Dopo il focolaio segnalato dall’Organizzazione mondiale della sanità su una nave da crociera, cresce l’attenzione sugli hantavirus. Al 6 maggio sono stati identificati sette casi, tra cui tre decessi, collegati al virus Andes, una variante diffusa soprattutto in Sud America.
L’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato una scheda informativa con le principali domande e risposte sul virus, sui sintomi e sulle misure di prevenzione.
Cosa sono gli hantavirus
Gli hantavirus sono virus zoonotici trasmessi principalmente dai roditori. L’uomo può infettarsi entrando in contatto con urine, saliva o feci di animali infetti oppure con superfici contaminate. Esistono diverse varianti del virus. Nelle Americhe gli hantavirus possono provocare la sindrome cardiopolmonare, una forma grave che colpisce polmoni e cuore. In Europa e Asia causano invece soprattutto febbri emorragiche con interessamento renale.
Secondo l’Iss, le infezioni restano relativamente rare a livello globale. Nel 2025, nella Regione delle Americhe, otto Paesi hanno registrato 229 casi e 59 decessi. In Europa nel 2023 sono state segnalate 1.885 infezioni. Ad oggi non risultano casi umani confermati in Italia.
Come si trasmette il virus
Il contagio avviene soprattutto durante l’esposizione a luoghi infestati dai roditori, ad esempio magazzini, fattorie, edifici rurali o aree boschive. Gli esperti sottolineano che il virus non si trasmette facilmente tra persone. La trasmissione interumana documentata riguarda quasi esclusivamente il virus Andes, identificato anche nel focolaio sulla nave da crociera.
Secondo il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, il rischio per la popolazione europea resta molto basso. Inoltre il roditore che rappresenta il serbatoio naturale del virus Andes non è presente in Europa.
I sintomi da monitorare
I sintomi iniziali includono febbre, mal di testa, dolori muscolari, brividi, nausea, vomito, diarrea e dolore addominale.
Nei casi più gravi possono comparire improvvisa difficoltà respiratoria e ipotensione. I sintomi emergono generalmente tra due e quattro settimane dopo l’esposizione, ma in alcuni casi possono manifestarsi anche prima. Non esistono antivirali specifici né vaccini autorizzati contro gli hantavirus. Le cure si concentrano sul supporto clinico e sul trattamento delle complicanze respiratorie, cardiache e renali.
Come proteggersi
La prevenzione punta soprattutto a ridurre il contatto con i roditori e con ambienti contaminati.
L’Iss raccomanda di mantenere puliti gli ambienti domestici e lavorativi, conservare cibo e rifiuti in contenitori chiusi e sigillare crepe o aperture che possano favorire l’ingresso dei roditori. Gli esperti invitano anche a evitare di spazzare o aspirare a secco escrementi o materiali contaminati, perché questa pratica può disperdere particelle virali nell’aria. Prima della pulizia le superfici vanno inumidite con detergenti o disinfettanti.
Nel caso specifico del virus Andes, risultano importanti anche le normali misure contro le infezioni respiratorie: igiene delle mani, distanziamento fisico e attenzione a tosse e starnuti.

