L’intelligenza artificiale accelera la scoperta di nuovi farmaci, le biotecnologie stanno cambiando il volto della medicina e la longevità apre scenari inediti per l’industria della salute. Ma la trasformazione delle Life Sciences non sarà guidata solo dall’innovazione tecnologica. A fare la differenza saranno la capacità di creare ecosistemi, la qualità della leadership e la collaborazione tra ricerca, industria e istituzioni.
È questo il filo rosso emerso dalla prima edizione del Forum WOMA – Inspiring the WOrld of pharMA, che ha riunito all’Allianz MiCo di Milano circa mille professionisti tra manager, ricercatori, imprenditori e rappresentanti delle istituzioni per discutere del futuro di pharma, medtech, healthcare e life sciences.
Più che una successione di keynote, il forum ha offerto una fotografia di un comparto che sta attraversando una trasformazione profonda. L’innovazione non riguarda più soltanto lo sviluppo di nuove terapie o l’introduzione di tecnologie avanzate, ma investe i modelli di business, il rapporto con i pazienti, le competenze manageriali e il ruolo delle istituzioni nel favorire la competitività.
Milano scommette sulle Life Sciences
Non è casuale che la prima edizione del forum sia nata a Milano. La città continua a rafforzare il proprio posizionamento come hub europeo delle Life Sciences, grazie alla presenza di università, ospedali, centri di ricerca e aziende che fanno dell’innovazione uno dei principali motori di sviluppo.
Nel corso dell’apertura istituzionale è stato ribadito come la competitività del settore non dipenda esclusivamente dall’eccellenza scientifica, ma dalla capacità di trasformare la ricerca in valore economico, occupazione qualificata e migliore accesso alle cure.
Un tema ripreso anche nel panel dedicato al valore della scienza, che ha riunito rappresentanti dell’industria, della ricerca e dell’informazione. Tra gli interventi, quello di Nicoletta Luppi, vicepresidente di Assolombarda con delega a Europa e Life Sciences e presidente e amministratrice delegata di MSD Italia, secondo cui “oggi non vince chi innova di più, ma chi mette l’innovazione nelle condizioni di arrivare prima”, sintetizzando una delle sfide centrali del sistema italiano.
La nuova economia della salute passa dalle partnership
Ad aprire la prima giornata è stato José Manuel Durão Barroso, già presidente della Commissione europea e già Board Chair di Gavi, the Vaccine Alliance, con una riflessione sulla cosiddetta New Health Economy. Il suo intervento ha allargato lo sguardo oltre il settore farmaceutico, ponendo l’accento sul nuovo scenario geopolitico della salute.
“La cooperazione internazionale sta attraversando il momento più difficile degli ultimi decenni. Ma la risposta non è arrendersi, è cambiare modello”, ha affermato. “L’esperienza di Gavi dimostra che, unendo governi, industria, fondazioni e società civile attorno a una missione comune, è possibile affrontare sfide che nessun attore potrebbe risolvere da solo”.
Per Barroso, le partnership pubblico-private rappresentano oggi il modello più realistico per affrontare temi come la salute globale, la sicurezza sanitaria e l’accesso equo alle nuove tecnologie, compresa l’intelligenza artificiale.
Jennifer Doudna: la ricerca resta il primo investimento
Tra gli interventi più attesi quello di Jennifer Doudna, Premio Nobel per la Chimica nel 2020 e co-scopritrice della tecnologia CRISPR-Cas9. Ripercorrendo la nascita del gene editing, Doudna ha ricordato come una ricerca nata dallo studio del sistema immunitario dei batteri abbia dato origine a una delle innovazioni più rivoluzionarie della medicina contemporanea.
“Il futuro della medicina nasce dalla ricerca, diventa impatto attraverso l’innovazione e richiede responsabilità nel governo delle tecnologie”, ha spiegato. Un richiamo al valore della ricerca di base come motore dell’innovazione, ma anche alla necessità di accompagnare l’evoluzione scientifica con una riflessione etica e regolatoria.
L’AI cambia la medicina, ma non sostituisce il medico
Uno dei temi più discussi durante la giornata è stato naturalmente quello dell’intelligenza artificiale. Per Bertalan Meskó, fondatore del Medical Futurist Institute, il modo migliore per progettare la sanità del futuro è immaginare di doverla ricostruire completamente da zero.
“Per capire dove sta andando la sanità dobbiamo immaginare di ricostruirla come se fossimo bloccati su Marte, senza nessuna delle certezze che diamo per scontate”, ha detto. “L’AI, la salute digitale e le tecnologie avanzate contano solo se migliorano l’esperienza del paziente. La tecnologia non sostituisce il medico, lo amplifica”.
Una provocazione che sposta il dibattito dall’innovazione tecnologica in sé alla sua capacità di generare valore concreto per cittadini e sistemi sanitari.
Zack Kass: “L’AI è un nuovo Rinascimento”
La riflessione sull’intelligenza artificiale è proseguita con Zack Kass, già Head of Go-to-Market di OpenAI e oggi consulente internazionale. La sua lettura si discosta dalla narrativa più allarmistica che spesso accompagna il dibattito sull’AI.
“L’intelligenza artificiale non è una minaccia da contenere, è un Rinascimento da guidare”, ha spiegato. “Nel pharma e nel medtech la differenza non la faranno quelli che adotteranno la tecnologia più avanzata, ma quelli che avranno il coraggio di guidare la trasformazione invece di subirla”.
Il messaggio è chiaro: il vantaggio competitivo non dipenderà soltanto dagli strumenti disponibili, ma dalla capacità delle organizzazioni di ripensare cultura aziendale, processi decisionali e competenze.
Longevità e Agentic AI ridisegnano il business del pharma
La trasformazione del settore passa anche da nuove dinamiche demografiche e industriali. Nel panel dedicato all’evoluzione dell’ecosistema, Marco Quarta, co-fondatore e Chief Scientific Officer di Rubedo Life Sciences, Assunta Siviero, Sales Director di MFS International, e Antonio Gatti, Global Business Lead Pharma & Life Sciences di Microsoft, hanno delineato uno scenario in cui convergono tre grandi fenomeni: l’allungamento della vita media, l’accelerazione delle piattaforme biotech e l’ingresso dell’Agentic AI nei processi di ricerca e sviluppo.
Per le aziende farmaceutiche significa ripensare strategie industriali, investimenti e organizzazione della ricerca. Le scelte compiute oggi, è emerso dal confronto, determineranno la competitività del settore nei prossimi anni.
Il capitale umano resta il vero vantaggio competitivo
A chiudere il forum è stata Amy Cuddy, psicologa sociale e docente nota a livello internazionale per i suoi studi sulla leadership. La scelta di affidare l’ultimo keynote a una studiosa del comportamento umano non è stata casuale. In un settore che investe miliardi in tecnologie sempre più sofisticate, la vera sfida riguarda anche la capacità delle persone di gestire il cambiamento.
“Nell’era dell’intelligenza artificiale, il vero vantaggio competitivo non è l’algoritmo, ma la fiducia”, ha osservato Cuddy. “Le organizzazioni investono enormi risorse nell’innovare le proprie tecnologie, ma devono innovare con la stessa urgenza anche le proprie capacità umane: fiducia, creatività e sicurezza psicologica”. Una riflessione che ha chiuso idealmente il cerchio aperto all’inizio del forum: il progresso nelle Life Sciences nasce dall’incontro tra innovazione tecnologica e fattore umano.
