Melanoma: proteggere la pelle d’estate, parla il presidente SIDeMast

Melanoma: come proteggersi, intervista a Giovanni Pellacani (SIDeMast)

Dai numeri del melanoma, alle vittime della chirurgia plastica low cost: l’analisi del nuovo presidente SIDeMaST.

Negli ultimi anni molti passi avanti sono stati compiuti nella lotta a quello che potremmo definire il ‘tumore oscuro’. Parliamo del melanoma: il termine deriva dal greco melas (scuro) e oma (tumore).

La cattiva notizia è che le diagnosi di questo cancro pigmentato della pelle sono in aumento in Italia. Secondo il rapporto “I numeri del cancro in Italia 2024”, nel nostro Paese sono stati diagnosticati circa 12.900 nuovi casi di melanoma cutaneo in un anno, con una prevalenza maggiore tra gli uomini (poco più di 7.200 contro quasi 5.900).

Ma che cosa sta succedendo alla pelle degli italiani? Lo abbiamo chiesto a Giovanni Pellacani, ordinario di Dermatologia alla Sapienza di Roma nonché nuovo presidente della SIDeMaST (Società Italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e di Malattie Sessualmente Trasmesse), fondata nel 1885 e che oggi conta circa 1.300 soci.

Negli ultimi 10 anni le diagnosi sono cresciute in modo costante. Nel 2014 si stimavano circa 11.000 nuovi casi, mentre nel 2024 si sfiora quota 13.000, che cosa sta succedendo?

Le diagnosi sono in aumento, è vero. Ma per fortuna molte riguardano i melanomi sottili, meno pericolosi per la vita del paziente. I fattori da considerare sono diversi: siamo diventati più bravi a intercettare questo tumore, ma forse c’è anche un eccesso di diagnosi.

In pratica, asportiamo molte lesioni e questo porta, in casi dubbi, a una sovrastima di diagnosi di melanoma, anche se in realtà tali lesioni non avrebbero avuto alcuna evoluzione. Insomma, da un lato siamo diventati più abili a diagnosticare, dall’altro lato i pazienti sono più attenti alla propria pelle e questo è positivo. Ma c’è un anche il rischio di un eccesso di diagnosi.

Dobbiamo agire su tre aspetti: affinare la diagnosi, concentrarci sui pazienti a maggior rischio e rispondere in modo efficace ai bisogni, riducendo le asportazioni di lesioni benigne.

Come? Seguendo le indicazioni delle nuove Linee guida europee, che raccomandano di utilizzare sempre la dermoscopia (in Italia usata in modo sistematico) nella visita di screening e di individuare i pazienti a rischio, dialogando meglio con i medici di medicina generale e utilizzando metodi come la microscopia confocale per selezionare meglio le lesioni da asportare. Questo ci aiuterebbe a risparmiare oltre il 50% di asportazioni non necessarie.

Risultato? Sale operatorie non saturate, risparmi per il Ssn (anche sul fronte delle analisi istologiche) e minori attese per il paziente che evita interventi inutili.

Rispetto al sole selvaggio degli anni ’80 e ’90, col nuovo secolo sembrava essere aumentata la consapevolezza sui danni dei raggi Uv. Ora però, almeno a guardare i social, la musica sembra cambiata: si moltiplicano i tutorial per sfoggiare una tintarella da urlo, in barba ai rischi…

Ho grande fiducia nell’intelligenza umana. Ma penso che il messaggio debba essere chiaro: la categoria più vulnerabile è proprio quella dei giovanissimi.

Gli adolescenti sono più influenzabili dai social media e poi sappiamo che le scottature in questa fase della vita aumentano moltissimo il rischio di melanoma, ben più di quanto accade se a scottarsi è un cinquantenne.

Il sistema melanocitico dei teenager è molto più suscettibile al danno dei raggi Uv e a manifestare quelle alterazioni che possono aprire la strada al melanoma.

Insomma, non ascoltate stupidaggini: scottarsi fa male. Dunque al mare, all’aperto, facendo sport il messaggio è uno solo: proteggiamoci. Come? Con cappellino, maglietta e crema solare sulle zone esposte.

A volte tendiamo a essere un po’ tirchi con la crema…

Dobbiamo invece essere generosi con la nostra pelle, altrimenti il filtro sarà meno efficace. Ricordiamo poi di rinnovare l’applicazione dopo 3 ore e di farlo sempre dopo il bagno.

Un altro elemento importante, ma spesso male interpretato, è il fattore tempo: non pensiamo che basti la crema a proteggere una pelle chiara se prolunghiamo eccessivamente il ‘bagno di sole’.

Insomma: teniamo conto delle caratteristiche della nostra epidermide e ricordiamo che il sole ne accelera l’invecchiamento, favorendo rughe e macchie cutanee. Perché proteggerci apporta diversi benefici: a 50 anni apprezzeremo tutte le cure che le abbiamo prestato da giovani.

Facciamo un passo indietro: quando era bambino cosa avrebbe voluto fare da grande?

Da piccolo volevo essere un astronauta. Poi, crescendo, l’amore per le materie umanistiche e per l’arte, insieme alla curiosità di capire il perché delle cose, mi ha spinto verso la medicina.

Si tratta della scienza più umanistica che ci sia, non tanto una scienza esatta quanto un’arte. Il fascino per la ricerca e il desiderio di svelare i molti misteri che ancora esistono in questo settore mi ha spinto verso il laboratorio.

La dermatologia mi ha conquistato proprio per l’enorme potenziale di ricerca. La pelle ci parla e consente agli specialisti di mettersi alla prova con la tecnologia, la biologia molecolare.

Si tratta di un organo ‘spia’ di numerose patologie, estremamente accessibile, ma molto complesso: ognuno di noi ha 2 metri quadrati di pelle, che si arrossa, si macchia, si gonfia, si scurisce. Pensiamo solo alle patologie legate al sistema immunitario, alle malattie degenerative, all’oncologia.

Non è un caso che le borse di studio per la dermatologia siano richiestissime. A tutto questo negli anni si è sommata la medicina estetica, che per fortuna oggi non punta a stravolgere ma a rigenerare, rinnovare.

Parlando di medicina estetica e chirurgia plastica, in Italia ci sono stati quattro morti in sei mesi. Si è scoperto che gli operatori non erano formati o i centri non erano autorizzati. Tutto questo la preoccupa?

Moltissimo. Manca nelle persone, e forse anche nelle istituzioni, la consapevolezza della rilevanza della medicina e della chirurgia estetica, percepite come approcci estremamente facili e senza rischi. Invece occorre non solo una preparazione adeguata, ma anche una infrastruttura di sicurezza che consenta di intervenire in caso di problemi.

Il desiderio di bellezza e armonia va assecondato, ma occorre affidarsi alle mani di professionisti seri e formati, in grado di ridurre al minimo i rischi e di intervenire in caso di problemi.

Gli incidenti in medicina a volte sono imprevedibili, pensiamo ad esempio a una reazione allergica all’anestetico. Il vero problema però si manifesta se non abbiamo i mezzi per intervenire.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di luglio-agosto 2025 (numero 6, anno 8)

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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