Spiraglio payback? I pareri di 3 big dopo l’Assemblea di Farmindustria

Farmindustria

Come un’onda: negli ultimi anni il payback sulla farmaceutica è esploso, tanto che nel 2025 – secondo le stime di Farmindustria – arriverebbe a cubare circa 2,4 mld di euro. Piombo sulle ali delle imprese del settore, per usare la metafora del vicepremier Antonio Tajani. Ma proprio dagli interventi di Tajani, Giorgia Meloni, Marcello Gemmato e Orazio Schillaci trapela la volontà dell’esecutivo di mettere un punto sulla tassa più odiata dal pharma italiano.

Fortune Italia ne ha parlato con tre big del pharma: Marcello Cattani, Lucia Aleotti e Valentino Confalone.

Da sinistra Orazio Schillaci, Marcello Cattani e Antonio Tajani all’Assemblea di Farmindustria

Payback: Tavolo di concertazione per ridurre quello del pharma

Schillaci, il payback e la necessità di un ‘tagliando’

La governance del pharma italiano “necessita di un tagliando di revisione, ci sono criticità che attendono una soluzione: penso al payback e alle differenze regionali di accesso ai farmaci innovativi, ma anche all’immunizzazione, che non è solo un problema di budget ma culturale, ovvero di risorse non usate”, ha detto il ministro della Salute Orazio Schillaci, chiudendo l’Assemblea di Farmindustria a Roma con l’istituzione di “un tavolo proprio sulla governance farmaceutica”.

Quanto al payback, il ministro ha confermato che “merita di essere rivisto: ci sono interlocuzioni con il Mef e c’è un dialogo costruttivo con il settore”. Dal canto suo il sottosegretario Marcello Gemmato ha assicurato “l’impegno del governo nel cercare di mitigare l’impatto del payback per la farmaceutica”. E, sulla scorta dei risultati ottenuti per il settore dei dispositivi medici, è tornato sull’intenzione di avviare il già annunciato “Tavolo di concertazione per immaginare percorsi mirati a ridurre il payback, senza che questo abbia un impatto” sui conti delle Regioni. 

Le reazioni: il cauto ottimismo di Marcello Cattani

“C’è una consapevolezza da parte dell’esecutivo che il momento giusto per intervenire sul payback è adesso”, commenta a Fortune Italia il numero uno di Farmindustria Marcello Cattani, a margine dell’Assemblea pubblica.

“L’esigenzia che abbiamo manifestato è quella di uscire da uno schema annuale di singola legge di Bilancio: abbiamo bisogno di un orizzonte più lungo, per programmare gli investimenti e dare attrattività al sistema. E il payback è un elemento ostativo. Gli Stati Uniti hanno alzato la posta, dicendo: ‘Cara Italia tu metti delle tariffe alle mie imprese, e si tratta del payback’. Un’ulteriore leva politica per evidenziare la necessità di agire. Dunque siamo confidenti che questa consapevolezza sia giunta a maturazione: occorre passare ai fatti e completare le riforme di cui abbiamo parlato oggi in Assemblea. Insomma – conclude – c’è un cauto ottimismo”.

Marcello Cattani

Lucia Aleotti: “Aperture importanti sui payback”

Per Lucia Aleotti, azionista e membro del Board di Menarini, dai rappresentanti dell’esecutivo “sono arrivate aperture importanti, insieme a una visione chiara del peso della farmaceutica”. Aleotti sottolinea la concretezza degli spiragli “rispetto a questioni spinose come quelle dei payback sulla diretta e sulla convenzionata. Ma anche il ragionamento di ampio respiro sulla prevenzione e sui temi vaccinali. Insomma, è stata un’Assemblea dai risultati davvero importanti, su cui confidiamo per il futuro”.

 

Valentino Confalone: “Serve una riforma radicale”

“Mi piacerebbe condividere una visione ottimistica – ci dice invece Valentino Confalone, Country President di Novartis Italia – C’è un impegno vero su una serie di misure, come la riclassificazione di alcuni farmaci per riequilibrare la spesa farmaceutica. Ma si tratta di misure tampone, che – prevede il manager – non riusciranno neanche lontanamente a impedire che il livello del payback eviti di crescere ai ritmi con i quali è cresciuto nell’ultimo anno. L’anno passato è salito di oltre il 20%”. Insomma serve di più per “intaccare l’andamento esplosivo del payback: c’è bisogno di una riforma radicale”, conclude.

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