Farmaci: ecco come cambia il mercato dei falsi, l’analisi dell’esperto Aifa

Gli anabolizzanti per lo sport sono tra i prodotti più contraffatti intercettati sul mercato illegale.

Domenico Di Giorgio parla dell’inarrestabile dilagare dei farmaci contraffatti, da quelli più gettonati alle nuove mode.

Non solo borse, abiti o prodotti alimentari Made in Italy: i falsi dilagano anche nel pharma. Puoi trovarli in palestre, discoteche, persino nei beauty party a base di bollicine e punturine spiana-rughe. Ma, soprattutto, sul web.

Dopo gli anni in cui andavano forte i presunti anti-Covid o ‘medicinali miracolosi’ per le più disparate patologie, oggi ad attrarre l’attenzione dei falsari sono i prodotti iniettabili per perdere peso.

Perché quello dei farmaci contraffatti è un fenomeno complesso, che si adatta alle mode del momento. Ma soprattutto è, in larga parte, sommerso. Stando a un report dell’Ocse, risalente però a qualche anno fa, parliamo di un mercato che varrebbe addirittura il doppio di quello degli stupefacenti.

Ma come è cambiata la criminalità farmaceutica? A fare il punto è Domenico Di Giorgio, direttore dell’Ufficio Qualità dei prodotti e contrasto al crimine farmaceutico dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa). “Abbiamo visto un’evoluzione nella tipologia di prodotti proposti, sia per il maggiore accesso dei consumatori al canale web, sia per la prevalenza di un tipo di informazione distorta, che spostava l’attenzione da ‘classici’ come i prodotti per la sfera sessuale, la performance sportiva e la bellezza, verso quelli che noi chiamiamo ‘miracle medicines‘, preparati miracolosi che nel 2020 si pensava potessero essere utili per la pandemia. Negli anni successivi abbiamo trovato in rete prodotti dimagranti falsificati, ma anche tanti presunti preparati ‘naturali’ per psoriasi, artrosi e altre patologie”. Ovviamente, poi, i controlli hanno rivelato ingredienti chimici, anche potenti.

Farmaci falsi e trappole in Rete, ecco gli annunci che ci ingannano

 La disinformazione corre sul web

Insomma, a cambiare nel tempo è la domanda. Anche perché la disinformazione dilaga in Rete. “Dal 2020 è diventata rilevante, spostando l’attenzione dei consumatori su preparazioni che in realtà non hanno valore terapeutico”.

Il ventaglio è ampio: gli investigatori sono incappati in farmaci falsificati, adulterati, privi di principi attivi o con sostanze pericolose. “Nel caso di una crema miracolosa contro i sintomi della psoriasi, pubblicizzata come assolutamente naturale, le analisi hanno rivelato la presenza di lidocaina e anestetici”.

Finita l’ondata delle miracle medicines, è arrivato il boom dei nuovi anti-diabetici che fanno anche dimagrire. “La promozione sul web è passata per canali che non sono quelli soliti: pensiamo agli influencer o alle celebrità. Ma anche la stampa generalista si è occupata dell’incredibile successo di questi farmaci anti-obesità”.

Risultato? La domanda è cresciuta. “L’Italia è intervenuta per tempo, contingentando il farmaco, in modo che non mancasse ai pazienti. Ma intanto online il semaglutide veniva falsificato malamente: in alcuni casi si trattava di un altro medicinale, molto più economico, che però ha un device simile ed è stato rietichettato, confezionato e poi venduto su Internet”.

Anche la sofisticazione è evoluta. “Parlare di prevalenza o giro d’affari è difficile. Ma posso dire che quest’anno – aggiunge lo specialista di Aifa – sono arrivate decine di segnalazioni da diversi Paesi rispetto all’offerta di questi anti-diabetici falsi. Nei controlli in dogana, però, l’80% di quello che si sequestra resta legato alla sfera sessuale, agli steroidi per la palestra o alla bellezza”.

Da aprile a novembre 2024 l’operazione ‘Shield V‘ ha permesso il sequestro di anabolizzanti, dimagranti, antibiotici, antinfiammatori e farmaci per la disfunzione erettile per un valore commerciale di oltre 2,6 milioni di euro. “Il finto Viagra che si vende a pochi euro entra per canali che sono analoghi a quelli del contrabbando”, conferma l’esperto.

