Un po’ come il ‘Paese degli Highlander’, l’Italia continua a invecchiare. Ormai il 24,7% della popolazione (14,6 milioni di persone) ha più di 65 anni: pensiamo solo che il dato era al 18,1% nel 2000 (10,3 milioni) e al 9,3% nel 1960 (4,6 milioni). Un italiano su quattro ha le tempie grigie, come segnala il 59esimo Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese 2025.
Siamo la patria della dieta mediterranea (e del Ssn) e ormai – dopo la ‘parentesi Covid’ – l’aspettativa di vita è arrivata a 85,5 anni per le donne e 81,4 per gli uomini: circa 5 mesi in più solo nell’ultimo anno. Mentre i centenari, che erano 594 nel 1960, oggi sono ben 23.548. Il trend è segnato: nel 2045 le persone dai 65 anni in su raggiungeranno i 19 milioni, arrivando al 34,1% della popolazione italiana. Una sfida per la sostenibilità del sistema delle cure (e per la previdenza, naturalmente).
Longevità sana per eterni adulti, l’identikit del Censis
Ma come sono i nuovi senior? Il desiderio di prolungare l’esistenza sfuggendo alle malattie accomuna la nuova generazione di anziani, stando alla ‘fotografia’ del Censis. Emerge così la tendenza a vivere come eterni adulti, senza limitazioni legate all’avanzare dell’età. Pensate solo ai senior che affollano i campi di padel o le piste da sci.
La sfida della longevità sana è più aperta che mai. Ma, certo, questi nuovi ‘immortali’ hanno la consapevolezza di “custodire e trasmettere in eredità risorse, non solo materiali, di cui le giovani generazioni non potranno godere in ugual misura“, avvertono gli autori del Rapporto prensentato da Giorgio De Rita e Massimiliano Valerii.
Grosse ombre su welfare e sistema delle cure
Il dilemma è uno: come gestire questo esercito di immortali? Il sistema di welfare non garantisce più coperture ampie e il 78,5% degli italiani teme, in caso di non autosufficienza, di non poter contare su servizi sanitari e assistenziali adeguati.
Lo stesso vale per i rischi ambientali: il 72,3% crede che, in caso di eventi atmosferici estremi o catastrofi naturali, gli aiuti finanziari dello Stato sarebbero insufficienti. Di conseguenza, “il 54,7% si dichiara disposto a destinare fino a 70 euro al mese per tutelarsi dal rischio di non autosufficienza, dai danni legati al cambiamento climatico o da altri eventi avversi”, assicurano dal Censis.
Ma tra il dire e il fare… se infatti il 52,3% ritiene di poter ristrutturare i propri consumi, riducendo alcune spese per destinare quanto risparmiato all’acquisto di strumenti assicurativi, il 70% degli italiani non sta facendo nulla sul piano finanziario o assicurativo per tutelarsi in caso di non autosufficienza. Solo il 10,7% si dice pronto a ricorrere a polizze assicurative per affrontare questa eventualità. Mentre il 37,2% si limita a dire che ci penserà se e quando accadrà, il 34,5% ricorrerà ai risparmi, il 22% conterà sul welfare pubblico, il 19,9% sull’aiuto dei familiari e il 14,7% su amici e volontari.
Intanto gli operatori del Ssn…
C’è poi un’altra variabile da considerare: gli operatori della sanità, che si trovano a rispondere ai bisogni di una popolazione che invecchia, non se la passano bene. “Sono 22.049 i casi di aggressioni registrati in un anno ai danni di medici, infermieri e altri operatori sanitari nelle regioni italiane”, si legge infatti nel Rapporto Censis.
Al 25,4% dei medici è capitato di subire minacce da pazienti o familiari, il 16,4% ha ricevuto denunce e il 3,8% è stato vittima di violenza fisica. “Sono i segnali di una deriva patologica del rapporto medico-paziente. Agli occhi dei cittadini esasperati, i medici finiscono per incarnare le inefficienze del Servizio sanitario, tanto che il 71,8% dei medici dichiara di sentirsi un capro espiatorio delle carenze del sistema”, diagnosticano dal Censis.
Un serpente che si morde la coda e che risuona come un segnale di allarme. Perché l’Italia degli immortali avrà sempre più bisogno di buona sanità, ma le attuali condizioni di lavoro degli operatori rischiano di alimentare quella che abbiamo definito più volte la grande fuga dei medici e degli infermieri.

