Nel mondo milioni di bambini continuano a morire per cause evitabili. Nel 2024, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, 4,9 milioni di bambini sono morti prima di compiere 5 anni, di cui 2,3 milioni nel primo mese di vita. “La maggior parte di questi decessi è prevenibile con interventi comprovati e a basso costo e con l’accesso a un’assistenza sanitaria di qualità”, sottolinea l’Oms nel rapporto “Levels & Trends in Child Mortality”.
Malnutrizione, un killer sottostimato
Per la prima volta il report misura in modo diretto l’impatto della malnutrizione acuta grave. Nel 2024 oltre 100mila bambini tra 1 e 59 mesi sono morti per questa causa.
“Il bilancio è di gran lunga maggiore se si considerano gli effetti indiretti, poiché la malnutrizione indebolisce il sistema immunitario dei bimbi e aumenta il rischio di morire per comuni malattie infantili”.
Inoltre, avverte l’Oms, “i dati sulla mortalità spesso non includono la Sam come causa di morte principale, il che suggerisce che il suo impatto sia probabilmente grandemente sottostimato”.
Tra i Paesi più colpiti figurano Pakistan, Somalia e Sudan.
Neonati e infezioni: le principali cause di morte
I decessi neonatali rappresentano quasi la metà delle morti sotto i 5 anni. Un dato che riflette “progressi più lenti nella prevenzione dei decessi nel periodo perinatale”.
Le principali cause restano le complicanze da parto prematuro (36%) e quelle legate al travaglio e alla nascita (21%), seguite da infezioni e anomalie congenite.
Dopo il primo mese di vita, sono le malattie infettive a dominare. Malaria, diarrea e polmonite restano le principali cause di morte. La malaria da sola pesa per il 17%.
“Dopo un forte calo tra il 2000 e il 2015, i progressi nella riduzione della mortalità per malaria hanno subito un rallentamento negli ultimi anni”.
Adolescenti, cambiano i rischi
Nel 2024 sono morti anche 2,1 milioni di bambini, adolescenti e giovani tra i 5 e i 24 anni.
In questa fascia le cause cambiano con l’età. Tra gli adolescenti, l’autolesionismo è la prima causa di morte tra le ragazze tra 15 e 19 anni, mentre gli incidenti stradali colpiscono soprattutto i ragazzi.
Africa e Asia, il peso delle disuguaglianze
La mortalità infantile resta concentrata in poche aree del mondo. Nel 2024 l’Africa subsahariana ha registrato il 58% dei decessi sotto i 5 anni, mentre l’Asia meridionale il 25%.
“Queste marcate disparità riflettono la disuguaglianza nell’accesso a interventi salvavita di comprovata efficacia”.
In Europa e Nord America la quota scende al 9%, in Australia e Nuova Zelanda al 6%.
Molte morti in Asia meridionale avvengono nel primo mese di vita, spesso per condizioni “in gran parte prevenibili”, che evidenziano “l’urgente necessità di investire in un’assistenza prenatale di qualità”.
Guerre e crisi triplicano il rischio
Il contesto geopolitico incide in modo diretto sulla sopravvivenza infantile.
“I Paesi fragili e colpiti da conflitti continuano a sopportare un onere sproporzionato. I bambini nati in questi contesti hanno quasi 3 volte più probabilità di morire prima del quinto compleanno rispetto a quelli nati altrove”.
A questo si aggiunge un altro fattore critico: il calo dei finanziamenti.
“I cambiamenti nel panorama globale dei finanziamenti per lo sviluppo stanno mettendo sotto crescente pressione i programmi cruciali per la salute materna, neonatale e infantile”.
Investire salva vite e economie
Secondo l’Oms, gli interventi più efficaci restano anche i più accessibili.
“Interventi comprovati e a basso costo, come i vaccini, il trattamento della malnutrizione acuta grave e l’assistenza qualificata al parto, offrono alcuni dei rendimenti più elevati nella salute globale”.
“Ogni dollaro investito nella sopravvivenza infantile può generare fino a 20 dollari di benefici sociali ed economici”.
Il monito di Unicef e Oms
A lanciare l’allarme è anche l’Unicef. “Nessun bambino dovrebbe morire a causa di malattie che sappiamo prevenire”, afferma la direttrice generale Catherine Russell.
“Osserviamo segnali preoccupanti che indicano un rallentamento dei progressi nella sopravvivenza infantile, proprio in un momento in cui assistiamo a ulteriori tagli ai bilanci a livello globale”.
Anche il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, richiama l’urgenza di intervenire: “I bambini che vivono in zone di conflitto e crisi corrono un rischio quasi 3 volte maggiore di morire prima di compiere 5 anni”.
“Dobbiamo salvaguardare i servizi sanitari e nutrizionali essenziali e raggiungere le famiglie più vulnerabili, affinché ogni bambino abbia la possibilità non solo di sopravvivere, ma anche di crescere sano e felice”.

