Fera (AReSS Puglia): “Nuovi talenti per una sanità più tecnologica”

Francesco Fera (AReSS Puglia)

Con una sanità sempre più tecnologica, occorre puntare su nuove soluzioni organizzative e nuovi talenti. L’analisi di Francesco Fera (AReSS Puglia).

La sanità sta fronteggiando un’ondata di innovazioni farmacologiche, tecnologiche e mediche, mentre l’Italia è alle prese con un inverno demografico che sembra non voler finire. La sfida per i manager della sanità è chiara: assicurare ai cittadini il diritto alla salute e l’accesso all’innovazione, salvaguardando la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. Ma come? La soluzione sta nell’organizzazione secondo Francesco Fera, direttore dell’Area Amministrativa di AReSS Puglia e componente del Cda di Aifa (Agenzia italiana del farmaco).

“Il tema è complesso: intanto dobbiamo tener conto delle politiche messe in campo a livello nazionale dal ministero della Salute e dal Governo relative all’innovazione dei sistemi e delle soluzioni organizzative in ambito sanitario. Politiche e interventi con cui lo Stato, per garantire un’assistenza universalistica, deve costantemente innovare soprattutto in tema di organizzazione aziendale. Questo significa che il decisore politico deve stanziare risorse anche per lo studio e la ricerca di nuove soluzioni e modelli organizzativi dei sistemi sanitari, così come già accade nel Nord Europa”. Ma qualcosa si muove.

Che cosa succede a livello internazionale e nazionale?

“L’Italia è parte di un grande progetto: ‘Transforming Health and Care Systems – THCS’, cofinanziato dalla Commissione europea nell’ambito del Programma quadro Horizon Europe. Questo progetto da oltre 300 mln di euro – ricorda Fera – coinvolge 66 organizzazioni provenienti da 27 Paesi, tra cui 9 autorità regionali, di cui il ministero della Salute è capofila”.

THCS lavora proprio per identificare le migliori soluzioni organizzative in relazione alla trasformazione e all’innovazione dei sistemi sanitari in Europa. “Ma se andiamo sui territori in Italia, quante Regioni investono realmente in ricerca di soluzioni innovative in ambito sanitario? E non parlo di ricerca clinica, ma di quella strategica relativa a nuove policy organizzative. Il Dm 77/2022 (che definisce la riorganizzazione dell’assistenza sanitaria sul territorio, ndr) ha fornito delle Linee Guida, ma oggi ci troviamo con alcune aziende sanitarie locali che, nell’attuare quanto previsto dal decreto, si trovano in grande difficoltà organizzativa soprattutto in termini di risorse umane”.

Insomma la sfida è reale “e qualcuno deve metterci la testa. Oggi probabilmente solo alcuni centri di ricerca – come il Cergas Bocconi di Milano e pochi altri – hanno prodotto proposte innovative che possono rispondere alle crisi e ai bisogni aziendali. Il punto è che le soluzioni non sempre sono attuabili nella pratica”. Non solo. “In passato a livello territoriale sono state fatte delle scelte che, di fatto, hanno creato posizioni di gestione autoreferenziali: oggi la difficoltà è proprio quella di scardinare queste posizioni per crearne altre più strategiche”.

Nuovi talenti per la sanità

La chiave, per Fera, sta nelle strategie, ma anche nelle persone. “Il Dm 77 di certo è un incentivo per attuare politiche nuove, ma la priorità è identificare figure professionali innovative che non sono ancora pienamente assorbite dalle procedure concorsuali.

Deve essere dato un peso preminente alle competenze specifiche richieste per ruoli che fino a diversi anni fa non esistevano in sanità. Penso al data scientist, al data analyst, al lean manager in ambito ospedaliero, al project management office, all’innovation procurement: figure nuove che oggi, anche con un aggiornamento costante dei Ccnl (contratti nazionali del lavoro, ndr), devono essere accessibili per gli enti sanitari pubblici”.

Ormai Asl e ospedali devono potersi dotare di figure fortemente orientate a innovare processi e produzione aziendali. Ma il fatto è che certe strutture oggi non sono così attrattive per determinati talenti. “È vero: da un lato c’è il tema remunerativo, dall’altro quello dei legacci normativi che talvolta non consentono facilmente alle aziende sanitarie di avere una piena libertà di dotarsi di queste competenze, dall’altro ancora una ‘pigrizia’ aziendale nel dotarsi di Atti Aziendali fortemente orientati all’innovazione organizzativa. Le faccio un esempio: magari per un progetto basterebbe un semplice diplomato ‘smanettone’, e allora perché devo essere obbligato a selezionare un laureato in informatica? Occorre dare la facoltà agli enti pubblici di valutare caso per caso i profili più adeguati al servizio da attuare. Non si possono blindare determinati profili in una società in così rapida trasformazione”, ragiona Fera.

“Oggi l’invecchiamento della società ci impone di studiare soluzioni analitiche con figure molto innovative: la sanità di domani non sarà fatta solo dai medici, ma anche da professionisti del management intermedio che possono garantire funzionalità chiave per migliorare sul fronte delle liste di attesa, della qualità dei servizi di accesso alle prestazioni ambulatoriali e così via. Tengo a sottolineare un dato: dal punto di vista della qualità medico-sanitaria – rivendica lo specialista – l’Italia è fra i primi Paesi al mondo, abbiamo professionalità mediche e sanitarie eccellenti. Ma è anche vero che sul piano organizzativo c’è ancora molto da fare”.

La buona notizia è che l’obiettivo si può raggiungere grazie a “nuove strategie e a processi che consentano alle strutture una maggior flessibilità nella gestione del personale e nella selezione dei talenti”.

Ma questa sanità in evoluzione rappresenta uno sbocco interessante per i giovani? “Sì, ma solo se cresce in Italia una massa critica in cui tutti gli operatori si smarcano dal 27 del mese e decidono di fare un salto di qualità. Come? Investendo i prossimi due-tre anni per dare uno stimolo massivo ai processi di innovazione, tale da indurre il decisore politico nazionale e regionale a porre ancora più attenzione all’evoluzione dei modelli organizzativi”.

Massa critica

Insomma, occorre smarcarsi dalla pigrizia del ‘si è sempre fatto così’ e mettersi davvero in gioco, “facendo massa critica e favorendo l’integrazione dei centri di ricerca con le strutture sanitarie. Il bandolo di questa grande matassa – chiarisce Fera – sta nella capacità del sistema pubblico di investire tempo, genio e risorse sull’innovazione dei sistemi dal punto di vista organizzativo”.

Serve un cambio di passo: le strutture della sanità vanno ‘messe a sistema’. Una bella sfida, tipo nodo gordiano, ma Fera si dice comunque ottimista: “Siamo in prima linea e non ci arrendiamo”, chiosa con un sorriso.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di dicembre 2025 – gennaio 2026 (numero 10, anno 8)

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