La luce entra nel tumore, ne legge i confini e poi lo colpisce. Tutto con un’unica sonda, sottile come una fibra ottica. È l’approccio sviluppato da un team di ricerca italo-cinese che apre una nuova strada nella terapia dei tumori solidi: meno invasiva, più precisa e capace di adattarsi in tempo reale.
Una sonda che diagnostica e cura
Il risultato nasce dalla collaborazione tra il Consiglio Nazionale delle Ricerche, attraverso l’Istituto di Fisica Applicata “Nello Carrara” (Cnr-Ifac), e diverse strutture della Jinan University di Guangzhou. Lo studio è pubblicato sulla rivista Light: Science & Applications.
Al centro c’è una sonda teranostica multifunzionale a fibra ottica progettata per trattare tumori direttamente all’interno dell’organismo. Il dispositivo combina una singola fibra con agenti fototermici e sensori, integrando in un’unica piattaforma diagnosi e terapia.
Come funziona
“La sonda è in grado, prima del trattamento, di identificare i bordi del tumore rilevando le variazioni di pH”, spiega Francesco Chiavaioli del Cnr-Ifac. “Durante la terapia, l’agente fototermico converte l’energia ottica in calore per distruggere le cellule tumorali e misura contemporaneamente la temperatura per controllare il trattamento”.
Il sistema lavora in tre fasi. Prima individua il tumore, poi interviene con il calore e infine verifica l’efficacia della terapia monitorando in tempo reale i cambiamenti del microambiente tumorale.
Terapia “closed-loop” e meno invasiva
Il dispositivo introduce un approccio “closed-loop”: un sistema a circuito chiuso che consente di adattare il trattamento mentre è in corso. Questo permette di superare alcuni limiti delle tecnologie attuali, come la scarsa profondità di penetrazione della luce e la tossicità sistemica legata ad altri materiali.
Allo stesso tempo, la sonda riduce la necessità di interventi ripetuti e procedure invasive, offrendo un controllo continuo senza incisioni estese.
I risultati e le prospettive
Gli esperimenti su modelli animali mostrano un’elevata efficacia terapeutica e una buona biocompatibilità. Un passaggio che apre a possibili sviluppi clinici.
La ricerca indica una direzione precisa: trasformare il trattamento oncologico in un processo più mirato, monitorato e personalizzabile. Le piattaforme basate su fibre ottiche potrebbero diventare uno degli strumenti chiave per le terapie del futuro.

