Fumo: i numeri in Italia e la supertassa sulle sigarette

giovani fumo

Il fumo fa male alla salute, ormai lo sappiamo bene. Ma a preoccupare sono i numeri registrati fra i giovanissimi italiani. Dati che fanno tornare d’attualità la proposta di ritoccare il prezzo delle sigarette. Una ‘supertassa’ promossa da Fondazione Umberto Veronesi e Associazione italiana di oncologia medica, che non sembra dispiacere ai cittadini. Ma vediamo meglio i numeri del tabacco nella Penisola.

Sigarette più care di 5 euro, le ragioni della proposta

Giovani e fumo

Quasi la metà degli studenti (48%), circa 1 milione e 180 mila adolescenti, ha provato le sigarette tradizionali almeno una volta nella vita, con prevalenze più elevate tra le ragazze (51%). E oltre 750 mila (il 30%) dichiarano di aver fumato nell’ultimo mese, con valori più elevati nelle regioni del Sud e nelle Isole, in particolare in Sardegna e Calabria.

È decisamente preoccupante la ‘fotografia’ che arriva dal Laboratorio di Epidemiologia dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Ifc) che, in vista della Giornata mondiale senza tabacco del 31 maggio, presenta i risultati dello studio ESPAD®Italia 2024 sui consumi di tabacco e prodotti alternativi a base di nicotina tra gli studenti delle scuole superiori (15-19 anni).

Così scopriamo che, in barba a moniti e campagne di comunicazione, a fumare tutti i giorni è il 21% dei giovanissimi, con livelli superiori alla media nazionale in Sardegna (26%), Sicilia (24%), Puglia (24%) e Calabria (23%). I consumi crescono con l’età e le ragazze superano i coetanei per tutte le tipologie di consumo, eccetto quello quotidiano (19 contro 22%).

Ritoccare il prezzo del pacchetto? Cosa fanno all’estero

Ma, mentre in Italia il prezzo medio di un pacchetto da 20 sigarette supera di poco i 5 euro – con incrementi minimi negli ultimi anni – in Francia è passato da 7,05 euro nel 2017 a quasi 11 euro nel 2023, con l’obiettivo di arrivare a 13 euro entro il 2027. In parallelo, Oltralpe c’è stato un calo significativo del consumo di tabacco, e questo proprio tra i giovani: in soli 5 anni, tra il 2017 e il 2022, la quota di fumatori quotidiani tra i diciassettenni francesi è scesa dal 25,1% al 15,6%, segnala una nota di Fondazione Veronesi.

In Irlanda un pacchetto di sigarette costa oggi oltre 15 euro e la percentuale di fumatori è scesa dal 23% al 18% tra il 2015 (quando sono iniziati gli aumenti) e il 2021.

“Francia e Irlanda – ha commentato Amelia Compagni, Direttrice del Cergas di SDA Bocconi School of Management – hanno adottato strategie fiscali ambiziose per contrastare il tabagismo, con prezzi delle sigarette tra i più alti in Europa. Negli ultimi anni, entrambi i Paesi hanno ottenuto riduzioni significative nel consumo di prodotti del tabacco, controbilanciate però da un aumento nell’utilizzo delle sigarette elettroniche. Emerge quindi l’importanza di una politica fiscale guidata da obiettivi di salute pubblica, e integrata da misure di educazione, prevenzione e trattamento, per creare la prima generazione libera dal tabacco”.

L’idea della supertassa non dispiace agli italiani

Perchè, allora, non adottare lo stesso sistema? Ebbene, secondo un’indagine AstraRicerche su un campione rappresentativo di oltre mille connazionali adulti (18-65 anni), condotta nel mese di aprile 2025, più della metà degli italiani ritiene utile tassazione più elevata sul tabacco. Il 60% degli intervistati si dichiara favorevole a un aumento deciso delle tasse, e la maggioranza punta a raddoppiare il prezzo del pacchetto, portandolo a 11-12 euro o più in un breve lasso di tempo, come già avviene in altri Paesi europei. Solo il 20% sarebbe sfavorevole.

