Fertilità e prevenzione, le domande giuste al momento giusto

Fertilità e prevenzione

Ecco gli aspetti chiave da considerare quando si pensa a una gravidanza: Dallo stile di vita all’età, fino alle patologie più frequenti e al ruolo del partner.

La fertilità è il risultato di un equilibrio delicato, influenzato dall’età, dalla salute generale e da fattori ambientali e comportamentali. In un contesto in cui l’età della prima gravidanza continua a crescere, informazione e prevenzione diventano strumenti centrali per donne e coppie che desiderano un figlio. La ginecologa Maria Cristina Carra, in servizio presso la Clinica Mater Dei di Roma, offre un quadro aggiornato sui principali aspetti legati alla fertilità e alla sua tutela.

In che misura incidono abitudini e stile di vita sulla fertilità femminile e maschile? Alimentazione, fumo, alcol, stress, attività fisica e inquinamento ambientale hanno un impatto?

Uno stile di vita sano, che includa una dieta equilibrata, attività fisica moderata, controllo del peso e riduzione di fumo, alcol e stress, rappresenta uno dei principali fattori per ottimizzare la capacità riproduttiva sia femminile che maschile. Un corretto stile di vita contribuisce a mantenere un adeguato assetto ormonale e quindi la possibilità di avere un periodo potenzialmente fertile a ogni ciclo.

Al contrario, fumo, abuso di alcol e un indice di massa corporea troppo alto o troppo basso incidono negativamente sulla qualità di ovociti e spermatozoi.

Oggi l’età media della prima gravidanza è di quasi 32 anni. Ma quando si cerca un figlio, quali sono i fattori che possono aumentare concretamente le possibilità di concepimento? Esistono indicazioni pratiche sottovalutate dalle coppie?

Indicazioni pratiche realmente sottovalutate non ce ne sono, una volta che stile di vita, alimentazione e peso sono sotto controllo. L’aspetto fondamentale è una valutazione precoce da parte di un medico esperto in medicina della riproduzione.

In assenza di cause evidenti, lo specialista può valutare l’eventuale utilizzo di nutraceutici, ovvero integratori che comprendono vitamine, minerali, antiossidanti, probiotici ed estratti vegetali, supportati da evidenze scientifiche.

Dopo quanti tentativi è consigliabile rivolgersi a uno specialista della fertilità, e quali sono le differenze di approccio tra una donna sotto e una sopra i 35 anni?

L’età della donna è un fattore centrale. Non esiste un numero preciso di tentativi, ma secondo le raccomandazioni internazionali l’infertilità è definita come assenza di concepimento dopo 12 mesi di rapporti regolari non protetti, che si riducono a 6 mesi nelle donne sopra i 35 anni.

In questi casi è consigliabile rivolgersi a un ginecologo esperto in medicina della riproduzione per una valutazione mirata.

 L’endometriosi è una condizione sempre più comune. Come si riconosce, in che modo impatta sulla fertilità e quali sono i principali ostacoli a una diagnosi precoce?

L’endometriosi è una patologia cronica benigna che colpisce quasi esclusivamente donne in età riproduttiva. È caratterizzata dalla presenza di tessuto simile all’endometrio al di fuori dell’utero, con conseguente infiammazione, sanguinamento e talvolta formazione di cisti su ovaie, tube, vescica o intestino. I sintomi più comuni sono dolore pelvico cronico, dismenorrea e dolore durante i rapporti sessuali.

È frequentemente associata a infertilità e colpisce circa il 5-10% delle donne in età fertile. La diagnosi è spesso tardiva, rendendo fondamentale un’attenta valutazione clinica.

Quali sono le sfide maggiori per le donne, ma anche per gli uomini, che pensano a un figlio dopo i 35 anni?

Se non sono presenti patologie particolarmente sfavorevoli in uno o entrambi i partner, i 35 anni rappresentano ancora un’età in cui la possibilità di avere un figlio è concreta sia per la donna che per l’uomo. Tuttavia, con l’avanzare dell’età aumenta l’importanza di una valutazione accurata e tempestiva della fertilità di coppia.

Quanto conta il fattore maschile nel percorso di ricerca di una gravidanza e perché è importante che la valutazione della fertilità coinvolga fin da subito entrambi i partner?

Il fattore maschile è fondamentale nella diagnosi di infertilità di coppia e viene spesso sottovalutato. Esami semplici come lo spermiogramma vengono talvolta rimandati, mentre dovrebbero essere effettuati precocemente.

I dati del registro nazionale della procreazione medicalmente assistita mostrano che circa il 20% delle fecondazioni in Italia è legato a cause esclusivamente maschili.

Quali sono, secondo la sua esperienza clinica, i falsi miti più diffusi sulla fertilità femminile che sarebbe importante superare per fare scelte più consapevoli?

Il falso mito più diffuso è che una donna con cicli regolari possa concepire a qualsiasi età. La visibilità mediatica di gravidanze oltre i 45 anni alimenta aspettative irrealistiche, senza considerare che spesso si tratta di gravidanze ottenute tramite fecondazione eterologa, oggi consentita dalla normativa italiana.

Anche per l’uomo è importante superare l’idea che una normale attività sessuale equivalga automaticamente a fertilità: la capacità sessuale non coincide sempre con quella riproduttiva.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di febbraio 2026 (numero 1, anno 9)

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