Fuori Festival è il podcast itinerante del Brand Journalism Festival. In questa ultima puntata di Fuori Festival ha un taglio speciale dedicato all’Health Journalism Forum, l’evento spin off del BJF, dedicato alla comunicazione sanitaria, la cui prima edizione ha avuto luogo a Roma lo scorso 28.10. In particolare, Ilario Vallifuoco ha intervistato Grazia Bonvissuto Media Relations & Pharma Communications Lead di Bayer Italia.
“Bayer è un’azienda unica nel mondo Life Science perché ha più anime, quella della salute e quella dell’agricoltura; quindi, abbiamo un posizionamento particolare che però è unito da un unico filo conduttore che è quello dell’innovazione”, spiega Bonvissuto.
La comunicazione di Bayer è innanzitutto una sorta di rito collettivo. “Per un’azienda come la nostra i dati clinici e le evidenze scientifiche sono fondamentali ma perdono importanza se rimangono dei numeri sterili. Un dato funziona se si avvicina alle persone. Per questo tutti i nostri interlocutori (istituzioni, associazioni e pazienti) vengono portati all’interno della progettazione delle nostre attività. Noi non facciamo comunicazione da soli, la facciamo insieme a loro e con loro abbiamo esplorato situazioni nuove anche per società come la nostra. Abbiamo frequentato i palchi degli eventi pubblici, cercando di carpire il loro linguaggio, per avvicinare sempre di più la scienza alle persone”.
Un altro tema che si è posto riguarda gli ‘ingredienti’ giusti per comunicare ai giovani: “Occorre, innanzitutto, partire dalla credibilità. Le aziende, soprattutto quelle che operano nel campo della Salute, hanno la responsabilità di fare una comunicazione credibile. Poi ovviamente siamo aperti anche ai social e a eventi di altra natura, ma il punto fermo resta quello di fare una comunicazione chiara e responsabile, perché la Salute è un mondo in cui le fake news possono essere pericolose.
Le campagne portate avanti da Bayer hanno, inoltre, la caratteristica di aver saputo fondere innovazione e ascolto. “Abbiamo toccato molti argomenti come l’oftalmologia o l’oncologia, in altri casi abbiamo voluto anche abbattere dei veri e propri tabù parlando, ad esempio, della salute femminile. Sono campagne come Anything but normal, VaginaVerso o Punto Gine che sono state pensate per aiutare le donne ad aprirsi e a parlare della propria salute col loro medico ma anche tra di loro per abbattere quelli che sono dei veri e propri limiti culturali”.
E poi c’è l’app TeraPiù. “Questa nasce da un’esigenza concreta, dal momento che abbiamo saputo che più della metà dei pazienti, soprattutto i pazienti cronici, non riesce a seguire la prescrizione del medico. Quest’app funziona su smartphone ed è completamente gratuita. Tramite l’AI essa aiuta i pazienti e i caregiver nella gestione quotidiana, dicendo ad esempio quando prendere la pastiglia o dando suggerimenti e permettendo anche di creare dei diari giornalieri. Questo consente di dare vita a una progettualità capace di aiutare in modo concreto”.


