Lebbra in Europa, cos’è e come si cura

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Una malattia antica, che nell’era dell’AI fa ancora paura. La notizia di nuovi casi di lebbra in Europa ha suscitato non poca apprensione. Ma forse non tutti sanno che “la lebbra è ancora lontana dall’essere debellata”. A dirlo a Fortune Italia è Massimo Ciccozzi, responsabile dell’unità di Statistica medica ed Epidemiologia del Campus Bio-Medico di Roma, dopo gli ultimi contagi segnalati in Romania e Croazia.

La lebbra nel mondo

In Romania dopo più di 40 anni sono stati registrati 2 casi confermati in cittadini indonesiani, mentre in Croazia la malattia ha colpito un lavoratore straniero originario del Nepal. Ma di che si tratta e quanto è diffusa oggi la lebbra? “La malattia di Hansen è un’antica patologia causata dal Mycobacterium leprae che colpisce principalmente la pelle, i nervi periferici e le vie respiratorie superiori”, ricorda Ciccozzi. “In seguito all’introduzione del trattamento multifarmaco a metà degli anni ’80, la prevalenza globale è diminuita di oltre il 90%, passando da 5,3 milioni di casi nel 1985 a circa 192.713 casi alla fine del 2017. Tuttavia, la lebbra è ancora lontana dall’essere debellata”.

“Ad esempio, le statistiche ufficiali mostrano che i nuovi casi sono aumentati in tutto il mondo da 210.758 nel 2015 a 214.783 nel 2016, e ancora nel 2017 sono stati segnalati circa 210.000 casi da 150 Paesi (cioè un tasso di notifica di 2,77 casi per 100.000 abitanti) (2,6,7). Poiché i sistemi di sorveglianza dei Paesi a basso reddito sarebbero influenzati da significative imprecisioni, anche nelle aree endemiche, i dati disponibili ‘pagano’ una significativa sottostima”, avverte l’epidemiologo.

E in Italia?

Facciamo un passo indietro. “In Italia la lebbra iniziò ad essere endemica durante il primo Impero Romano, ma i dati ufficiali di sorveglianza epidemiologica hanno suggerito una costante diminuzione nel corso dell’ultimo secolo, con casi autoctoni che sono progressivamente scomparsi nel corso dei decenni. L’epidemiologia attuale è influenzata da significative incertezze e stime contrastanti. In Italia i nuovi casi di lebbra rilevati devono essere segnalati per legge al ministero della Salute e dal 1923 esiste ufficialmente un Registro nazionale della lebbra. Anche se l’ultimo rapporto ufficiale è stato pubblicato nel 1983, i report successivi alla crisi migratoria in corso hanno sottolineato la possibilità di reintroduzione della lebbra dalle aree endemiche, con una quota significativa di diagnosi mancate o tardive”, continua l’epidemiologo.

Come ha segnalato all’Adnkronos Salute Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit) e componente del Consiglio Superiore di Sanità, in Italia la lebbra è considerata una malattia rara, “ma può presentarsi come patologia di importazione, ovvero legata ai flussi e spostamenti o essere diagnosticata in italiani che hanno soggiornato in Paesi endemici”. Sarebbero circa 10 le nuove diagnosi ogni anno nella Penisola.

La lebbra deve farci paura?

In Italia dobbiamo avere paura? “No – assicura Ciccozzi – oggi la lebbra è una malattia dei viaggi che ci insegna a ragionare in termini di One Health: qualunque patologia può arrivare da noi con poche ore di aereo. Quindi non guardiamo più solo il nostro orticello”. Oltretutto la lebbra “è curabilissima con un cocktail antibiotico e antinfiammatorio, ma va diagnosticata in fretta anche perché iniziata la cura non si è più contagiosi”.

Come si diffonde la malattia? “Attraverso le goccioline, quindi con tosse e starnuti, ma serve un contatto prolungato e costante: questo rende la malattia molto meno contagiosa rispetto ad altre patologie respiratorie”, conclude Ciccozzi. Poco contagiosa e curabile, dunque.

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