A Roma il chirurgo, a Pechino il paziente: l’intervento di telechirurgia robotica intercontinentale

ifo chirurgia robotica

Ottomila chilometri di distanza, 140 millisecondi di latenza, zero trasfusioni. Il chirurgo era a Roma, il paziente a Pechino, e l’operazione è andata a buon fine. Mercoledì 4 giugno, durante la XXII edizione del congresso internazionale Challenges in Laparoscopy, Robotics & AI, la telechirurgia robotica intercontinentale ha smesso di essere una promessa per diventare una realtà clinica documentata.
Per la prima volta al mondo è stata eseguita una nefrectomia radicale con trombectomia cavale in telechirurgia robotica intercontinentale in tempo reale. Si tratta di una delle procedure più complesse dell’intera chirurgia urologica: prevede la rimozione del rene e di un trombo neoplastico dalla vena cava inferiore, richiede esperienza avanzata, coordinamento multidisciplinare e controllo assoluto di ogni fase dell’intervento.

Come è avvenuto l’intervento

Il paziente si trovava al PLA Hospital di Pechino. Il professor Qingbo Huang ha operato dalla console robotica installata all’IFO di Roma, in collegamento digitale diretto con la sala operatoria cinese. La connessione, progettata per garantire affidabilità assoluta, ha mantenuto una latenza di 140 millisecondi: un valore che ha consentito al chirurgo di percepire il gesto in modo pressoché istantaneo, senza avvertire la distanza geografica tra i due continenti.

L’infrastruttura tecnologica che ha reso possibile tutto questo è stata realizzata da Giuseppe Navanteri, direttore dell’Ingegneria Clinica e Tecnologie degli IFO, in stretta collaborazione con il professor Giuseppe Simone. “Abbiamo lavorato per garantire una connessione dedicata ad alta affidabilità, con requisiti di banda e latenza tali da consentire al chirurgo di operare senza percepire la distanza geografica”, ha spiegato Navanteri.

Parallelamente, in sala operatoria all’IFO, il professor Simone ha eseguito lo stesso tipo di intervento in presenza, offrendo al pubblico di oltre mille specialisti provenienti da 60 Paesi un confronto diretto tra la chirurgia robotica tradizionale e la telechirurgia intercontinentale.

Una frontiera superata

“Il successo di questa procedura dimostra che la telechirurgia robotica internazionale è ormai una realtà clinica concreta”, ha commentato il professor Vito Pansadoro, ideatore e fondatore del congresso. “Abbiamo superato una barriera tecnologica e organizzativa che apre nuove prospettive per la diffusione delle competenze chirurgiche altamente specialistiche a livello globale. Questo risultato è il frutto di oltre vent’anni di ricerca, innovazione e collaborazione scientifica internazionale.”

Per il professor Simone si tratta di un segnale del livello di maturità raggiunto oggi dalla robotica chirurgica: “Un risultato che apre nuove prospettive per la collaborazione internazionale e per l’accesso a cure altamente specialistiche.”

Il significato più ampio

L’implicazione più rilevante non è tecnica, ma medica e geopolitica insieme. Se un chirurgo di eccellenza può operare un paziente a ottomila chilometri di distanza con gli stessi standard di sicurezza di un intervento in presenza, il problema dell’accesso alle competenze specialistiche cambia natura. Non è più soltanto una questione di dove si trovano i migliori medici, ma di come raggiungere i pazienti che ne hanno bisogno, ovunque si trovino.

“Questa non è soltanto una prima mondiale”, ha osservato Simone. “È un passo concreto verso una medicina capace di abbattere i confini geografici e mettere le migliori competenze a disposizione dei pazienti, ovunque nel mondo.”

Il congresso, che si è tenuto all’Auditorium della Tecnica di Roma dal 3 al 5 giugno con circa 40 interventi chirurgici live trasmessi in tempo reale, ha confermato l’IFO come uno dei centri di riferimento internazionale per l’innovazione chirurgica. “Ospitare il CILR e contribuire a realizzare un risultato senza precedenti come questa telechirurgia intercontinentale conferma il ruolo dell’Istituto Regina Elena tra i protagonisti internazionali dell’innovazione in sanità”, ha detto Livio De Angelis, direttore generale degli IFO.

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