è molto da fare. “Non è un caso che quest’anno lo slogan scelto dall’Oms per la settimana della consapevolezza sul problema dell’antibioticoresistenza sia proprio ‘È ora di agire: proteggiamo il nostro presente, difendiamo il nostro futuro'”, come sottolinea in una nota il direttore generale dell’Istituto superiore di sanità (Iss) Andrea Piccioli. “Abbiamo dinanzi a noi una sfida grande, complessa, difficile. Dobbiamo trasformarla in un’opportunità per costruire sistemi nazionali più robusti, interconnessi e resilienti contro le minacce sanitarie transfrontaliere”.
Le novità da via del Tritone
Nel frattempo Aifa ha individuato gli antimicrobici “Reserve” per trattare le infezioni da germi multiresistenti, che sono entrati nel Fondo per i farmaci innovativi, con uno stanziamento ad hoc di 100 milioni di euro, per rafforzare il contrasto all’antibiotico-resistenza.
Questi farmaci che accedono al Fondo devono essere utilizzati con estrema cautela e il loro impiego risulta appropriato in presenza di infezioni da germi multiresistenti. Attraverso i registri di monitoraggio, l’Agenzia verifica la frequenza d’uso di questi antibiotici ‘preziosi’.
Non solo: proprio oggi scadono i termini per la presentazione dei progetti di ricerca indipendente sull’antimicrobico-resistenza relativi al Bando finanziato dall’Agenzia nel 2025 con 20 milioni di euro.
Il Bando è rivolto a ricercatori italiani di enti e istituzioni pubbliche. Obiettivo: valutare nuove combinazioni terapeutiche di antimicrobici e favorire strategie innovative per migliorarne l’efficacia. Ma anche individuare marcatori predittivi della risposta a questi farmaci e nuovi strumenti diagnostici, come i test rapidi.
“Oggi spesso diamo gli antibiotici ai pazienti senza sapere esattamente quale sia il patogeno da colpire. Sviluppare una diagnostica sempre più rapida e accessibile può rivelarsi essenziale per trattamenti mirati, evitando l’uso inappropriato e le resistenze”, ha spiegato qualche tempo fa a Fortune Italia il presidente Nisticò. Occorre “assicurare un uso ottimale degli antimicrobici, per evitare che diventino armi spuntate”. E, soprattutto, bisogna farlo in fretta.


