Antonino Biroccio (GSK Italia): “Prevenire e innovare per un Ssn più sostenibile”

Antonino Biroccio (GSK Italia) - prevenzione

La popolazione italiana sta progressivamente invecchiando e per migliorare il benessere delle persone e rendere sostenibile il Sistema sanitario sono sempre più centrali prevenzione e innovazione.

La longevità non è più soltanto una questione demografica, ma un tema industriale, economico e sociale destinato a ridefinire le priorità della sanità e della ricerca. In prima linea nell’evidenziare questa nuova visione c’è Antonino Biroccio, General manager di GSK Italia, che sottolinea come l’aumento dell’aspettativa di vita imponga un cambio di paradigma: non basta vivere più a lungo, serve garantire anni in buona salute. Una sfida che coinvolge prevenzione, innovazione scientifica e sostenibilità dei sistemi sanitari. Temi sui quali GSK è chiamata a misurarsi con un ruolo sempre più strategico.

Il diritto di tutti ad una buona salute ad ogni età è indiscutibile ma allora perché se ne continua a parlare?

Semplicemente perché il mondo è cambiato e situazioni ieri accettabili ora non lo sono più. Una volta la pensione prevedeva esigenze più basiche, al passo con quei tempi. Oggi i nonni spesso sono ancora al lavoro, viaggiano e vanno in palestra più dei figli, rappresentano il 25% dei consumi delle famiglie italiane, non si accontentano – giustamente – di vivacchiare e sono un asset economico primario dei Paesi industrializzati con popolazione in progressivo invecchiamento.

Le loro attese di longevità in salute sono condivise dalla società che vuole il loro contributo economico e spendere poco per curarli. Ma i sistemi sanitari sono tarati ancora su vecchi schemi di gioco, faticano ad adeguarsi e scricchiolano sotto il peso di costi aggiuntivi in mancanza di riforme strutturali.

Faccio un esempio lampante: due importanti studi di Ambrosetti e Altems concordano sul fatto che oltre 10 mld di euro – una finanziaria – potrebbero essere risparmiati ogni anno vaccinando gli adulti secondo le raccomandazioni e con efficienza analoga alla vaccinazione di neonati ed adolescenti. Questa idea si sta facendo strada in altri Paesi europei che procedono già con piani articolati mentre in Italia siamo ancora indietro.

Ma se siamo limitati nell’evoluzione del Ssn da vincoli di bilancio come possiamo fare?

Il New Economic Governance Framework europeo prevede che alcune tipologie di investimento strategiche ed in grado di portare vantaggi a medio termine siano svincolabili per un certo tempo dal debito pubblico ed in tal senso si è espresso anche il ministro della Salute Orazio Schillaci allo Healthcare summit di fine novembre scorso, auspicando che la prevenzione fosse posta fuori dal deficit Ue.

Nel frattempo ci priviamo di risparmi e miglioramenti alla salute pubblica?

Sì ma non per nulla: le nostre autorità sanitarie sono esperte e consapevoli, tanto da raccomandare per prime la prevenzione ma hanno bisogno di tempo ed ulteriori investimenti per riuscire a far evolvere un sistema sanitario universalistico ma datato, senza un’anagrafe vaccinale unica che possa aiutare a cogliere questi vantaggi.

Se altresì si desse a tutte le Regioni un obiettivo di vaccinazione per l’adulto da raggiungere, così come già fatto per i bambini, si permetterebbe all’adulto sano, con fragilità o cronicità, di essere maggiormente protetto ed in tal modo di gravare meno sul Servizio sanitario nazionale che diventerebbe più snello, resiliente, con un evidente risparmio economico che potrebbe essere reinvestito in prodotti innovativi e necessari per i pazienti.

E in tutto questo cosa possono fare le aziende farmaceutiche e in particolare GSK?

Premessa importante: secondo me i bisogni di salute saranno sempre superiori alle possibilità di soddisfarli ma fra le aziende si distingueranno quelle che riusciranno a produrre maggiore innovazione reale, cioè quella che arriva direttamente alla persona e ne trasforma le prospettive di vita e che contribuiranno anche al benessere del Paese in termini di Pil, export ed attrattività all’investimento. Quest’ultima nel 2025 è aumentata in Italia più che in Francia e Germania ed è un’altra opportunità a mio parere da cogliere per un settore così strategico come quello farmaceutico, che vede il nostro Paese secondo solo alla Germania stessa.

