Il sogno dell’eterna giovinezza è vecchio come il mondo, ma oggi viene declinato in mille modi diversi: dalla cosmetica alla medicina estetica, fino alla chirurgia e ai programmi di allenamento, dieta o persino infusioni di sangue ad hoc. Ma l’invecchiamento è inevitabile? E come potremmo rallentarlo?
Ebbene, se la maggior parte degli esseri viventi invecchia, alcuni lo fanno più lentamente di altri. E non si tratta solo di una caratteristica degli esseri umani. Come mai? Un nuovo studio pubblicato su ‘Proceedings of the National Academy of Science’ (Pnas) mette sul tavolo una questione affascinante: e se la migrazione influenzasse l’invecchiamento?
Gli scienziati hanno rivolto la loro attenzione al fenicottero rosa (Phoenicopterus roseus), un simpatico uccello migratore protagonista della moda dell’estate.
L’invecchiamento degli uccelli
Grazie a un programma di marcatura e tracciamento condotto per oltre 40 anni dall’istituto di ricerca Tour du Valat, nel cuore della Camargue (Francia), gli scienziati hanno scoperto una cosa sorprendente: i fenicotteri migratori invecchiano più lentamente di quelli stanziali.
In effetti alcuni uccelli rimangono in Camargue per tutta la vita (sono chiamati “residenti”), mentre altri viaggiano ogni anno lungo le coste del Mediterraneo (questi sono i “migranti”).
All’inizio i fenicotteri stanziali sembrano passarsela meglio: nelle lagune della costa mediterranea francese durante l’inverno, sopravvivono e si riproducono più di quelli migratori. Ma a quale prezzo? Invecchiando più rapidamente, gli esemplari si riducono di numero. E questo perché la loro capacità di riprodursi diminuisce mentre il rischio di morte aumenta più rapidamente rispetto ai ‘viaggiatori’.
Al contrario, i fenicotteri migratori che partono per svernare in Italia, Spagna o Nord Africa, pagano un prezzo elevato in giovane età (maggiore mortalità e tassi di riproduzione più bassi), ma sembrano compensare con un invecchiamento più lento. Insomma, chi resta fermo invecchia prima.
Il potere della migrazione
Lo studio dimostra che la migrazione stagionale – un comportamento manifestato da miliardi di animali – può influenzare il tasso di invecchiamento. Nei fenicotteri, la decisione di non migrare offre vantaggi nelle prime fasi della vita, ma anche una senescenza accelerata in età avanzata.
Un fenomeno “probabilmente legato a un compromesso tra le prestazioni in giovane età e la salute in età avanzata”, spiega Sébastien Roques, ricercatore del CNRS e coautore dello studio. I fenicotteri stanziali “vivono intensamente all’inizio, ma pagano questo ritmo in seguito. I migranti, d’altra parte, sembrano invecchiare più lentamente”.
Parliamo di uccelli con una lunga aspettativa di vita (alcuni vivono fino a oltre 50 anni), utili anche per comprendere l’invecchiamento negli animali. “È proprio questo il motivo per cui abbiamo continuato questo studio a lungo termine. Avviato nel 1977 in Camargue, etichettando i fenicotteri con anelli leggibili a distanza con un telescopio, questo programma ci permette ancora oggi di osservare animali marcati quell’anno”, spiegano Arnaud Béchet e Jocelyn Champagnon, direttori di ricerca presso il Tour du Valat e coautori dello studio. “Si tratta di un set di dati unico che si sta rivelando prezioso per comprendere i meccanismi dell’invecchiamento nelle popolazioni animali”.
Svelare i segreti dell’invecchiamento
“Comprendere le cause dei cambiamenti nel tasso di invecchiamento è un problema che ha ossessionato ricercatori e filosofi poliedrici fin dall’antichità”, ricorda Hugo Cayuela, uno dei coautori dello studio, ricercatore presso l’Università di Oxford. “Per molto tempo abbiamo pensato che queste variazioni si verificassero principalmente tra specie. Ma recentemente la nostra percezione del problema è cambiata. Stiamo accumulando prove che dimostrano che, all’interno della stessa specie, gli esemplari spesso non invecchiano alla stessa velocità a causa di variazioni genetiche, comportamentali e ambientali”.
Insomma, studiando come alcuni animali nascono, si riproducono e muoiono, gli scienziati sperano di svelare i segreti dell’invecchiamento. E chissà che la migrazione (o i viaggi) non abbia effetti anche sugli esseri umani.


