Giulia Veronesi (San Raffaele): “I vantaggi della chirurgia robotica”

Giulia Veronesi

Le criticità non mancano e riguardano soprattutto i criteri di rimborso e la ‘capienza’ dei Drg ospedalieri nel pubblico. Ma, a parere degli esperti, la chirurgia robotica non solo ‘is here to stay’, ma è destinata ad espandersi nelle indicazioni e nel numero degli interventi praticati. Perché i vantaggi per i pazienti sono davvero molti.

A cominciare dalla mini-invasività, che condiziona anche i tempi di recupero, molto più rapidi rispetto alla chirurgia tradizionale, alla precisione assicurata sempre più dall’intelligenza artificiale e alla possibilità di raggiungere siti inaccessibili direttamente dalle mani del chirurgo. Ne abbiamo parlato con una grande esperta e professionista del campo, pioniera in Italia di una delle branche di frontiera, quella della chirurgia robotica toracica: la professoressa Giulia Veronesi, ordinaria all’Università Vita-Salute San Raffaele e direttore della Chirurgia Toracica dell’Ospedale San Raffaele di Milano.

Da Bordeaux a Pechino: la nuova era della chirurgia robotica

“È dal 2006 che utilizziamo le piattaforme robotiche nel campo del tumore del polmone – esordisce la professoressa Veronesi – All’epoca questa era vista come una chirurgia d’élite, per ospedali molto ‘ricchi’, mentre in verità una serie di studi di taglio economico, sulla costo-efficacia di queste procedure, ha permesso di evidenziare come questa tecnica sia sostenibile dal punto di vista del rimborso regionale. Nel caso degli interventi dei quali ci occupiamo noi, in particolare quelli sul tumore del polmone, che rientrano nella cosiddetta ‘chirurgia maggiore’, i rimborsi sono piuttosto buoni e coprono dunque anche gli interventi di chirurgia robotica, anche se per questi ultimi le spese sono un po’superiori (del 13% in media), rispetto a quelle della lobectomia aperta tradizionale o delle resezioni toracoscopiche. Per questo il nostro ospedale, seguito poi da tanti altri in Italia, ha investito su questa tecnologia, perché i vantaggi sono comunque superiori alle altre tecniche chirurgiche”.

Vantaggi che consentono anche dei risparmi, per esempio sui tempi di degenza del paziente, che per la robotica sono molto brevi (il ricovero in molti casi è di due-tre giorni), sui costi del personale, sul ricorso alle terapie antidolorifiche.

Interventi col robot, il record del Regina Elena di Roma

“Al San Raffaele, oltre a offrire procedure mini-invasive per le segmentectomie, nel caso di tumori molto piccoli, che permettono di risparmiare parenchima polmonare sano, utilizziamo la tecnica mini-invasiva robotica anche nel caso di pazienti che richiedono resezioni complesse (ad esempio per tumori in fase più avanzata con invasione linfonodale), che garantisce il risultato oncologico e quindi una rimozione radicale. L’unica alternativa sarebbe quella della chirurgia tradizionale ‘open’ (in toracoscopia questi interventi sono molto complessi), mentre con la robotica riusciamo a mantenere una bassa invasività”.

Negli ultimi 10 anni c’è stata una grande crescita della chirurgia robotica per il tumore del polmone – con un aumento del 14% ogni anno dei casi trattati in questo modo in Italia – e oggi tutti i grandi ospedali si stanno attrezzando.

“Il San Raffaele – ricorda Veronesi – è all’avanguardia sulle tecniche robotiche; il nostro team è stato tra i primi a sviluppare la tecnica robotica sul polmone (oltre che sul mediastino, per gli interventi sui timomi, tumori mediastinici rari), adottando e modificando la tecnica dei colleghi e amici americani di New York”.

Oggi la tecnologia continua ad evolversi, anche perché si è creato un ambiente competitivo sul mercato, con l’ingresso di nuove company. Intuitive, l’azienda che per prima ha sviluppato questa piattaforma robotica chirurgica, ha detenuto il brevetto per vent’anni. Ma con la fine del monopolio e l’arrivo dei competitor i prezzi della macchina e degli strumenti stanno cominciando ad abbassarsi.

“Tra le novità dei prossimi anni – rivela l’esperta – c’è lo sviluppo di sistemi robotici sempre più completi e complessi dal punto di vista tecnico. Quello che mancava a noi chirurghi era soprattutto il feedback tattile, ma adesso la nuova macchina, il ‘da Vinci 5’ lo ha integrato nella sua tecnologia. L’altro avanzamento riguarda lo sviluppo di macchine sempre più maneggevoli e necessitanti di incisioni sempre più piccole per l’introduzione degli strumenti. L’attuale ‘da Vinci XI’ richiede ancora quattro incisioni per fare l’intervento chirurgico; la nuova versione, ‘Single Port’ (che non andrà a sostituire quella vecchia, perché si presta a indicazioni diverse), ci permette di introdurre tutti gli strumenti attraverso un’unica incisione; le quattro braccia robotiche sono dotate infatti di maggiore flessibilità e snodabilità e possono articolarsi dentro il torace, penetrando attraverso un’unica incisione di tre centimetri, realizzata nello spazio sotto-xifoideo (cioè al margine inferiore dello sterno) o sottocostale”.

La professoressa Veronesi frena invece l’entusiasmo rispetto alla tele-chirurgia robotica. “Dal punto di vista tecnologico è assolutamente fattibile, a patto di assicurare una valida e solida connessione, oltre che un’organizzazione impegnativa. Ma la vedo più adatta al tele-proctoring, cioè il tele-insegnamento, che ad un intervento chirurgico, fatto a distanza su un paziente. Operare a distanza è fattibile, ma non è facile trovare l’indicazione; il paziente preferisce venire dal chirurgo”.

L’innovazione più di rilievo nel prossimo futuro sarà dotare le piattaforme robotiche di sistemi sempre più sofisticati di intelligenza artificiale. “La tecnologia ha sviluppato già il modo di allenare i computer a riconoscere le strutture durante gli interventi, grazie all’addestramento con migliaia di filmati eseguiti anche durante una stessa procedura. – ricorda la chirurga – Secondo noi, dunque, non manca molto al momento in cui sarà proprio la macchina a dare suggerimenti o ad allertare il chirurgo se sta sbagliando qualche step nell’intervento. Anche l’intelligenza artificiale sarà di grande utilità nel training dei giovani e nel migliorare la curva di apprendimento nell’utilizzo del robot per ridurre gli errori chirurgici”.

Conclude Veronesi: “La chirurgia robotica è dunque assolutamente here to stay e sempre più sarà la chirurgia mini-invasiva del futuro. Anche i chirurghi più appassionati e fedelissimi alla video-toracoscopia, che fino a qualche anno fa sembrava impossibile convertire alla robotica, oggi sono tutti convinti che il prossimo step, ineludibile, sarà quello di diventare chirurghi robotici”.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia del giugno 2025 (numero 5, anno 8)

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