Botta e risposta fra il ministro della Salute Orazio Schillaci e i sindacati medici sul tema liste d’attesa e intramoenia. La libera professione dei medici “è un diritto, ma non può negare la prestazione pubblica. Il problema nasce quando ci sono più prestazioni a pagamento che nel Servizio sanitario nazionale, quando l’attesa pubblica è di sei mesi e l‘intramoenia di due settimane. Se lo sbilanciamento nega il diritto alle cure, è verosimile ipotizzare una sospensione temporanea”, ha detto il ministro in un’intervista su ‘La Stampa’.
Congelare l’intramoenia per sbloccare le liste d’attesa è una soluzione che stupisce Pierino Di Silverio, segretario nazionale Anaao Assomed. “Siamo convinti” che le dichiarazioni di Schillaci “siano state fraintese, conoscendo la determinazione con cui lo stesso ministro ha sempre difeso con forza questa attività”.
Che cos’è l’intramoenia
Dal latino ‘dentro le mura’, l’intramoenia è l’attività libero-professionale che alcuni medici di un ospedale pubblico svolgono al di fuori del normale orario di lavoro, all’interno delle strutture dell’ospedale. Una soluzione che permette ai cittadini di scegliere lo specialista di fiducia e di ricevere prestazioni a fronte del pagamento di tariffe apposite. Dopo la pandemia l’esplosione delle liste d’attesa ha fatto piovere sull’intraomenia non poche critiche.
Che cosa ha detto il ministro
“Il patto è chiaro: prima il pubblico, poi il privato convenzionato. Dove vediamo criticità, interveniamo per garantire equità”, ha detto Schillaci. Quanto alla scelta del Piemonte e di altre Regioni di applicare la norma che consente ai cittadini di rivolgersi gratuitamente al privato se non ottengono prestazioni nei tempi dovuti, il ministro ricorda che si tratta di “una norma che serve proprio a dare una risposta concreta ai cittadini quando il pubblico non riesce a garantire i tempi. Ma credo sia chiaro a tutti che questa non può essere la soluzione strutturale. Abbiamo finanziato l’acquisto di più prestazioni per abbattere le liste d’attesa, ma la priorità resta riorganizzare l’offerta pubblica”.
“Prendiamo il Piemonte: le Asl hanno dato indicazioni precise per effettuare prestazioni in orari non convenzionali – prefestivi, festivi, serali – in base alle esigenze dei territori. I dati ci dicono che funziona: 199.334 prestazioni erogate in questi slot. Un modello da replicare”, per il ministro.
La replica di Anaao e Cimo
Dal canto suo Di Silverio puntualizza che “l’intramoenia, svolta peraltro solo dal 38% degli aventi diritto, non è la causa delle liste d’attesa. È una libera scelta ed è un’attività che si svolge al di fuori dell’orario di lavoro, senza dimenticare che le agende delle liste di attesa sono in capo alle Aziende e non già al singolo professionista. Inoltre occorre anche ricordare che i proventi derivati dall’intramoenia portano denaro non nelle tasche de medici che percepiscono solo il 30% ancora da tassare della visita, bensì nelle casse delle Aziende. Infine esiste una legge, inapplicata da 26 anni, che tutela il cittadino in caso di attesa al di là dei tempi previsti per una visita, assicurandogli la stessa in regime privato”.
Il leader Anaao stigmatizza un “clima di caccia alle streghe”, dannoso non solo per il rapporto tra istituzioni e medici, ma ancor più tra medici e pazienti “ormai addestrati a cercare e trovare comunque un capro espiatorio. Basta tentare di riversare sui medici e sui dirigenti sanitari colpe che sono esclusivamente ascrivibili al fallimento di tutta la politica nella salvaguardia del Ssn”.
“Davvero si vuole continuare a raccontare la favola che le liste d’attesa siano colpa dell’intramoenia? E che sospenderla farebbe miracolosamente sparire i ritardi?”, si chiede poi Guido Quici, presidente del sindacato dei medici Federazione Cimo-Fesmed.
La ‘soluzione’ prospettata nell’intervista “appare tra l’altro una contraddizione con quanto deciso da Regione Lombardia, che ha istituito la ‘superintramoenia’ e che probabilmente si estenderà al resto d’Italia: Governo e Regioni non si parlano? L’intramoenia non ruba un solo minuto all’orario di lavoro: i medici la fanno dopo il turno, visitando più pazienti e trattenendo appena il 30% di quanto chiesto in fattura. Il restante 70% va dritto a finanziare il Ssn e, paradossalmente, proprio a ridurre le liste d’attesa. Sospenderla significherebbe solo togliere risorse alla sanità pubblica e regalare pazienti al privato”.
Effetto boomerang
Ma c’è di più. “Senza l’intramoenia i medici del Ssn avrebbero un altro motivo per andarsene. Risultato? Ancora più carenze, ancora più fughe, ancora più liste d’attesa. Altro che soluzione: sarebbe un boomerang devastante”.
Per Quici in realtà “la ricetta per ridurre le attese la conosciamo tutti, tranne chi preferisce lo slogan facile: potenziare la sanità territoriale, riaprire ambulatori e posti letto, assumere personale, riorganizzare e rimettere ordine a un sistema che cade a pezzi. Tutto il resto – conclude – è fumo negli occhi”.

