Bella l’AI, ma i camici bianchi sanno usarla davvero? La rivoluzione della sanità digitale (finalmente) è in corso anche in Italia, ma mancano ancora tasselli importanti, a partire dalla formazione. A riconoscerlo sono gli stessi professionisti della salute, come emerge da un’interessante indagine ad hoc, condotta su un campione di 1.144 operatori di cui 26% medici di medicina generale e 74% specialisti.
Gran parte di questi professionisti della salute ritiene infatti di avere un livello di informazione limitato riguardo all’innovazione digitale (46% medici di famiglia e 40% specialisti). Forse anche per questo l’AI resta ancora poco utilizzata: la impiega il 12% dei medici di medicina generale e il 9% degli specialisti.
Digitale e AI: questione di competenze
Se ne è parlato al ministero della Salute, nel corso della presentazione di un’indagine sullo stato dell’arte della salute digitale. La ricerca è stata commissionata dal Fo.N.Sa.D, il Forum Nazionale della Salute Digitale, nato grazie alla collaborazione con il ministero della Salute, Agenas e il Dipartimento per la Trasformazione Digitale. “I dati della survey mostrano un forte interessamento dei professionisti sanitari verso l’uso delle nuove tecnologie, ma dicono anche che per molti di loro rappresenta un terreno nuovo. È qui che dobbiamo intervenire”, ha detto il ministro Orazio Schillaci.
Come? “Con le risorse del Pnrr stiamo investendo sulla formazione dei professionisti della nostra sanità, affinché dispongano di competenze solide per gestire al meglio le nuove tecnologie e di questa formazione hanno già beneficiato 2500 unità di personale del Servizio Sanitario Nazionale. Il cambiamento che stiamo attuando ci chiama a una collaborazione sempre più stringente con tutti gli interlocutori interessati e rispetto a questa necessità il Forum Nazionale sulla salute digitale offre certamente un contributo fondamentale”.
Tornando all’indagine, per i medici di famiglia il digitale è un alleato “abbastanza” importante per le cure. Ma se l’80% degli intervistati prevede l’integrazione del digitale entro 3 anni, solo il 12% oggi usa l’AI e il 30% circa segnala problemi tecnici e di resistenza al cambiamento.
L’AI e le difficoltà di ‘gestione’
Questa indagine “ci restituisce oggi una fotografia reale dello stato dell’arte, ci mostra con chiarezza quanto lavoro abbiamo ancora davanti e, soprattutto, quanto sia urgente prepararci alla rivoluzione che la sanità sta già vivendo”, ha affermato Giuseppe Petrella, presidente IRCCS CROB.
Per il 75% degli intervistati che si dichiarano interessati al digitale, l’elemento sul quale si concentra la maggior criticità rimane l’esigenza di una maggior informazione e di più supporto.
Inoltre l’AI è vista come ancora qualcosa di “astratto”, scarsamente utilizzata e non
come strumento clinico. Ma potrebbe essere di grande utilità in ambito di workflow clinici, triage e predittività. Tante sono quindi ancora le sfide di un modello che sta modificando la sanità italiana, ma che richiede strumenti e investimenti mirati per fare davvero la differenza nella vita quotidiana di medici e pazienti.


