Ricercatori, medici ed esperti di sviluppo infantile hanno studiato l’impatto dell’AI generativa sul cervello dei bambini. La conclusione è netta: non dovrebbe entrare nelle scuole. E serve intervenire in fretta.
“Non vogliamo perdere altri dieci anni mentre l’educazione dei nostri figli viene compromessa”, dice Leonie Haimson, direttrice della Parent Coalition for Student Privacy. “Ci sono voluti più di dieci anni per vietare i telefoni a scuola. Non possiamo permettercelo di nuovo”.
Una moratoria di cinque anni
L’organizzazione Fairplay guida una coalizione di oltre 250 esperti e associazioni. Il gruppo chiede una moratoria di cinque anni su tutti i prodotti di AI generativa destinati agli studenti nelle scuole dall’infanzia alle superiori negli Stati Uniti e in Canada.
La proposta include un punto chiaro: i prodotti che non superano test di sicurezza durante la pausa devono essere vietati in modo permanente.
Il rapporto uscirà in contemporanea con una manifestazione davanti al municipio di New York City, dove gli attivisti chiedono anche un divieto di due anni nelle scuole pubbliche.
“Prodotti non testati sui bambini”
Tra gli autori del report c’è Emily Cherkin, consulente sul tempo di esposizione agli schermi alla University of Washington Evans School of Public Policy.
“È un prodotto non testato e non validato. Lo stiamo dando ai bambini parlando di benefici educativi o cognitivi che non sono dimostrati”, afferma. “In altri settori esistono controlli rigorosi. Qui no, e stiamo esponendo i più vulnerabili”.
Impatto sul cervello e “debito cognitivo”
Secondo gli esperti, l’AI non distrae soltanto. Interferisce con lo sviluppo delle competenze. Il cervello umano si sviluppa fino ai vent’anni inoltrati e la corteccia prefrontale è tra le ultime aree a maturare.
“Non si tratta solo di delegare le capacità cognitive. Il rischio è che queste competenze non si sviluppino affatto. Se non le costruisci, non hai nulla da delegare”, spiega Cherkin.
Uno studio congiunto di MIT e Harvard parla di “debito cognitivo”: l’uso dell’AI riduce nel tempo la capacità di pensare in modo autonomo. Anche una ricerca dell’OECD mostra che gli studenti che usano ChatGPT ottengono risultati peggiori nei test.
Salute mentale e disuguaglianze
Emergono criticità anche sulla salute mentale. Google e Character.AI affrontano cause legali legate all’uso dei chatbot. L’American Psychological Association ha pubblicato un avviso ufficiale sul tema.
Le scuole con meno risorse tendono a usare l’AI come sostituto degli insegnanti. Quelle più ricche mantengono il personale. I dataset contengono bias e rischiano di amplificare le disuguaglianze. Un sondaggio del Pew Research Center mostra che il 60% degli adolescenti segnala l’uso frequente dei chatbot per copiare.
Regole assenti e contraddizioni dell’AI
Non esistono prove solide di benefici educativi. Gli effetti a lungo termine restano incerti. “Dare ai bambini strumenti non testati basandosi su benefici futuri è rischioso”, si legge nel report.
“Serve applicare il principio di precauzione”, conclude Cherkin. “La migliore preparazione al futuro digitale è un’infanzia analogica”.
A New York City, Haimson critica l’amministrazione del sindaco Zohran Mamdani e il ruolo del Dipartimento dell’istruzione. Le linee guida pubblicate a marzo arrivano dalla società di consulenza Accenture, senza un reale coinvolgimento di esperti di privacy o genitori.
La coalizione evidenzia anche una contraddizione: molte aziende vietano l’uso ai minori nei propri termini di servizio ma promuovono strumenti per le scuole. Anthropic, ad esempio, limita l’accesso ai minori, mentre piattaforme educative utilizzano i suoi modelli.
La moratoria di cinque anni servirebbe a introdurre controlli indipendenti, registri pubblici degli strumenti e regole che oggi non esistono. I prodotti che non superano questi controlli, secondo la coalizione, non dovrebbero tornare sul mercato.
L’articolo originale è stato pubblicato su Fortune.com


