Ce ne accorgiamo solo quando diventano casi di cronaca, ma a guardare bene i volti e le storie delle vittime di shock anafilattico, scopriremo che queste violentissime reazioni a un allergene – spesso di tipo alimentare – hanno spento le vite di bambini o ragazzi. Magari durante una gita, una cena con gli amici, una vacanza. Ogni anno in Italia, secondo le stime, si verificano circa 40 casi fatali di shock anafilattico, morti che potevano essere prevenute ed evitate.
Proprio questo è l’obiettivo di associazioni di pazienti, specialisti, ricercatori, società scientifiche e rappresentanti delle istituzioni intervenuti a Roma all’evento “Anafilassi: prevenzione e consapevolezza – Un impegno per la sicurezza del paziente”, promosso da Food Allergy Italia APS in collaborazione con l’Intergruppo Parlamentare su malattia celiaca, allergie e AMFS – con i patrocini di AAIITO (Associazione Allergologi Immunologi Italiani Territoriali e Ospedalieri), SIAAIC (Società Italiana di Allergologia, Asma ed Immunologia Clinica), SIAIP (Società Italiana di Allergologia e Immunologia pediatrica), FOFI (Federazione Ordini Farmacisti Italiani), Federfarma e Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi).

Le criticità in Italia, dai Lea alla classificazione degli auto-iniettori
L’evento, organizzato da Cencora PharmaLex e realizzato grazie al contributo non condizionato di Viatris, ha analizzato sfide e criticità. Mettendo anche sul tavolo una serie di proposte concrete, come quella di un Registro nazionale che davvero ‘fotografi’ la realtà degli italiani con allergie.
O la riclassificazione dell’adrenalina auto-iniettabile salvavita dalla Fascia H alla Fascia A, con reperimento diretto nelle farmacie sul territorio. Perchè oggi anche solo assicurarsi questo farmaco salvavita può trasformarsi in un’odissea per i pazienti a rischio.
“In Italia negli ultimi 20 anni si segnala un aumento del 400% degli accessi ai pronto soccorso per anafilassi causata dall’esposizione a un allergene. Decessi prematuri ed evitabili”, sottolinea Antonella Muraro, direttore del Centro regionale Azienda Ospedale Università di Padova. Vediamo solo la punta dell’iceberg: molti casi sfuggono alle statistiche perché, oltre a mancare una sorveglianza nazionale, spesso le reazioni allergiche non vengono classificate come tali dal personale di pronto soccorso.
L’unica modalità per rispondere prontamente a uno shock anafilattico è la somministrazione tempestiva di adrenalina auto-iniettabile, classificata dall’Ema come trattamento salvavita e dall’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) come farmaco essenziale. Tuttavia, l’accesso a questi dispositivi salvavita risulta disomogeneo nelle diverse Regioni italiane. E molti pazienti allergici e a rischio shock anafilattico sono sprovvisti di auto-iniettori di adrenalina. Inoltre la classificazione della stessa adrenalina in fascia H, ovvero in regime ospedaliero, complica l’accesso al farmaco.
Le richieste per contrastare lo shock anafilattico
Riconoscimento della reazione anafilattica all’interno dei Lea, riclassificazione dell’auto-iniettore di adrenalina in classe A, creazione di una rete di centri allergologici di riferimento, uniformità nella distribuzione di due autoiniettori in tutte le Regioni (e non uno come ancora troppo spesso accade), infine campagne di formazione per tutti gli operatori: nelle scuole, negli ospedali, ma anche nella ristorazione. Ecco alcune delle richieste avanzate da pazienti e specialistil.
“Ci battiamo per il diritto di accesso al farmaco salvavita e per sensibilizzare, informare e formare sia le persone allergiche che tutti i soggetti coinvolti nella gestione del paziente allergico riguardo alla prevenzione delle reazioni e all’uso degli autoiniettori di adrenalina – ricorda Marcia Podestà, Presidente Food Allergy Italia APS – Ancora oggi in Italia si muore per anafilassi, a causa della mancanza di un piano di prevenzione efficace dell’anafilassi e delle difficoltà di accesso all’autoiniettore di adrenalina per le persone a rischio. Nonostante le raccomandazioni di Ema e Aifa, molte Regioni italiane non garantiscono ancora la corretta erogazione di due autoiniettori per ciascun paziente. Questi dispositivi salvavita dovrebbero essere forniti attraverso le farmacie più vicine ai pazienti, in modo da assicurare un accesso tempestivo in caso di emergenza”.
“È fondamentale che ai pazienti allergici a rischio sia facilitato l’accesso agli auto-iniettori di adrenalina, per l’immediata autosomministrazione in caso di reazione grave”, insiste Muraro, che aggiunge: “È anche essenziale che ai pazienti venga prescritta una terapia d’emergenza appropriata sia come dosi, sia come corretta modalità di somministrazione”.
Conoscenza è salute
Ancora, per associazioni e specialisti è fondamentale aumentare la consapevolezza sul tema delle allergie alimentari, introducendo un’adeguata formazione per insegnanti, ma anche, pediatri, medici di medicina generale e di pronto soccorso e farmacisti.
Servono poi campagne informative rivolte all’opinione pubblica che comprendano pazienti, famiglie, operatori del settore alimentare, ristoratori, operatori delle mense scolastiche, scuole e luoghi di lavoro, anche integrando l’offerta formativa delle scuole alberghiere. Non di minore importanza, l’obiettivo di aggiornare i Lea (Livelli essenziali di assistenza), inserendo finalmente i percorsi diagnostici e terapeutici relativi ad allergie e anafilassi.
Adrenalina come i defibrillatori
Considerare gli autoiniettori come se fossero defibrillatori e assicurarne la presenza nei luoghi di aggregazione, nelle scuole e nei ristoranti è la strategia suggerita da Raoul Russo della Commissione Bilancio del Senato. Un approccio condiviso da Gian Antonio Girelli della XII Commissione Affari Sociali della Camera.
L’impegno delle istituzioni contro lo shock anafilattico
Per Elena Murelli, presidente dell’Intergruppo parlamentare sulla malattia celiaca, allergie e AMFS “riconoscere le allergie alimentari è il primo passo per poter garantire alle persone allergiche la tutela necessaria. Garantire a tutti i pazienti e i soggetti a rischio l’accessibilità immediata ai dispositivi salva vita è un impegno che, insieme ai colleghi parlamentari, intendiamo portare avanti”.
“Stiamo lavorando – aggiunge la senatrice – ad una mozione che possa impegnare gli enti preposti ad aumentare la consapevolezza e la formazione sul tema delle allergie alimentari, prima causa di shock anafilattico nella comunità, introducendo corsi obbligatori di formazione specifica sull’utilizzo degli autoiniettori di adrenalina, garantendo a tutti i pazienti a rischio un’equa accessibilità e abbattendo le diseguaglianze tra le Regioni”. Perchè con pochi interventi concreti è possibile fare la differenza per la vita di tante famiglie.

