La variante Nimbus del virus Sars-Cov-2 è arrivata in Italia. Il San Martino di Genova ha segnalato nelle scorse ore il primo caso ‘ufficiale’ di NB.1.8.1 nella Penisola, anche se dalla Toscana arriva la notizia di un isolamento precedente.
E questo mentre proprio dal San Martino il direttore di Malattie Infettive Matteo Bassetti dà notizia all’Adnkronos Salute di “un caso di LP.8.1 (una variante Covid molto diffusa, ndr), che ha portato a un decesso una decina di giorni fa”. Ma che cosa sta succedendo?
Lo studio italiano e il monito dell’epidemiologo
“Ci risiamo: un’altra variante, altro panico”, commenta Massimo Ciccozzi, epidemiologo e autore insieme a Francesco Branda (Università Campus Bio-Medico di Roma) e Fabio Scarpa (Università di Sassari) di uno studio italiano su Nimbus accettato per la pubblicazione dalla rivista ‘Infectious Diseases’. L’esperto, dati alla mano, invita a evitare allarmismi.
Nimbus “ha molte mutazioni sulla proteina Spike, come però è accaduto ad altre varianti che sono emerse e che arriveranno in futuro. Ebbene, dai nostri dati NB.1.8.1 è risultata 10 volte più lenta nell’aggressività rispetto al ceppo originale Sars-CoV-2 di Wuhan”.
Quello di Covid-19 è un virus a Rna “noto per il suo elevato tasso di mutazione dovuto alla natura soggetta a errori della replicazione. Tutte queste mutazioni possono influenzare il modo in cui il virus risponde agli anticorpi sviluppati attraverso l’infezione o la vaccinazione, nonché la sua trasmissibilità. Il patogeno ha subito continui cambiamenti genetici durante la pandemia, portando allo sviluppo di molteplici varianti, che sono emerse e circolate, facendo diventare il virus meno virulento e aggressivo”, ricorda Ciccozzi a Fortune Italia.
La variante Nimbus, “designata VuM (Variant under Monitoring) il 23 maggio 2025 si raggruppa all’interno di un gruppo eterogeneo; NB.1.8.1 è in realtà un discendente di XDV, che a sua volta deriva da JN.1, proprio come tutte le varianti circolate dalla fine del 2023. Tuttavia, NB.1.8.1 non sembra ancora essersi differenziato a sufficienza per formare un cluster genetico distinto. Rispetto a JN.1, questa variante presenta le seguenti mutazioni nella proteina Spike: T22N, F59S, G184S, A435S, F456L, T478I e Q493E, nessuna delle quali è attualmente classificata come Mutazioni di Preoccupazione (MoC) o Mutazioni di Interesse (MoI)”, puntualizza l’esperto.
Questo schema “suggerisce una variante che ha richiesto un lungo periodo per accumulare le mutazioni determinanti, il che generalmente non è caratteristico di una variante di interesse”, rileva ancora Ciccozzi.
Il trend di Nimbus nel mondo e le segnalazioni da Pisa
“Attualmente – continua l’epidemiologo del Campus Bio-Medico – il numero di casi di infezione da NB.1.8.1 globalmente è in aumento. Al 18 maggio 2025, le sequenze NB.1.8.1 erano state segnalate nel GISAID da 22 Paesi, rappresentando il 10,7% delle sequenze disponibili a livello mondiale nella settimana 21-27 aprile. Tuttavia, considerando che gli attuali numeri di casi Covid globali sono paragonabili a quelli osservati a luglio 2024, la situazione non appare allarmante. È normale che il virus continui a evolversi, con una sorta di sostituzione di varianti che favorisce le più recenti”.
Dicevamo che ufficialmente il primo caso della nuova variante Covid Nimbus in Italia è stato registrato all’ospedale Policlinico San Martino, in un paziente ‘fragile’ di 69 anni, con una malattia oncoematologica. Ma “la nuova variante – segnala all’Adnkronos Salute Mauro Pistello, direttore dell’Unità di Virologia dell’Azienda ospedaliera universitaria pisana – l’avevamo già trovata oltre 1 mese fa a Pisa su un paziente ricoverato in pronto soccorso. È effettivamente diversa dalle altre: non induce un danno cellulare evidente, a dimostrazione di come il virus si stia progressivamente attenuando e adattando alle nostre cellule”.
Intanto da Genova…
Sempre all’ospedale policlinico San Martino di Genova, “purtroppo abbiamo avuto un caso di LP.8.1 che ha portato a un decesso una decina di giorni fa”. L’infezione ha colpito “una paziente di 66 anni, canadese, che purtroppo è deceduta per le complicanze di una forma di Covid molto aggressiva che non vedevamo da oltre 2 anni”, segnala Bassetti.
Tornando a Nimbus…
Qual è allora il messaggio di chi ha studiato la variante NB.1.8.1? “È importante sottolineare che, nonostante mostri una maggiore trasmissibilità, i nostri dati genomici classificano Nimbus come una variante meno aggressiva rispetto a quelle recenti. Inoltre, va sempre ricordato che il vaccino, sviluppato sulla base del suo predecessore JN.1, combinato con la memoria immunitaria delle infezioni passate, dovrebbe fornire una protezione adeguata – chiarisce Massimo Ciccozzi – Tuttavia, ciò non significa che possiamo abbassare la guardia o allentare la vigilanza riguardo allo studio di nuove varianti”.
Insomma, il virus ormai endemico è in continua mutazione e il nostro unico strumento efficace contro il valzer delle varianti “rimane la sorveglianza genomica continua e completa”, conclude l’epidemiologo.
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