Malattie infettive emergenti, resistenza antimicrobica, perdita di biodiversità, impatto dell’inquinamento sulla salute, stress idrico, ma anche sostenibilità economica del Servizio sanitario nazionale. Le grandi sfide del prossimo decennio non possono più essere affrontate singolarmente. È la premessa da cui è partito l’Intergruppo Parlamentare One Health, che il 28 novembre alla Camera dei Deputati ha riunito istituzioni, scienziati, imprese, associazioni e rappresentanti della sanità per delineare un nuovo paradigma con cui affrontare le sfide che ci attendono: integrare salute umana, animale e dell’ecosistema per garantire sicurezza e competitività al sistema Paese.
L’obiettivo è ambizioso: ascoltare voci di rilievo e produrre dossier tecnico-scientifici in grado di incidere sulla legislazione nazionale. Il messaggio emerso con chiarezza è che One Health non è un tema sanitario, ma un progetto-Paese che coinvolge innovazione industriale, filiere agroalimentari, resilienza urbana, prevenzione delle cronicità, riduzione dei rischi climatici e infettivi, sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. “One Health non è una semplice etichetta, ma un modello culturale, istituzionale e operativo essenziale per rendere l’Italia più sicura e preparata alle sfide dei prossimi decenni”, afferma Luciano Ciocchetti, vicepresidente della Commissione Affari Sociali.
Il passo istituzionale atteso è la creazione di una Cabina di Regia Nazionale One Health, integrata da reti regionali e da un sistema stabile di cooperazione tecnico-scientifica interministeriale. Il recente Dipartimento One Health del ministero della Salute è considerato un segnale importante, ma la sfida è estenderne la logica all’intero apparato amministrativo. L’obiettivo finale, sottolinea Ciocchetti, è “rendere strutturale l’integrazione dei dati sanitari, ambientali, sociali ed economici, traducendo in decisioni concrete ciò che la comunità scientifica chiede da anni”.
Antimicrobico-resistenza: pandemia silente che rischia di travolgere i sistemi sanitari
Tra i temi centrali della giornata, la resistenza antimicrobica (AMR), che è stata definita una pandemia silente. L’Italia continua a registrare tassi elevati di infezioni correlate all’assistenza (ICA), spinti da un consumo di antibiotici ancora consistente, da criticità nella prevenzione ospedaliera e da una popolazione clinicamente molto anziana. Negli ultimi due anni, tuttavia, il Paese ha compiuto progressi significativi: è entrato nell’alleanza internazionale per la ricerca sui nuovi antibiotici e ha inserito i farmaci di “riserva” nel fondo per medicinali innovativi, a beneficio dei pazienti e dell’intero Ssn. L’Italia è oggi riconosciuta – insieme al Regno Unito – per aver introdotto misure efficaci nelle politiche di incentivazione “push and pull” che favoriscono lo sviluppo di nuovi antibiotici.
Una priorità sottolineata anche dal presidente dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) Robert Nisticò, che ha sottolineato la risposta al nuovo Bando di ricerca sull’AMR. Certo, una delle priorità è quella di utilizzare al meglio gli antibiotici disponibili. A questo scopo Aifa ha lanciato e sta sviluppando nuove campagne informative rivolte agli italiani.
Gli esperti mobilitati dall’Intergruppo richiamano ora la necessità di una rete di sorveglianza obbligatoria e uniforme sull’AMR e di investimenti continuativi in prevenzione. I modelli di antimicrobial stewardship, già operativi in alcune realtà ospedaliere, hanno dimostrato di ridurre al 30-35% i giorni di trattamento e gli ingressi in terapia intensiva. In diverse strutture sono stati inoltre introdotti percorsi di screening sistematici all’ingresso dei pazienti, che consentono di identificare precocemente eventuali infezioni e di proteggere gli altri ricoverati. Nel corso dell’incontro è stato presentato il nuovo Libro bianco ‘Oltre la resistenza’ su innovazione e sostenibilità nel contrasto dell’AMR, sviluppato da Fortune Italia con il patrocinio dell’Intergruppo Parlamentare One Health e di quello Prevenzione e controllo delle malattie tropicali, con il contributo non condizionante del Gruppo Menarini.
