Cosa fare quando il tumore al polmone è troppo avanzato per essere operabile? Una nuova speranza arriva da ora uno studio internazionale destinato a fare rumore, che parla anche italiano ed è pubblicato su ‘Jama Oncology’.
La ricerca – condotta fra Italia e Stati Uniti – propone un approccio terapeutico innovativo per i pazienti affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule in stadio III avanzato e non operabili. Ebbene, una combo di chemio e immunoterapia può migliorare significativamente la patologia e consentire l’asportazione chirurgica in questi pazienti complessi.
“Il Regina Elena ha contribuito allo studio attraverso l’arruolamento e la caratterizzazione molecolare dei pazienti, confermando il valore della cooperazione internazionale e dell’integrazione tra ricerca clinica e traslazionale. Il 75% dei pazienti è stato operato con successo, con una risposta completa alla terapia in quasi un terzo dei casi”, sottolinea Federico Cappuzzo, direttore dell’Uoc di Oncologia Medica 2 Ire e coordinatore del lavoro.
I numeri del tumore al polmone
Secondo le stime sono state 44.831 le nuove diagnosi di tumore al polmone in Italia nel 2024. Parliamo di un big killer, contro il quale negli ultimi anni sono stati compiuti passi avanti. Ma molto resta ancora da fare.
Cosa è emerso dallo studio dei pazienti con forme avanzate
La ricerca coordinata dal Regina Elena ha incluso 112 casi clinici. Il 75% è stato sottoposto a chirurgia, con un tasso di risposta completa del 29% e una risposta significativa del 42,2%. I pazienti trattati hanno ottenuto una sopravvivenza libera da malattia superiore a 52 mesi.
“Grazie a questo approccio innovativo di combinazione specifica di chemio e immunoterapia, siamo riusciti a ridurre la massa tumorale e rendere operabili pazienti con carcinoma polmonare localmente avanzato, e dare così nuove speranze a chi fino a ieri non aveva alcuna opzione chirurgica”, sintetizza Lorenza Landi, responsabile Uosd Sperimentazioni Cliniche di Fase 1 e Medicina di precisione IRE.
L’associazione tra chemio e immunoterapia – prima dell’intervento chirurgico – può migliorare significativamente l’efficacia del trattamento anche nei casi più complessi e con prognosi sfavorevole.
In particolare, il trattamento combinato con farmaci che bloccano le proteine PD-1 o PD-L1, coinvolte nel “camuffamento” del tumore per sfuggire al sistema immunitario, ha permesso di rendere operabili 3 pazienti su 4, con una risposta completa alla terapia in quasi un terzo dei casi. I pazienti sottoposti a chirurgia hanno mostrato una sopravvivenza libera da eventi, senza progressione della malattia o ricadute, che ha superato i 52 mesi.
La sfida
“Ritengo estremamente importante impegnarsi per offrire sempre nuove opportunità terapeutiche ai pazienti che fino a ieri avevano scarse chances di essere curati a causa del tipo e del grado di malattia. L’Istituto è impegnato su tutti i fronti nella lotta al tumore del polmone: dalla diagnosi precoce alla chirurgia avanzata, dalle terapie oncologiche innovative alla ricerca traslazionale, con l’obiettivo di migliorare concretamente la qualità e le prospettive di vita dei pazienti”, evidenzia Livio De Angelis, direttore generale Ifo-Ire.
Al lavoro hanno collaborato specialisti di strutture prestigiose dai due lati dell’Oceano: Dana-Farber Cancer Institute di Boston, Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York, Policlinico Universitario Sapienza – Sant’Andrea, Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli e Università Campus Bio-Medico.