Cosa fanno Aifa e Forze dell’ordine per contrastare questo fenomeno? “Il nostro lavoro è multifattoriale: da una parte c’è il monitoraggio dell’offerta su Internet e dei prodotti per i quali ci potrebbe essere una domanda. Ma collaboriamo anche con Polizia e agenzie regolatorie estere perché, se una cosa sta succedendo oggi in Norvegia, magari è già accaduta anche da noi e non lo sapevamo ancora. Poi si analizzano i singoli casi, si producono schede informative e si lavora molto sulla normativa, cercando di mettere a punto strumenti che limitano la diffusione di questi prodotti – racconta Di Giorgio – Anche la comunicazione è importante: tutto nasce da una domanda insoddisfatta. Se facciamo passare l’idea di una scorciatoia farmacologica per tutto, poi non dobbiamo stupirci troppo del dilagare del fenomeno. Ecco perché le campagne d’informazione sono importanti: occorre parlare alle persone, avvertendole dei rischi”.

La scoperta più curiosa degli ultimi anni? “Nel 2021 – ricorda l’esperto – circolava un surrogato assolutamente naturale, come tutto quello che viene venduto online, del vaccino anti-Covid. Una delle prime segnalazioni arrivò dal territorio: chi se l’era iniettato voleva sapere se poteva avere accesso alle certificazioni di legge”.

Quando i farmaci vanno a ruba

Un capitolo a parte è quello dei furti di medicinali. La buona notizia è che “siamo da decenni il Paese guida nelle azioni di contrasto: raccogliamo dati per tutta Europa”.

In effetti, dopo l’intervento messo in campo dalle autorità nel 2014, il fenomeno in Italia era quasi sparito. “Abbiamo avuto un paio di picchi di ritorno nel 2017, quando la grande criminalità organizzata stava facendo degli esperimenti e ci furono alcuni furti strani. Poi però, dal momento che i sistemi che abbiamo messo a punto per rendere invendibili i farmaci rubati funzionano, tutto si è esaurito molto rapidamente”, dice Di Giorgio.

Nell’ultimo anno c’è stato un ritorno di fiamma dei furti, “con un impatto di 10-20 milioni di euro. Probabilmente, avendo noi chiuso tutti i canali verso l’Europa, i criminali hanno trovato un nuovo mercato, verosimilmente in Medio Oriente”. Insomma, si cercano sempre nuovi canali di vendita per i farmaci rubati. “Va sottolineato che l’Italia, avendo da vent’anni implementato la tracciabilità del farmaco, è stata in grado di intercettare precocemente e contrastare questo fenomeno”.

Parliamo di prodotti con un grosso valore commerciale, conservati in strutture che non sono protette come le banche e che, una volta scoperto il modo di monetizzare il bottino, diventano un bersaglio interessante. “In questo caso l’obiettivo principale sono i farmaci oncologici, che in alcuni Paesi evidentemente non sono abbastanza accessibili. Nel 2014 l’indagine era partita da una segnalazione di qualità dalla Germania su una confezione di anti-tumorale particolarmente strana”, ricorda lo specialista.

Ma per i prodotti rubati non c’è solo il problema della conservazione: una volta che a manipolare le confezioni è la filiera criminale, non si possono escludere adulterazioni, sofisticazioni, principi attivi sostituiti con (letteralmente) acqua fresca.

Il monito agli italiani

“La questione economica è marginale: il vero rischio è per la salute. – scandisce Di Giorgio – I farmaci vanno assunti soltanto sotto consiglio medico e in Italia le farmacie che possono vendere sul web sono quelle che corrispondono a esercizi territoriali autorizzati dalle autorità competenti. Si riconoscono perché hanno il logo comune dell’Unione europea e sono collegate a un registro gestito dal ministero della Salute. Quindi il paziente che volesse comprare medicinali online ha gli strumenti per identificare la farmacia legale”.

Una curiosità: lei come si regola con i farmaci? “Beh – sorride l’esperto – io li prendo quando proprio servono e dietro consiglio del medico”.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia del maggio 2025 (numero 4, anno 8)

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