Noto nel mondo per il suo contributo alla genetica medica, lo scienziato italiano Bruno Dallapiccola nella sua lunga carriera ha descritto diverse sindromi cromosomiche e messo a punto per primo metodologie originali per le analisi cromosomiche nell’uomo.
Considerato un maestro da generazioni di genetisti, Dallapiccola è stato un precursore in molti campi, comunicazione inclusa: organizzò per primo corsi ad hoc per insegnare ai giornalisti scientifici a orientarsi nei meandri del Dna. E, agli inizi degli anni 2000, portò la genetica sui giornali suggerendo che fino al 10% dei bebè nati in Italia ogni anno avesse un papà diverso da quello presunto.
Per i suoi 84 anni l’Università di Urbino Carlo Bo ha chiamato a raccolta gli specialisti del settore per conferirgli il Sigillo dell’ateneo, consegnato dal Rettore Giorgio Calcagnini.

L’architetto della genetica medica
Nella sua Laudatio Giuseppe Novelli, ordinario all’Università di Roma Tor Vergata, definisce il suo maestro Dallapiccola un “architetto della genetica medica italiana”.
La sua “straordinaria capacità di analizzare, riconoscere e studiare i cromosomi umani è stata determinante – ha evidenziato Novelli – per aprire un nuovo filone originale di ricerca biochimica-genetica, finalizzato a mappare geni codificanti enzimi su specifiche regioni cromosomiche e per utilizzare l’effetto di dose genica per diagnosticare patologie dei cromosomi perfino in utero, tramite programmi di diagnosi prenatale. Questo filone di ricerca è iniziato all’Università di Urbino agli inizi degli anni ‘80, quando Dallapiccola fu chiamato dalla Facoltà di Scienze di Urbino a ricoprire la cattedra di Genetica Umana. Da quel giorno diede il via a una scuola accademica di genetisti che ancora oggi produce scienziati e docenti che esercitano in diverse Università italiane e straniere”.
“Laureatosi a Ferrara nel 1966, scoprì presto la sua vocazione: decifrare il linguaggio dei cromosomi. Già negli anni ’70, con Angelo Baserga e Nicola Ricci, pubblicò studi innovativi sui dermatoglifi nella sindrome di Down, gettando le basi per una disciplina allora agli albori”, ha ricordato Novelli. Sempre a Urbino Dallapiccola negli anni ’80 compì un salto epocale. “Senza sequenziatori, sfruttò l’effetto di dose genica per mappare geni come un cartografo del Dna. Oggi quel metodo è tornato in auge, dimostrando la sua lungimiranza”.
L’impegno di Dallapiccola sul fronte delle malattie rare
Negli anni ’90 Dallapiccola compie un salto a livello internazionale. Il suo lavoro, iniziato con lo studio dei cromosomi, lo ha portato a diventare un esperto delle correlazioni genotipo-fenotipo, molto importanti nel campo delle malattie rare, e a mappare una lunga serie di geni correlati a specifiche malattie. Dallapiccola intuì che ogni gene racconta una storia attraverso la proteina che codifica, chiave per comprenderne la funzione. Era l’epoca della “caccia di geni”, ricorda ancora Novelli, un lavoro lungo e non privo di difficoltà, ma con un fascino intrinseco; richiedeva lo scambio di preziose informazioni, collaborazioni e vivaci discussioni. Un lavoro di squadra, insomma.
“Oggi basta interrogare un computer per trovare la regione del Dna di interesse e vedere cosa contenga, perché l’evoluzione della bioinformatica ha permesso di generare valanghe di dati”, ha aggiunto Novelli. Ma all’epoca non era così.
Il cammino di Dallapiccola passa per l’Università di Urbino e gli atenei romani di Tor Vergata e Sapienza. Ma anche per il rilancio dell’Istituto Mendel. Nel 2009, poi, l’approdo all’Ospedale Bambino Gesù di Roma come direttore scientifico, ruolo che ha ricoperto fino al 2022.
Sotto la sua guida l’Ospedale pediatrico di Roma ha attivato il primo ambulatorio in Italia per pazienti rari senza diagnosi, “divenendo un punto di riferimento nazionale e internazionale per le malattie rare. L’unità operativa di Malattie rare e genetica medica del Bambino Gesù voluta da Bruno Dallapiccola soltanto nel 2024 ha seguito 18.326 pazienti iscritti alla Rete regionale. Tra il 2014 e il 2024, le unità di ricerca di Citogenomica traslazionale e di Genetica molecolare e genomica funzionale, entrambe sotto la guida di Bruno Dallapiccola, hanno identificato circa 100 nuovi geni di malattia legati a sindromi dello sviluppo, a malattie neuromuscolari e metaboliche”, ha precisato Novelli.
Mezzo secolo di ricerche (e scoperte)
Già componente del Consiglio Superiore di Sanità, del Comitato Nazionale di Bioetica, della Pontificia Accademia della Vita, Bruno Dallapiccola è Commendatore al Merito della Repubblica Italiana. Non a caso, in occasione del Premio OMaR, qualche anno fa il gruppo di Ilaria Ciancaleoni Bartoli ha assegnato a Dallapiccola il riconoscimento di “Grande Precursore”.
“In 50 anni ha formato generazioni di ricercatori, trasmettendo non solo conoscenza, ma l’etica del dubbio metodologico, della curiosità scientifica, della passione per la ricerca”. Insomma, “uno scienziato globale“, per dirla con le parole di Novelli, che ha lasciato un segno indelebile non solo nelle università e nei centri di ricerca e cura che hanno avuto la fortuna di ‘ospitarlo’, ma anche nelle tante persone che ha saputo guidare, seguire, indirizzare e ispirare in questi lunghi anni. Sempre con un sorriso e quella luce di divertimento negli occhi, spia di una passione senza fine. Quella del vero maestro di scienza, capace di ispirare nel tempo generazioni di allievi.