Il contributo strategico del settore farmaceutico
Presente anche i’industria farmaceutica, che ribadisce il suo ruolo chiave per l’economia italiana: 56 miliardi di produzione, 54 miliardi di export e un surplus commerciale di 21 miliardi nel 2024, accompagnati da oltre 4 miliardi di investimenti annui in ricerca e sviluppo. Al tempo stesso però, come ha spiegato Nedim Pipic, componente della Giunta di Farmindustria, il settore lancia un allarme. Il meccanismo del payback, arrivato a 2,3 miliardi, rischia di erodere la capacità di investimento proprio mentre l’innovazione diventa più cruciale. La tenuta del sistema richiede di mantenere il vantaggio competitivo dell’Italia come hub produttivo e, parallelamente, accelerare l’accesso alle terapie innovative. Una normativa stabile, la tutela della proprietà intellettuale e processi di early access efficienti sono elementi indispensabili per sostenere una filiera che impiega oltre 70.000 lavoratori.
Dal canto suo Umberto Comberiati, vicepresidente di Egualia, richiama l’attenzione sul ruolo ancora sottoutilizzato dei farmaci equivalenti. Rappresentano il 31,6% dei consumi, contro una media europea attorno al 50%, con forti divari territoriali: dal 21% nel Sud al 45% nel Nord. La minor diffusione degli equivalenti costa ai cittadini un miliardo di euro l’anno in differenziali di prezzo evitabili. Secondo Comberiati, ogni punto percentuale in più nell’uso degli equivalenti libererebbe risorse preziose da destinare all’innovazione, alla prevenzione e alla gestione delle cronicità, in un Paese in cui oltre il 33% degli over 65 assume più terapie in maniera continuativa.

Obesità e diabete: una crisi sanitaria e culturale
Con l’arrivo di nuovi farmaci per diabete e obesità, il panel dedicato alla salute metabolica, aperto dalla presidente Sid Raffaella Buzzetti, ha analizzato le novità e le sfide per medicina e informazione. Una svolta significativa arriva dall’inserimento della patologia nei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza, attesi per il 2026. L’obesità “non è un vizio”, hanno ricordato gli esperti, ma una malattia cronica e un fattore determinante nello sviluppo di numerose altre malattie, dal diabete alle patologie renali, che impongono costi sempre più pesanti al Ssn.
Sul fronte terapeutico, gli agonisti GLP-1 rappresentano una svolta, ma richiedono un uso appropriato, controlli regolari e un forte presidio medico. L’automedicazione e gli acquisti online – spesso di prodotti contraffatti o non idonei – rimangono tra i rischi principali. Gli esperti insistono sulla necessità di un percorso integrato che includa supervisione specialistica, un piano nutrizionale personalizzato e un cambiamento dello stile di vita che coinvolga attività fisica, astensione da fumo e alcol e una più ampia educazione alla salute.
Sicurezza alimentare e filiere: su One Health l’Italia può guidare l’Europa
La leadership italiana nella riduzione dell’uso di antibiotici negli allevamenti e gli elevati standard di sicurezza alimentare dimostrano come l’approccio One Health possa diventare un fattore competitivo, non un vincolo. I relatori sottolineano che rafforzare le reti di sorveglianza, investire in prevenzione e valorizzare il ruolo delle imprese agricole come presidi territoriali rappresenta una strategia efficace non solo per tutelare la salute pubblica, ma anche per proteggere la resilienza delle filiere agroalimentari e la loro capacità di esportazione.

Città, ambiente e salute
La mortalità correlata al caldo è aumentata del 30% negli ultimi vent’anni e ha causato oltre 100mila decessi in Europa tra il 2022 e il 2023. Il paper ‘Ambiente e Salute’ mostra quanto sia ormai superata l’idea di affrontare in modo separato pianificazione urbana, qualità dell’aria, mobilità e salute dei cittadini. Il tavolo tecnico dedicato, in soli sei mesi, ha prodotto un report che chiede di abbandonare gli approcci “a silos” e di far dialogare ecologia, economia, urbanistica, ingegneria, medicina e sociologia. Una strategia promossa anche dal presidente del Consiglio nazionale delle ricerche Andrea Lenzi.
Le proposte avanzate includono una legge nazionale per la rigenerazione urbana, una pianificazione intersettoriale degli spazi e la progettazione di città capaci di mitigare l’isola di calore. L’obiettivo è trasformare il concetto di città a misura d’uomo in un modello concreto e misurabile, superando anche le semplificazioni del paradigma delle “città dei 15 minuti”.

