Hpv, in Italia oltre 3mila morti l’anno: nessuna Regione centra i target su vaccini e screening

tumori Hpv

In Italia il Papillomavirus umano continua a provocare migliaia di morti evitabili, nonostante vaccini e screening siano disponibili da anni. Alla vigilia della Giornata mondiale di sensibilizzazione sul Papillomavirus del 4 marzo, l’Istituto superiore di sanità richiama l’attenzione su un paradosso sanitario: l’Hpv è una delle infezioni più prevenibili, ma il Paese resta lontano dagli obiettivi di copertura.

Hpv, un virus diffuso che causa migliaia di tumori

L’Hpv è l’infezione sessualmente trasmessa più diffusa al mondo ed è il principale responsabile del tumore del collo dell’utero. Contribuisce inoltre a una quota rilevante di tumori dell’ano, dell’orofaringe, del pene, della vulva e della vagina. Ogni anno in Italia si registrano oltre 7.000 nuovi casi di tumori correlati al virus e più di 3.000 decessi. Solo il carcinoma della cervice uterina conta circa 2.400 nuovi casi e oltre 1.000 morti l’anno.

Il virus comprende genotipi ad alto rischio oncogeno, associati ai tumori, e genotipi a basso rischio, responsabili di patologie benigne come i condilomi anogenitali.

Prevenzione efficace, ma applicata a macchia di leopardo

Le malattie correlate all’Hpv possono essere prevenute con due strumenti consolidati: la vaccinazione e lo screening. La vaccinazione anti-Hpv è gratuita per ragazze e ragazzi a partire dalle coorti nate a metà degli anni Novanta, ma resta accessibile anche in età adulta. Lo screening, rivolto alle donne tra i 25 e i 64 anni, permette di individuare precocemente le alterazioni cellulari e l’infezione persistente.

Nonostante questo, nessuna Regione italiana ha raggiunto gli obiettivi di copertura fissati a livello nazionale ed europeo. Le percentuali di vaccinazione variano dal 77% della Lombardia al 23% della Sicilia. Anche lo screening mostra forti disuguaglianze territoriali, con adesioni che vanno dall’88% della Valle d’Aosta al 58% della Calabria.

Il vaccino per l’Hpv funziona, i dati lo confermano

Le evidenze scientifiche dimostrano l’efficacia della vaccinazione. Nell’ultimo decennio si è osservata una forte riduzione dei casi di condilomi anogenitali, soprattutto tra i giovani sotto i 25 anni, primo segnale concreto dell’impatto della campagna vaccinale. Una revisione di oltre 200 studi ha mostrato che il vaccino riduce fino all’80% l’incidenza dei tumori cervicali nelle persone vaccinate entro i 16 anni e abbassa in modo significativo le lesioni precancerose, senza effetti collaterali a lungo termine.

La sfida ora è organizzativa e culturale

Per l’Iss, il problema non riguarda l’assenza di strumenti, ma la difficoltà nel trasformare le evidenze scientifiche in protezione reale per tutta la popolazione. Servono servizi organizzati, integrazione tra vaccinazione e screening, continuità delle politiche di prevenzione e una riduzione delle disuguaglianze territoriali e sociali. Centrale resta anche una comunicazione chiara e basata sui dati, capace di rafforzare fiducia e consapevolezza.

Dove informarsi

Chi desidera informazioni corrette e personalizzate sull’Hpv può contattare il Telefono verde Aids e infezioni sessualmente trasmesse dell’Istituto superiore di sanità, attivo dal lunedì al venerdì. Il servizio offre supporto anche online e canali dedicati alle persone sorde. Informarsi resta il primo passo per prevenire una malattia che, oggi più che mai, può essere evitata.

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