Dal congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology (Asco), in corso a Chicago, arrivano risultati incoraggianti per due tra le neoplasie più difficili da trattare: il tumore del pancreas e quello dell’ovaio. Tuttavia, secondo quanto riportato da Repubblica, l’accesso a queste innovazioni terapeutiche potrebbe essere molto più rapido negli Stati Uniti che in Europa, a causa delle nuove politiche sui prezzi dei farmaci introdotte dall’amministrazione Trump.
Al centro della questione c’è il principio della ‘Most Favoured Nation’, una norma che lega il prezzo dei medicinali negli Stati Uniti a quello più basso applicato in altri Paesi economicamente comparabili. Poiché in Europa i farmaci vengono generalmente rimborsati a cifre inferiori rispetto al mercato americano, le aziende farmaceutiche potrebbero scegliere di lanciare le nuove terapie prima negli Usa, rimandando l’ingresso nei mercati europei per evitare ripercussioni sui propri ricavi.
Tra i casi che stanno attirando maggiore attenzione figura quello di un nuovo trattamento sperimentale per il tumore del pancreas, una malattia che ancora oggi dispone di opzioni terapeutiche limitate. I dati presentati all’Asco hanno suscitato interesse nella comunità scientifica, ma la disponibilità del farmaco fuori dagli Stati Uniti resta incerta. L’azienda che lo sta sviluppando ha già avviato programmi di accesso anticipato sul territorio americano, mentre in Europa non sono ancora state annunciate iniziative analoghe.
Uno scenario simile riguarda anche una nuova terapia destinata alle pazienti con tumore ovarico avanzato. Lo studio presentato a Chicago ha evidenziato una significativa riduzione del rischio di morte nelle donne già sottoposte a chemioterapia a base di platino. Anche in questo caso, però, le strategie commerciali potrebbero privilegiare il mercato statunitense, ritardando l’arrivo del trattamento nei sistemi sanitari europei.
Gli oncologi italiani guardano con preoccupazione a questa prospettiva. Se da un lato la ricerca continua a produrre farmaci sempre più efficaci in tempi più rapidi rispetto al passato, dall’altro il rischio è che le innovazioni non raggiungano con la stessa velocità tutti i pazienti. La questione, sottolineano gli esperti, non riguarda soltanto la scoperta di nuove cure, ma anche la capacità dei sistemi sanitari e delle politiche internazionali di renderle realmente accessibili.


