Un filo sottile poco più di un millimetro. Invisibile a occhio nudo, ma capace di intervenire quando il cuore si ferma all’improvviso. È da qui che parte una nuova frontiera nella prevenzione della morte cardiaca improvvisa, già entrata nella pratica clinica in Italia.
A Bergamo i primi interventi con il catetere più piccolo al mondo
All’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo sono stati eseguiti i primi due interventi in Italia con il nuovo elettrocatetere da defibrillazione da 1,5 millimetri di diametro, tra i più piccoli mai sviluppati. I pazienti sono due giovani adulti ad alto rischio di aritmie potenzialmente fatali.
L’intervento è stato realizzato dall’équipe di Elettrofisiologia guidata da Paolo De Filippo, a poche settimane dall’autorizzazione europea all’uso clinico del dispositivo.
Cos’è la morte cardiaca improvvisa
La morte cardiaca improvvisa si verifica quando il cuore smette bruscamente di pompare sangue. Non coincide con l’infarto. Porta a perdita di coscienza e, senza intervento, al decesso in pochi minuti.
Le cause più frequenti sono aritmie ventricolari come tachicardia e fibrillazione ventricolare. In Europa si stimano circa 400mila casi ogni anno, circa 60mila in Italia. Senza defibrillazione tempestiva, la sopravvivenza resta sotto il 10%. I defibrillatori impiantabili servono proprio a questo: riconoscere l’aritmia e interromperla con uno shock elettrico salvavita.
Un dispositivo più piccolo e più sicuro
Il nuovo elettrocatetere introduce un cambiamento rilevante. Il diametro ridotto a 1,5 millimetri limita l’impatto sul sistema venoso e riduce il rischio di complicanze, in particolare a carico della valvola tricuspide.
La struttura è priva di spazi vuoti interni, un elemento che migliora la resistenza e l’affidabilità nel lungo periodo. Il dispositivo monitora costantemente il battito cardiaco e interviene quando necessario, collegato al defibrillatore impiantabile o ai sistemi di resincronizzazione.
Dalla sperimentazione alla pratica clinica
La tecnologia ha ottenuto la marcatura CE dopo i risultati dello studio internazionale Leadr Pivotal, avviato nel 2021. Lo studio ha coinvolto 675 pazienti ad alto rischio, con 22 impianti eseguiti a Bergamo. Il centro lombardo è stato l’unico partecipante italiano, con Paolo De Filippo nel board scientifico internazionale.
Il 30 marzo sono stati eseguiti i primi interventi fuori dal contesto sperimentale. “Poter utilizzare questo nuovo elettrocatetere consente di offrire trattamenti sempre più personalizzati ai pazienti con aritmie potenzialmente pericolose per la vita”, spiega De Filippo.
Un’opzione anche per i pazienti più giovani
Il dispositivo ha già ottenuto l’approvazione della FDA anche per pazienti pediatrici a partire dai 12 anni.
“Tra le principali opportunità offerte da questi dispositivi di nuova generazione vi è il trattamento della popolazione pediatrica”, sottolinea Paola Ferrari, aritmologa. La struttura sottile e resistente rappresenta un vantaggio nei pazienti con vasi più piccoli e aspettativa di vita più lunga, dove il rischio di complicanze nel tempo è maggiore.
In questo contesto, la miniaturizzazione non è solo un progresso tecnologico. Diventa una leva clinica per ampliare le possibilità di trattamento e migliorare la sicurezza a lungo termine.


