Sostanze tossiche nelle extension per capelli, l’allarme dagli Usa

extension capelli

Dietro treccine e chiome extra-long potrebbe nascondersi un problema che va ben oltre l’estetica. Uno studio americano definito dagli stessi autori “l’analisi più completa mai condotta” ha individuato decine di sostanze chimiche potenzialmente pericolose nelle extension per capelli, sia sintetiche sia naturali. Composti associati a tumori, alterazioni endocrine e danni al sistema immunitario.

La ricerca, condotta dal Silent Spring Institute e pubblicata sulla rivista “Environment & Health” dell’American Chemical Society, riaccende i riflettori su un mercato in piena espansione e ancora poco regolamentato negli Stati Uniti.

Cosa hanno trovato i ricercatori

Gli scienziati hanno analizzato i materiali utilizzati per treccine e protesi capillari. Nei campioni sono emerse sostanze come ritardanti di fiamma, ftalati, pesticidi, stirene, tetracloroetano e composti organostannici. Molecole che la letteratura scientifica collega a rischio oncologico, interferenze ormonali, problemi nello sviluppo e possibili effetti sul sistema immunitario.

Un elemento centrale dello studio riguarda la trasparenza. Le extension possono essere realizzate con fibre sintetiche oppure con capelli umani. In entrambi i casi, vengono spesso trattate con sostanze chimiche per renderle ignifughe, impermeabili o antimicrobiche. Tuttavia, come sottolinea l’autrice principale Elissia Franklin, le aziende raramente dichiarano quali composti utilizzano.

“Sebbene studi precedenti abbiano rilevato la presenza di alcune sostanze chimiche preoccupanti nelle extension per capelli, c’è ancora molto che non sappiamo sulla loro composizione chimica complessiva. Volevamo avere un quadro più chiaro dell’entità del problema”, spiega Franklin.

Il tema non è solo teorico. Le fibre restano a lungo a contatto diretto con il cuoio capelluto e il collo. Quando vengono riscaldate o modellate possono rilasciare sostanze nell’aria, che chi le indossa può inalare.

Regole diverse tra Europa e Stati Uniti

Il dato che preoccupa maggiormente riguarda il quadro normativo. Molti dei composti individuati risultano regolamentati nell’Unione europea. Negli Stati Uniti, invece, in larga parte non esistono limiti stringenti.

La questione assume una dimensione sociale rilevante. Secondo i ricercatori, oltre il 70% delle donne nere negli Usa dichiara di aver indossato extension almeno una volta nell’ultimo anno, contro meno del 10% in altri gruppi etnici. Il rischio, quindi, non si distribuisce in modo uniforme.

Per Franklin si tratta anche di una questione di equità sanitaria. “Questa è un’industria che ha a lungo trascurato la salute delle donne nere”, afferma. E aggiunge che chi sceglie questo tipo di acconciatura “non dovrebbe dover scegliere tra espressione culturale o praticità” e la propria salute.

Un mercato in crescita, ma sotto osservazione

L’allarme arriva mentre il settore continua a espandersi. Le previsioni indicano un giro d’affari globale superiore ai 14 miliardi di dollari entro il 2028, con gli Stati Uniti leader nelle importazioni.

Proprio questa crescita rende il tema urgente. Gli autori dello studio chiedono interventi legislativi più rigorosi e maggiore trasparenza nella composizione dei prodotti. L’obiettivo non è demonizzare le extension, ma garantire standard di sicurezza comparabili a quelli previsti per altri cosmetici e prodotti a contatto prolungato con la pelle.

Il messaggio è chiaro: la bellezza non dovrebbe comportare un’esposizione inconsapevole a sostanze potenzialmente dannose. E un mercato da miliardi di dollari non può restare in una zona grigia normativa.

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