Stress: lascia il segno sul cervello, ecco chi reagisce meglio

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Stress improvviso. E si reagisce. Perché la tensione emotiva di breve durata aumenta la vigilanza, l’attenzione, la capacità di memorizzazione nonché la velocità e la mobilità delle associazioni mentali, rendendoci più “scattanti”. Ma attenzione: cosa accade perché tutto si muova in modo così coordinato, permettendoci di accendere contemporaneamente tutti i sistemi neurali che governano una reazione biologica così complessa?

E cosa davvero porta il cervello ad attivarsi in pochissimo tempo, con una resilienza invidiabile e una fortissima capacità di lavorare sull’obiettivo, a prescindere dal contesto e dalle possibili distrazioni? Insomma, chi è più bravo a reagire a stimoli esterni improvvisi che impongano un lavoro cerebrale e perché?

Stress e lavoro, perchè lamentarsi non paga

Una proposta di soluzione a queste tematiche arriva da una curiosa ricerca coordinata da Anna-Lena Schubert dell’Università Johannes Gutenberg di Mainz. Secondo lo studio, in pratica, se il nostro cervello va sotto pressione ci sarebbero alcuni impercettibili (ma efficaci) “segnali” neurali che partono sincronicamente.

Insomma: una reazione che ricorda la sinfonia messa a punto da un’orchestra. La ricerca è la prima a dimostrare con quanta flessibilità questa sincronia neurale si adatti a diverse situazioni e che questo coordinamento dinamico sia strettamente legato alle capacità cognitive. Ma soprattutto, ipotizza quali sono le persone che hanno una più efficiente risposta.

L’identikit di chi resiste meglio allo stress

Praticamente esisterebbero specifici segnali nella regione cerebrale mediofrontale che risultano meglio sincronizzati nelle persone con maggiori capacità cognitive, soprattutto durante le fasi più impegnative del ragionamento. I ricercatori si sono concentrati sull’area mediofrontale del cervello e sul coordinamento misurabile delle cosiddette onde theta.

Queste onde cerebrali oscillano tra i quattro e gli otto hertz e appartengono al gruppo delle frequenze neurali più lente. “Tendono a comparire quando il cervello è particolarmente messo alla prova, come durante un pensiero concentrato o quando dobbiamo controllare consapevolmente il nostro comportamento”, spiega in una nota dell’ateneo tedesco Schubert.

Per dimostrare questo ruolo e la capacità di concentrarsi la ricerca ha preso in esame 148 persone tra 18 e 60 anni, che hanno completato test di valutazione della memoria e dell’intelligenza prima che la loro attività cerebrale venisse registrata tramite elettroencefalografia.

Tre compiti impegnativi per il cervello

Durante l’esame, i partecipanti hanno completato tre compiti mentalmente impegnativi progettati per valutare il controllo cognitivo. I ricercatori erano interessati alla capacità dei partecipanti di passare con flessibilità da una regola all’altra, un aspetto essenziale dell’elaborazione intelligente delle informazioni.

Ad esempio, i partecipanti dovevano premere un pulsante per decidere se un numero era pari o dispari e, pochi istanti dopo, se era maggiore o minore di cinque. Ogni cambio di regole richiedeva un rapido adattamento delle strategie mentali, un processo che ha permesso ai ricercatori di osservare da vicino come le reti cerebrali si coordinano in tempo reale.

Cosa si è visto? Gli individui con capacità cognitive superiori mostravano una sincronizzazione particolarmente forte delle onde theta nei momenti cruciali, in particolare durante il processo decisionale. Quindi, in pratica Il loro cervello era più abile nel sostenere pensieri mirati quando era più importante.

“Le persone con una connettività theta mediofrontale più forte sono spesso più abili nel mantenere la concentrazione e nell’eliminare le distrazioni, che si tratti della vibrazione del telefono mentre si lavora o dell’intenzione di leggere un libro in una stazione ferroviaria affollata”, commenta Schubert”.

Il dato più importante, comunque, in tema di neurofisiologia è anche un altro: la coordinazione del ritmo cerebrale risulta strettamente legata alle capacità cognitive. Il tutto, non per la sincronizzazione continua, ma per la capacità del cervello di adattare i propri tempi in modo flessibile e contestuale, come un’orchestra che segue un direttore d’orchestra esperto. La regione mediofrontale può essere una sorta di “coordinatore” basilare.

Nell’attesa che questi studi portino ad applicazioni pratiche, in ogni modo, per fronteggiare al meglio stress improvvisi e migliorare la resilienza abbiamo strategie semplici che possono consentirci di implementare la nostra capacità di risposta.

Occorre imparare a “fare respirare” il nostro cervello, spesso costretto dalle attività quotidiane e dalla assenza di vere distrazioni a lavorare in condizioni di apnea. Quindi ricordiamo di “ricaricare”: bisogna ricavare ad ogni costo una piccola pausa da dedicare ad un breve relax, sdraiarsi su una poltrona ad occhi chiusi, allentando abiti e cinture e respirando profondamente e lentamente per una decina di minuti, oppure fare una breve e tranquilla passeggiata, a passo non veloce.

Utili sono poi le tecniche di rilassamento, come il training autogeno o il biofeedback, consistente in una metodica ormai collaudata da decenni che consente al paziente di monitorare attraverso speciali dispositivi alcune funzioni normalmente autonome (come la frequenza cardiaca, la temperatura cutanea, la contrazione muscolare), imparando progressivamente nel tempo a controllarle. Lo yoga, infine, se praticato con insegnanti qualificati è in grado di “risintonizzare” il nostro sistema di risposta allo stress.

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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