Tumore e fragilità: agli Ifo debutta il Servizio Tobia

ifo progetto tobia

Entrare in un grande ospedale può essere difficile per chiunque. Per una persona con fragilità cognitive, neuromotorie o relazionali, e con una diagnosi oncologica, può trasformarsi in un vero labirinto. Agli IFO – Istituto Nazionale Tumori Regina Elena e Istituto Dermatologico San Gallicano nasce un servizio pensato per tenere accesa quella luce che guida e accompagna: si chiama Tobia, Team Operativo Bisogni Individuali Assistenziali.

La risposta Ifo alla doppia vulnerabilità

Il nuovo Servizio Si rivolge a persone che vivono una doppia vulnerabilità: quella legata alla malattia oncologica e quella derivante da disabilità o fragilità che rendono più complessi l’accesso alle cure, la comunicazione con i professionisti e la gestione delle terapie. In un contesto clinico ad alta complessità, Tobia rappresenta un valore aggiunto concreto.

Il progetto si inserisce nel percorso avviato dalla Regione Lazio, con l’adozione delle Linee d’indirizzo regionali e l’implementazione del modello Tobia e della rete TOBIA-DAMA nelle strutture sanitarie pubbliche. Agli IFO questo approccio assume un significato particolare: adattare tempi, modalità e linguaggi alle esigenze dei singoli pazienti e dei caregiver significa rendere le cure più accessibili, sicure e comprensibili, migliorando anche l’aderenza terapeutica.

Il servizio opera attraverso un lavoro quotidiano di accompagnamento e mediazione, che coinvolge il team della Direzione Infermieristica, Tecnica, Riabilitativa, Assistenza e Ricerca, coordinato da Fabrizio Petrone, in raccordo costante con le Unità Operative e con la rete territoriale. L’obiettivo è una presa in carico globale, che integri aspetti clinici, cognitivi, relazionali e sociali.

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Il sostegno delle istituzioni

Alla presentazione hanno partecipato l’assessore regionale all’Inclusione sociale e ai Servizi alla persona Massimiliano Maselli e il deputato e vicepresidente della Commissione Affari sociali della Camera Luciano Ciocchetti. Maselli ha sottolineato che, grazie al progetto Tobia, sarà possibile “accogliere persone fragili e con disabilità grave in un ambiente diverso da quello classico ospedaliero”, attraverso “la collaborazione di un’equipe multidisciplinare formata da medici, infermieri, OSS e assistenti sociali”. Un modello che punta a “diffondere una cultura di inclusione sociale e mirare a una vera integrazione sociosanitaria”, abbattendo “le barriere, prima di tutto culturali ma anche assistenziali”.

Ciocchetti, co-promotore dell’Intergruppo One Health, ha ricordato che “nel novembre 2023, in Commissione XII, abbiamo approvato una risoluzione che impegna il Governo e le Regioni a implementare in tutte le strutture sanitarie un servizio di assistenza multidisciplinare dedicato alle persone con disabilità”, sottolineando la necessità di rendere questo servizio disponibile in ogni ospedale, replicando le buone pratiche già attive.

La missione pubblica degli Ifo

Per il direttore generale degli Ifo Livio De Angelis, l’attivazione del servizio rafforza la missione pubblica dell’Istituto: “garantire cure accessibili e di qualità a tutti, senza lasciare indietro nessuno”. In un percorso oncologico già complesso, ha spiegato, “il nostro compito è far sentire le persone accompagnate con professionisti formati anche a questi aspetti”, trasformando le fragilità in un punto di partenza per migliorare l’esperienza di cura.

Un modello di assistenza centrato sulla persona

“Il progetto Tobia non si limita alla dimensione clinica, ma si estende alla prevenzione, all’educazione alla salute, al supporto relazionale e alla costruzione di percorsi personalizzati”, ha spiegato Fabrizio Petrone, sottolineando l’importanza di una valutazione completa dei bisogni della persona. L’obiettivo è costruire “un modello di assistenza ancora più umano, competente e orientato alla persona”, capace di garantire a ogni paziente sicurezza, dignità e continuità di cura.

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