Tumori, 1.103 studi clinici in Italia: cresce la ricerca ma l’accesso ai trial è ancora limitato

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In Italia la ricerca oncologica continua a espandersi, ma non senza criticità. Oggi sono 1.103 gli studi clinici attivi su tumori solidi ed ematologici, un dato che conferma il Paese tra i più avanzati in Europa per quantità e qualità delle sperimentazioni. A fronte di questi numeri, però, emergono squilibri territoriali e difficoltà operative che limitano il pieno potenziale della ricerca.

La distribuzione degli studi non è omogenea: l’84% coinvolge almeno un centro in Lombardia, mentre nel Mezzogiorno la Campania si attesta al 41%, preceduta da Emilia-Romagna (56%) e Lazio (46%). Una concentrazione che incide sull’accesso dei pazienti e sulle opportunità di partecipazione.

Il nodo del reclutamento

Nel 2025 sono stati avviati 184 trial oncologici, con il coinvolgimento complessivo di 6.657 pazienti. Tuttavia, il sistema fatica a intercettare e mantenere i partecipanti: 1 centro oncologico su 10 non riesce ad arruolare nemmeno un paziente, il 40% non raggiunge gli obiettivi iniziali e circa la metà degli arruolati abbandona lo studio prima della conclusione.

“Nel nostro documento abbiamo cercato di tracciare un bilancio dell’attuale situazione che vede l’Italia all’avanguardia in Europa per qualità e quantità della ricerca prodotta. Le analisi evidenziano che stiamo ottenendo risultati importanti pur di fronte a molte difficoltà”, afferma Rossana Bubbico, Head of Think Tank, Health & Life science, Teha Group.

“Le nuove sfide della ricerca clinica riguardano soprattutto la capacità di aumentare il numero di pazienti coinvolti e favorire una partecipazione più attiva e consapevole lungo l’intero percorso di sperimentazione”.

Il ruolo delle tecnologie digitali

Per superare queste criticità, il sistema guarda alle innovazioni tecnologiche. Strumenti come l’e-recruitment e i trial decentralizzati permettono di svolgere alcune procedure a distanza, ampliando la platea dei pazienti e riducendo gli ostacoli logistici.

“Anche l’intelligenza artificiale può contribuire a semplificare i processi, ridurre la burocrazia e migliorare la qualità dei dati raccolti”, sottolinea Bubbico.

La digitalizzazione si affianca a un cambiamento più profondo: la trasformazione delle supply chain dei dati e della gestione clinica, con un ruolo crescente delle piattaforme digitali e del monitoraggio continuo.

Verso una ricerca più personalizzata

Il paradigma della ricerca sui tumori sta cambiando insieme alla medicina. “Stiamo vivendo un momento molto importante in cui la personalizzazione delle terapie sta diventando una realtà”, evidenzia Paolo Marchetti, presidente della Fondazione per la medicina personalizzata.

“Oggi possiamo rendere gli studi più etici e più intelligenti”, spiega, indicando la possibilità di ridurre il peso dei gruppi di controllo e di integrare dati clinici, biologici e informazioni raccolte direttamente dai pazienti.

L’obiettivo è trasformare la pratica clinica quotidiana in una fonte continua di conoscenza, capace di integrare esiti clinici, qualità della vita ed esperienza dei pazienti.

Il paziente al centro dei trial

Il coinvolgimento diretto dei pazienti diventa un elemento strutturale della ricerca. “La ricerca clinica non può più essere pensata sui pazienti: deve essere costruita con i pazienti”, afferma Elisabetta Iannelli, segretario della Favo.

“Il loro coinvolgimento non è un favore né un gesto simbolico, è un obbligo etico, giuridico e scientifico”. Una partecipazione più consapevole, accompagnata da informazioni chiare e trasparenti, può contribuire ad aumentare il reclutamento e migliorare la qualità degli studi.

Dati e tecnologia per una nuova ricerca per i tumori

La trasformazione passa anche dall’uso dei dati. “La centralità del paziente nella ricerca clinica non può più essere solo un principio etico o comunicativo: deve diventare una categoria scientifica”, osserva Ruggero De Maria, presidente di Alleanza contro il cancro.

L’integrazione di dati clinici, segnali da dispositivi wearable e informazioni ambientali apre a una visione più dinamica della malattia. Un approccio che punta a rendere la ricerca più aderente alla realtà dei pazienti e più efficace nel rispondere alla complessità dei tumori.

In questo scenario, la sfida non è solo aumentare il numero degli studi, ma renderli più accessibili, inclusivi e rappresentativi della popolazione reale.

Foto: GETTY IMAGES

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