Daiichi Sankyo punta sull’oncologia: innovazione, ricerca e AI al centro della strategia

Mauro Vitali

I dati, si sa, aiutano a leggere le traiettorie. Nel caso di Daiichi Sankyo, sono anche il filo narrativo che accompagna una storia di ricerca, evoluzione e visione industriale. Il primo numero è 120: richiama un passato importante e racconta l’origine di un gruppo che, partendo dal Giappone, si è trasformato in una realtà globale, interconnessa e orientata all’innovazione.

Nel nome Daiichi Sankyo si incontrano infatti due tradizioni scientifiche nate in Giappone tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Nel 2005 queste due realtà si uniscono, portando con sé una lunga eredità di innovazione, segnata anche da pietre miliari scientifiche come l’isolamento dell’adrenalina in Giappone e lo sviluppo del primo chemioterapico citato da Mauro Vitali per il trattamento del tumore del colon-retto avanzato e metastatico.

Una realtà globale

Oggi quell’eredità nipponica resta ben radicata in un’azienda ormai globale. I numeri parlano di una presenza in 32 Paesi, circa 20.000 dipendenti, 22 centri di ricerca e sviluppo in 12 Stati e 13 siti produttivi in 6 Paesi.

Per Mauro Vitali, Vice president Head of oncology Daiichi Sankyo Italia, questa traiettoria si fonda su due pilastri: rigore scientifico e spinta all’innovazione. Ed è proprio questa combinazione, spiega, ad averlo portato a scegliere Daiichi Sankyo: una cultura aziendale che unisce una solida eredità costruita nel tempo a una forte tensione verso il futuro.

Come azienda globale, Daiichi Sankyo lega questa crescita anche a una responsabilità verso la società sul piano ambientale, sociale e di governance. La sostenibilità entra così nella Vision 2030, che punta a consolidare il profilo di una global healthcare company innovativa.

Dalla tradizione scientifica alla sfida dell’oncologia

La visione si riflette anche nel portafoglio e nelle scelte strategiche dell’azienda. Daiichi Sankyo arriva da una storia da protagonista nell’area cardiovascolare e oggi affronta una nuova sfida: diventare un leader globale in oncologia entro il 2030.

In questo percorso, un ruolo centrale è attribuito agli anticorpi farmaco-coniugati (o Adc) e alla piattaforma DXd, sviluppata nei laboratori di Shinagawa in Giappone grazie a oltre 15 anni di ricerca. È qui che Vitali individua uno dei principali elementi distintivi dell’azienda: la capacità di trasformare una tradizione scientifica in una piattaforma tecnologica in grado di affrontare aree ad alta complessità epidemiologica e scientifica.

Italia, cinque anni di crescita in oncologia

Un altro numero chiave è 5: sono i primi cinque anni dell’impegno in oncologia in Italia. Un mercato strategico, dove l’azienda sta investendo lungo tre direttrici: innovazione, cura del paziente e partnership.

Sul fronte della ricerca clinica, l’Italia occupa un ruolo di primo piano. Oggi sono attivi circa 400 centri clinici di eccellenza, coinvolti in circa 63 studi di sviluppo clinico, con circa 1.300 pazienti arruolati. Un contributo rilevante alla produzione di evidenze scientifiche in diverse aree oncologiche, dalla mammella al polmone, dallo stomaco all’ovaio, fino alla prostata e ai tumori ematologici.

Innovazione, ma soprattutto metodo

Nel racconto di Vitali, il progresso scientifico ha ampliato le prospettive di vita e ha fatto emergere bisogni nuovi. Per questo il secondo pilastro strategico è la cura del paziente, intesa come coinvolgimento attivo della persona nelle decisioni e accompagnamento lungo tutto il percorso assistenziale, con un approccio olistico.

Il terzo pilastro è la collaborazione. Per Daiichi Sankyo significa essere un partner di lungo periodo, capace di fondare la leadership sull’ascolto e sulla responsabilità condivisa. Da qui nasce l’approccio EcHo-M, pensato per amplificare la voce dei pazienti e trasformarla in azioni tangibili.

In Italia questo modello ha già preso forma in due laboratori progettuali: Meta Lab ed EcHo-M Hospital. Due esperienze che danno struttura a un’idea precisa: costruire soluzioni concrete attraverso il dialogo tra clinici, associazioni di pazienti e decisori istituzionali, migliorando qualità di vita e sostenibilità del sistema sanitario.

Una traiettoria chiara: scala globale e ambizione 2030

Guardando ai prossimi anni, la direzione è definita. L’ambizione dichiarata è entrare tra i primi dieci player mondiali in oncologia entro il 2030, sostenendo una crescita significativa.

Sul piano scientifico, la pipeline comprende oggi oltre 20 molecole in diverse fasi di sviluppo e più di 60 studi clinici attivi, in aree come mammella, polmone, stomaco, ovaio e prostata. A questo si aggiunge l’espansione verso le neoplasie ematologiche.

Il ruolo crescente dei dati e dell’AI

Un altro asse strategico riguarda l’intelligenza artificiale. Da un lato, l’azienda sta integrando capacità avanzate di analisi dei dati per comprendere meglio la biologia dei tumori e identificare con maggiore precisione i pazienti che possono beneficiare delle terapie. Dall’altro, investe in strumenti che supportano concretamente le persone nelle attività quotidiane.

L’esempio citato da Vitali è Daisy, il Drafting AI system for you, una soluzione basata sull’intelligenza artificiale pensata per l’area medica. Un passaggio che rende più concreto il ruolo del digitale nella traiettoria di crescita dell’azienda.

I prossimi anni si giocano su tre obiettivi chiari: ampliare l’accesso alle terapie innovative il più rapidamente possibile, rafforzare il ruolo di partner affidabile di lungo periodo nell’ecosistema oncologico e accompagnare la crescita della squadra italiana in competenze e responsabilità.

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