Sono stati giorni difficili quelli di fine giugno sul fronte del caldo, e luglio non si preannuncia più fresco. Il bollettino delle ondate di calore del ministero della Salute per il 1 luglio prevede 17 città da bollino rosso (Ancona, Bologna, Bolzano, Brescia, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Milano, Palermo, Perugia, Rieti, Roma, Torino, Trieste, Verona, Viterbo), che diventeranno 18 il 2 luglio (alla lista si aggiunge Campobasso).
Caldo e salute
Il caldo, ricorda il ministero di Lungotevere Ripa, che ha attivato il servizio di pubblica utilità 1500, in sinergia con l’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (Inail), causa problemi alla salute nel momento in cui altera il sistema di regolazione della temperatura corporea. Normalmente, infatti, il nostro corpo si raffredda sudando, ma in certe condizioni fisiche e ambientali questo non è sufficiente.
Se, ad esempio, l’umidità è molto elevata, il sudore non evapora rapidamente e il calore corporeo non viene eliminato efficacemente. Così la temperatura del corpo aumenta rapidamente e può arrivare a danneggiare diversi organi vitali e il cervello stesso.
Un’esposizione prolungata a temperature elevate può provocare disturbi lievi, come crampi, svenimenti, edemi, o più gravi come congestione, colpo di calore, disidratazione. Condizioni di caldo estreme, inoltre, possono aggravare patologie croniche preesistenti.
Morire di caldo
Insomma, di caldo si muore. Uno studio condotto dal Barcelona Institute for Global Health (ISGlobal), centro sostenuto dalla Fondazione “la Caixa”, in collaborazione con l’Istituto nazionale francese di sanità (Inserm) ha stimato in 61.672 i decessi attribuibili al caldo eccessivo tra il 30 maggio e il 4 settembre 2022 in Europa. E proprio l’Italia, con un totale di 18.010 decessi, guida la classifica dei Paesi con più vittime.
Caldo estremo: un aiuto dalla telemedicina
Non è un caso che, anche quest’anno, la canicola stia mettendo a dura prova i pronto soccorso, con un aumento degli accessi in ospedale. Ma la buona notizia è che un aiuto può arrivare dalle nuove tecnologie.
“La telemedicina non è più una visione futuristica, ma una necessità impellente, specialmente in momenti di crisi come le attuali ondate di calore. Ci permette di spostare l’assistenza dal pronto soccorso affollato alla casa del paziente, garantendo continuità di cura e riducendo rischi inutili”, afferma Riccardo Starace, esperto del Gruppo di Lavoro del CNEL che, in accordo con il ministero della Salute, sta elaborando le linee guida per le nuove professioni sanitarie nei moderni sistemi socio economici, per la digilitalizzazione e per l’intelligenza artificiale applicata ai sistemi sanitari.
La soluzione tech non solo ridurrebbe il sovraffollamento delle strutture ospedaliere, alleggerendo il carico su medici e infermieri, ma garantirebbe anche una maggiore sicurezza per i pazienti più fragili, proteggendoli da un’esposizione inutile al caldo e ai rischi di contagio. “Abbiamo gli strumenti e le competenze per fare della telemedicina un pilastro della nostra sanità, ma dobbiamo accelerare sull’integrazione e la formazione – ragiona Starace – È però fondamentale superare le barriere digitali e culturali per assicurare che nessuno, soprattutto gli anziani e le fasce più deboli, sia lasciato indietro nell’accesso a queste nuove forme di assistenza”.
Tra potenzialità e sfide
I servizi di telemedicina in Italia già includono televisite e teleconsulti, che permettono ai pazienti di consultare medici e specialisti a distanza. Anche il telemonitoraggio è una realtà per la gestione di pazienti cronici o fragili tramite dispositivi che trasmettono dati.
Tuttavia, “le infrastrutture tecnologiche non sono ancora uniformi su tutto il territorio nazionale – aggiunge l’esperto – La formazione del personale sanitario e la sensibilizzazione dei cittadini sono fondamentali per una piena adozione. Inoltre, è cruciale garantire che la telemedicina sia accessibile e inclusiva per tutte le fasce della popolazione, anche quelle meno avvezze alle tecnologie, come molti anziani”.
Intanto in città a soffrire il caldo è (anche) la pelle
A soffrire di più in questi giorni sono, indubbiamente, gli abitanti delle città. Il mix tra inquinamento atmosferico e ondate di calore accelera l’invecchiamento della pelle e aumenta il rischio di tumori cutanei, avverte la Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA).
A confermarlo è anche un lavoro pubblicato sul ‘Journal of Investigative Dermatology’, che ha messo sotto il microscopio la pelle di 400 donne tra i 70 e gli 80 anni: i risultati mostrano che le abitanti di aree urbane esposte al traffico e al particolato fine (PM2.5) presentavano fino al 20% in più di iperpigmentazioni rispetto a chi risiedeva in zone meno inquinate. Un impatto paragonabile, assicurano dalla Sima, a quello del fumo di sigaretta.
Non solo: l’ozono troposferico, inquinante che si forma prevalentemente nei mesi estivi, è stato correlato da uno studio tedesco anche a un aumento della profondità e diffusione delle rughe. Il caldo poi agisce direttamente sull’orologio biologico della pelle: le temperature elevate accelerano i processi d’invecchiamento. Così chi vive in aree che fanno i conti con il caldo estremo mostra un’età biologica fino a 14 mesi superiore rispetto a chi ha la fortuna di risiedere in zone più fresche.
Ma i danni estetici rappresentano solo la punta dell’iceberg, avverte il presidente Sima, Alessandro Miani. “L’invecchiamento cutaneo causato da inquinanti, calore e radiazioni Uv è strettamente connesso all’aumento del rischio oncologico. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, oltre il 90% dei tumori cutanei non melanoma è attribuibile all’eccessiva esposizione ai raggi ultravioletti, sia naturali che artificial”.
Qualche consiglio salva pelle
Ma come difenderci? Proteggere la pelle non è solo una scelta estetica, ma un atto di prevenzione sanitaria. Sima raccomanda in queste settimane di:
- Evitare l’esposizione diretta al sole nelle ore centrali della giornata (dalle 11:00 alle 16:00);
- Applicare quotidianamente creme solari ad ampio spettro (UVA, UVB e con filtri anti-inquinamento), anche in città;
- Integrare l’alimentazione con antiossidanti naturali, come vitamine C ed E e polifenoli;
- Privilegiare la frequentazione di aree verdi e alberate, che contribuiscono ad abbassare la temperatura locale e migliorare la qualità dell’aria;
- Monitorare i livelli di ozono e PM2.5 tramite app o bollettini ARPA, evitando attività fisica all’aperto nei giorni critici;
- L’uso di prodotti dermatologici contenenti prebiotici e postbiotici rappresenta una strategia accessibile e scientificamente fondata per preservare la salute della pelle, mantenere un microbiota equilibrato e ridurre i danni da smog.

