Citisina, come funziona il farmaco antifumo rimborsato dal Ssn

citisina maggiociondolo

Un grappolo di fiorellini gialli, simili per conformazione a quelli del glicine, che cresce lungo i bordi delle strade di mezza Europa. Difficile immaginare che proprio da lì arrivi una delle novità più attese nel campo della lotta al tabagismo. La citisina, estratta dal maggiociondolo, è il principio attivo di Recigar, il nuovo farmaco appena inserito in Gazzetta Ufficiale e ora rimborsato dal Servizio Sanitario Nazionale per aiutare i fumatori italiani a smettere.

Un farmaco che viene da un fiore

La storia della citisina è più antica di quanto si pensi. Durante la Seconda guerra mondiale i soldati, in mancanza di sigarette, masticavano le foglie della pianta da cui è estratta. Si tratta del maggiociondolo, il Cytisus laburnum, pianta della famiglia delle leguminose dai caratteristici fiorellini gialli simili al glicine. Da questa pianta si ricava la molecola che oggi diventa farmaco rimborsabile, dopo decenni di utilizzo nell’Europa dell’Est come preparazione galenica e dopo l’inserimento nelle linee guida dell’Oms nel 2024 e nell’elenco delle molecole essenziali nel 2025.

Come funziona e come inganna il cervello

Il meccanismo d’azione è la chiave per capire perché la citisina funziona. Agisce sugli stessi recettori della nicotina, ma con un effetto diverso: riduce il piacere associato al fumo e attenua i sintomi dell’astinenza, come irritabilità, ansia e insonnia. In pratica mima parzialmente l’effetto della nicotina, aiutando il cervello a ridurre gradualmente la dipendenza senza il picco di piacere legato alla sigaretta. “La cessazione completa del consumo di tabacco dovrebbe avvenire entro il quinto giorno dall’inizio del trattamento”, spiega Claudio Leonardi, presidente della Società Italiana Patologie da Dipendenza.

Il protocollo: 25 o 40 giorni

Il trattamento standard dura 25 giorni e prevede una riduzione progressiva delle dosi, con assunzioni più frequenti nelle prime fasi e un progressivo diradamento fino alla sospensione. In molti Centri anti-fumo, tuttavia, si utilizza da anni un protocollo più lungo, di circa 40 giorni, con un avvio graduale che porta al dosaggio pieno nella seconda settimana, quella in cui il paziente smette di fumare, seguita da una fase di mantenimento con riduzione progressiva. In alcuni casi, soprattutto nei fumatori più forti, può essere necessario ripetere il ciclo.

Un vantaggio rilevante riguarda la sicurezza: l’assenza di interazioni farmacologiche note rende la citisina adatta anche a pazienti fragili, con patologie croniche e in terapia con più farmaci. Gli effetti collaterali, quando presenti, sono generalmente lievi e transitori: nausea, disturbi del sonno, lieve mal di testa o irritabilità, destinati a ridursi nel giro di pochi giorni. Il farmaco non è indicato in gravidanza, in presenza di insufficienza renale grave o disturbi psichiatrici non stabilizzati, né nei minori.

Chi può averla gratis e chi la paga

La rimborsabilità non è universale. La citisina è gratuita per i fumatori che si rivolgono ai circa 194 Centri anti-fumo attivi in Italia, dove operano medici, psicologi e psichiatri in grado di affrontare la dipendenza in modo multidisciplinare. Chi invece preferisce seguire la terapia in autonomia può ottenerla con una prescrizione del medico di base o di uno specialista, medici di medicina generale, pneumologi, oncologi, cardiologi, professionisti dei SerD, ma in questo caso il costo è a proprio carico: circa 90 euro per un ciclo da 25 giorni.

I numeri dell’efficacia

I dati disponibili sono incoraggianti. Uno studio condotto su 300 pazienti mostra che dopo un solo ciclo di citisina il 68,7% aveva smesso di fumare a tre mesi dal trattamento. La percentuale scende al 56% a sei mesi e al 47% a un anno, un calo fisiologico che riflette la natura cronica della dipendenza e la possibilità di ricadute, soprattutto nei primi sei-dodici mesi. Con un supporto farmacologico e comportamentale adeguato, però, il risultato tende a stabilizzarsi.

Perché arriva adesso

Il contesto in cui si inserisce questa novità è quello di un’emergenza sanitaria ancora sottovalutata. In Italia il fumo causa oltre 90.000 morti ogni anno ed è responsabile di costi sanitari e perdita di produttività stimati in oltre 26 miliardi di euro. “Aumentare l’accesso ai trattamenti efficaci è una misura ad elevato impatto di costo-efficacia, oltre che preventiva e strategica”, sottolineano gli specialisti.

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