Due platee diverse, una direzione condivisa: l’uso precoce e integrato di semaglutide nella gestione del paziente con diabete di tipo 2 ad alto rischio cardiovascolare. È quanto emerso da due tra i principali appuntamenti della sanità italiana – Panorama Diabete a Riccione e Congresso Anmco a Rimini – durante i quali diabetologi e cardiologi si sono confrontati sui dati dello studio Soul, pubblicato sul New England Journal of Medicine. Un lavoro che ha coinvolto circa 10mila pazienti e ha dimostrato una significativa riduzione del rischio di eventi cardiovascolari maggiori grazie a semaglutide orale.
Secondo Nicola Napoli, ordinario di Endocrinologia all’Università Campus Bio-Medico di Roma, i risultati dello studio rappresentano “una pietra miliare” nella gestione integrata del rischio cardiovascolare. “Il rischio di infarto miocardico non fatale si è ridotto del 26%, e il rischio complessivo di eventi cardiovascolari maggiori del 14%”, spiega Napoli.
Una visione condivisa anche da Gloria Formoso, associato di Endocrinologia all’Università Gabriele D’Annunzio di Chieti-Pescara: “Questi dati confermano il ruolo di semaglutide orale, già posizionata in prima linea subito dopo metformina”.
Lo studio Soul rafforza così un’indicazione già chiara nella pratica clinica: “Abbiamo un farmaco sicuro, efficace, con benefici a 360 gradi su glicemia, peso e assetto lipidico. Per questo va utilizzato il prima possibile dopo la diagnosi, quando si può ancora intervenire sulla progressione del danno vascolare”, chiarisce.
Un richiamo all’intervento tempestivo che si trasforma in una call to action per la comunità diabetologica nelle parole di Roberto Trevisan, associato di Endocrinologia all’Università di Milano-Bicocca e direttore dell’Unità di Diabetologia dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. “Molti pazienti arrivano tardi alla diagnosi, e già in fase iniziale mostrano un rischio cardiovascolare elevato. In questi casi – sostiene Trevisan – non basta più un buon controllo glicemico: bisogna puntare alla regressione farmacologica del diabete. Semaglutide orale riduce il grasso epicardico, abbassa la pressione arteriosa, migliora la funzione endoteliale. È un farmaco ‘completo’ che agisce anche sulla prevenzione primaria cardiovascolare”.
Dalla prospettiva cardiologica, i messaggi emersi all’Anmco di Rimini vanno nella stessa direzione. Claudio Bilato, direttore della Cardiologia degli Ospedali dell’Ovest Vicentino, definisce lo studio Soul “un tassello fondamentale” per confermare il ruolo dei GLP-1 agonisti nel ridurre la mortalità e la morbilità cardiovascolare nei pazienti con diabete. “I benefici sono evidenti, soprattutto sull’infarto non fatale. Tutti gli endpoint di interesse cardiovascolare sono risultati favorevoli, in linea con quanto già osservato nella pratica”, spiega. “Abbiamo ora ulteriori prove per spingere verso un utilizzo più esteso e precoce di queste molecole”.
Una visione strategica che si riflette anche nell’approccio alla gestione a lungo termine. Massimo Grimaldi, direttore della Cardiologia dell’Ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti e presidente Anmco, ribadisce l’importanza di un monitoraggio costante e proattivo del paziente a rischio: “Dopo un evento cardiovascolare, il paziente deve essere seguito in modo rigoroso, controllando parametri come colesterolo, pressione e glicemia, con controlli regolari come elettrocardiogramma, ecocardiogramma o test da sforzo”.
Per Federico Nardi, direttore della Cardiologia di Casale Monferrato e vicepresidente della Fondazione per il Tuo Cuore, semaglutide rappresenta un’opportunità che non si può più ignorare: “Queste molecole sono nate come antidiabetici, ma oggi rappresentano uno strumento potentissimo anche per il cardiologo. Semaglutide ha effetti anti-infiammatori e anti-aterogeni, migliora l’assetto metabolico e incide direttamente sulla stabilità della placca. Per questo le linee guida ci spingono ad adottare un approccio integrato, valutando il rischio cardiovascolare nei pazienti diabetici e viceversa”.
L’approccio moderno al diabete di tipo 2 non può prescindere da una visione cardio-metabolica integrata. E semaglutide orale si sta affermando come un pilastro di una nuova medicina capace di unire efficacia metabolica e protezione cardiovascolare.