Queste percentuali non cambiano se la misura includesse anche le sigarette elettroniche. Se il prezzo del pacchetto di sigarette raddoppiasse, quasi un terzo delle persone dichiara che smetterebbe, mentre un altro terzo ridurrebbe i consumi.

L’impatto del fumo sulla salute

Il fumo di tabacco è la principale causa prevenibile di malattia e morte nel mondo. In Europa si contano circa 700.000 morti l’anno attribuibili al tabacco, di cui oltre 90.000 in Italia, quasi la metà per tumori. Si stima che i costi diretti e indiretti dovuti al tabagismo tocchino i 24 miliardi di euro l’anno nel nostro Paese (dati Tobaccoatlas 2025).

Ecco perché Fondazione Umberto Veronesi rilanci l’appello alle istituzioni affinché l’Italia adotti misure fiscali più coraggiose e lungimiranti. “L’uso di tabacco – ha sottolineato  Giulia Veronesi, direttore della Chirurgia Toracica all’Ospedale San Raffaele, professore ordinario Università Vita e Salute San Raffaele di Milano e membro del Comitato di Lotta al Fumo di Fondazione Umberto Veronesi ETS – è responsabile di circa l’85% dei decessi per tumore del polmone, dei bronchi e della trachea. A fronte di questi danni risaputi, l’Italia è rimasta indietro nella politica di lotta al tabagismo. Le evidenze ci sono e sono chiare: alzare le tasse sul tabacco significa ridurre i consumi e prevenire malattie e decessi evitabili. Liberare risorse utili per il Sistema Sanitario Nazionale”.

Un tema caro agli oncologi. “L’Aiom è fortemente impegnata nella promozione della prevenzione primaria e secondaria del cancro. Agli stili di vita scorretti, e tra questi prima di tutto il fumo di sigaretta, si attribuisce circa il 40% delle diagnosi di cancro, che in Italia si stimano nell’ordine di 390.000 all’anno, oltre 1000 al giorno”, ha detto il presidente Francesco Perrone, da sempre a favore della campagna per ottenere un drastico aumento delle accise sul tabacco.

L’età della prima volta e il fascino dei nuovi prodotti

Il ritocco del prezzo delle ‘bionde’ potrebbe avere un impatto in particolare sui giovanissimi. Un aspetto che emerge dai dati del Cnr riguarda proprio l’età, sempre più precoce, di primo contatto con la nicotina. Il 60% di chi ha fumato e il 38% degli adolescenti che fumano ogni giorno ha iniziato entro i 14 anni. E questo vale anche per le sigarette elettroniche: il 46% degli utilizzatori le ha provate entro i 14 anni, spesso spinto dalla curiosità (69%) o perché offerte dagli amici (22%), mentre solo un’esigua minoranza le ha usate per tentare di smettere con il fumo tradizionale (8,7%). 

Parliamo di e-cig, dispositivi a tabacco riscaldato e, più recentemente, sacchetti di nicotina. “Anche se commercializzati come strumenti per favorire la cessazione del fumo, questi prodotti presentano spesso aromi accattivanti, odori meno intensi rispetto al fumo tradizionale e modalità d’uso che sono percepite come più moderne e discrete”, spiega Sonia Cerrai, ricercatrice del Cnr-Ifc ed ESPAD communication manager. “Queste caratteristiche si rivelano particolarmente attraenti per i giovani, inducendo spesso anche chi non ha mai fumato sigarette tradizionali ad avvicinarsi alla nicotina”. 

Dal canto suo Sabrina Molinaro (Cnr-Ifc), coordinatrice dello studio ESPAD®Italia, evidenzia come “in linea con il tema della Giornata mondiale senza tabacco, vogliamo portare alla luce l’impatto reale dell’uso di nicotina tra i giovani, offrendo dati chiari e aggiornati che mostrano come i consumi, lontani dall’essere una moda innocua, rappresentino un rischio concreto per la salute”.

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