Detto questo, in generale e guardando a GSK credo che i nostri principali, possibili contributi come azienda siano tre: contribuire alla discussione di questo tema fra tutti gli attori del sistema salute; rafforzare e rendere sempre più competitiva la nostra base industriale in Italia; focalizzare sempre di più la nostra ricerca ed il nostro portfolio prodotti sull’innovazione reale e sulla prossimità alle persone ed ai loro bisogni piuttosto che su un’innovazione scientificamente fondata ma difficile da sfruttare nella pratica quotidiana.

Sul rafforzamento del Paese dal punto di vista economico, sia come Pil che come attrattività per gli investimenti, la storia ed i numeri di GSK Italia parlano chiaro: siamo qui dagli inizi del ‘900, abbiamo sempre continuato a crescere e consolidarci ed oggi possiamo contare su oltre 4mila dipendenti, una sede direzionale per l’Italia, un centro di arti grafiche per il packaging dei prodotti, 2 centri di ricerca e 2 stabilimenti che servono tutto il mondo, come dimostra un fatturato annuo di oltre 1,6 mld di euro di cui un terzo dovuto all’export. Se poi guardiamo agli investimenti, 462 mln annui sono stati investiti in lavoro e retribuzioni e ben 342 in ricerca e produzione. Noi da soli, secondo i dati di Farmindustria abbiamo totalizzato l’8% degli investimenti di tutte le farmaceutiche presenti in Italia.

Per quanto riguarda l’attrattività come dimensione qualitativa e innovazione reale da portare al sistema salute abbiamo a Siena un centro di eccellenza per la ricerca sui vaccini e sugli anticorpi monoclonali che ha scoperto prodotti salvavita come quelli contro la meningite, vicino al quale opera uno stabilimento che produce per tutto il mondo anche gli ultimi vaccini per gli adulti e i fragili contro Herpes zoster (Fuoco di Sant’Antonio ndr) e Virus respiratorio sinciziale.

A Parma invece abbiamo uno stabilimento specializzato nell’introduzione di nuovi prodotti innovativi, a partire dalla produzione per gli studi clinici internazionali fino a quella di larga scala in caso di registrazione del farmaco. Questo centro, che fornisce circa 120 paesi in tutto il mondo di farmaci salvavita è anche specializzato negli anticorpi monoclonali per asma grave, Bpco e mieloma multiplo, uno dei pochi capace di produrre gli innovativi anticorpi monoclonali coniugati, che stimolano il sistema immunitario a combattere la malattia mentre portano un secondo farmaco ad attaccarla per un’azione combinata ancora più efficace.

Ma come si ricollega questo impegno di GSK Italia al tema della longevità e alla necessità di far evolvere il sistema sanitario?

Fare innovazione vera per un mondo che cambia non è banale e se ci eravamo già evoluti nel settore dei vaccini per gli adulti, nel 2022 abbiamo fatto un ulteriore passo con la scorporazione dei farmaci da banco e diventando una biopharma focalizzata sulla medicina specialistica, dai vaccini all’oncologia, immunologia, malattie respiratorie, infettive e Hiv.

Il 2026 sarà l’anno di coronamento di questa trasformazione in cui i vaccini di punta ed alcuni farmaci appena arrivati in oncologia, immunologia e malattie respiratorie, a partire dagli anticorpi monoclonali, apriranno la strada alle nostre cure del futuro, ad un’innovazione reale di prossimità, in grado di arrivare capillarmente in tutto il mondo, a casa di chi ne ha bisogno.

In Italia però siamo indietro sotto diversi aspetti.

I problemi principali sono: minore attrattività degli investimenti, economia più debole ed insoddisfazione dei cittadini nonostante un sistema sanitario che tutti, giustamente, ci invidiano. Si tratta dell’accesso all’innovazione: i farmaci e vaccini approvati a livello europeo da noi entrano in uso fino a due anni dopo rispetto alla Germania o altre nazioni.

Per me non è mancanza di competenze o professionalità che da noi sono di alto livello sia nel pubblico che nel privato, così come non servono particolari incentivi economici.

Abbiamo bisogno di attuare una riforma rapida e progressiva di un insieme di regole troppo complicato e stratificato che impedisce di selezionare l’innovazione reale e portarla il prima possibile ai cittadini come succede altrove e magari approfittando anche dell’innovazione informatica per avere un’anagrafe sanitaria unica che consenta di individuare i cittadini che ne hanno realmente bisogno ed assisterli con prevenzione e cure, risparmiando risorse da investire nei prossimi vaccini e terapie innovative.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di febbraio 2026 (numero 1, anno 9)

ABBIAMO UN'OFFERTA PER TE

€2 per 1 mese di Fortune

Oltre 100 articoli in anteprima di business ed economia ogni mese

Approfittane ora per ottenere in esclusiva:

Fortune è un marchio Fortune Media IP Limited usato sotto licenza.