Non fa rumore e spesso non dà segnali evidenti per anni. Eppure la malattia renale cronica può compromettere progressivamente l’intero organismo. Quando la funzionalità dei reni si riduce, le conseguenze non riguardano solo questi organi: il danno può coinvolgere sistema cardiovascolare, muscoli e sistema nervoso.
Oggi quasi 800 milioni di persone nel mondo convivono con questa patologia. Gli esperti avvertono che, senza una maggiore attenzione alla prevenzione, entro il 2040 potrebbe diventare la quinta causa di morte globale.
Il rischio della diagnosi tardiva
Uno dei problemi principali è la difficoltà di individuare la malattia nelle fasi iniziali. Spesso i sintomi compaiono quando il danno renale è già avanzato.
“La malattia renale cronica è un vero e proprio ‘killer silenzioso'”, spiega Annalisa Noce, professore associato di Nefrologia all’Università di Roma Tor Vergata. “Nelle fasi iniziali non provoca sintomi evidenti e molti pazienti arrivano alla diagnosi quando la funzione renale è già compromessa”.
Le conseguenze possono essere importanti. La patologia aumenta il rischio cardiovascolare e può causare complicanze che interessano diversi organi. Nei casi più gravi il rischio di mortalità può risultare fino a otto volte superiore rispetto alla popolazione generale.
Il legame tra reni, intestino e sistema nervoso
La ricerca degli ultimi anni ha chiarito che i reni fanno parte di un sistema molto più ampio di equilibri biologici. Quando la loro funzione si altera, l’organismo reagisce con una serie di processi metabolici e infiammatori.
“La malattia renale cronica è una condizione sistemica”, sottolinea Noce. “Non coinvolge solo i reni ma diversi apparati. Osserviamo alterazioni metaboliche, stress ossidativo e uno stato di infiammazione cronica”.
Un elemento sempre più studiato riguarda il microbioma intestinale. L’alterazione della flora batterica può peggiorare l’infiammazione e accelerare la progressione della malattia. Questo processo può influenzare anche il sistema nervoso, contribuendo allo sviluppo di fenomeni di neuroinfiammazione e alla perdita di massa muscolare.
Il ruolo degli stili di vita
L’aumento dei casi è legato anche alla diffusione di patologie come diabete, ipertensione, obesità e sindrome metabolica, oltre che all’invecchiamento della popolazione.
Secondo gli specialisti la prevenzione resta uno strumento fondamentale.
“Gli stili di vita hanno un peso determinante sulla salute dei reni”, osserva Noce. “Una dieta ispirata al modello mediterraneo, con maggiore presenza di proteine vegetali, un consumo moderato di sale, una corretta idratazione e attività fisica regolare rappresenta oggi una delle strategie più efficaci”.
Quando la malattia è già presente serve invece un approccio integrato che combini terapia farmacologica, nutrizione personalizzata ed esercizio fisico adattato.
Gli esami che permettono di individuarla
La diagnosi precoce può cambiare il decorso della malattia. Esistono infatti esami semplici e poco costosi che permettono di valutare la funzionalità renale.
Tra i controlli più importanti ci sono la creatininemia, che si misura con un normale prelievo di sangue, la velocità di filtrazione glomerulare, che indica la capacità dei reni di filtrare il sangue, e la misurazione dell’albuminuria nelle urine del mattino.
Secondo gli specialisti questi esami dovrebbero entrare nella routine di controllo delle persone più a rischio. Prevenzione e diagnosi precoce restano oggi le armi più efficaci per contrastare una patologia che coinvolge sempre più persone e che non riguarda soltanto i reni, ma l’equilibrio dell’intero organismo.


