Un’idea fuori dagli schemi che apre alla speranza contro un tumore difficile da trattare. E questo sia negli esseri umani che… nei gatti.
Il tutto grazie al primo studio clinico in assoluto su una nuova classe di farmaci sperimentati nei felini domestici affetti da carcinoma squamocellulare della testa e del collo (HNSCC), un tumore mortale e difficile da trattare che colpisce anche l’uomo.
Simbolo di questa ricerca – innovativa fin nell’approccio – è Jak, un gatto nero a pelo corto per il quale la terapia ha fatto la differenza.
Come si legge su ‘Cancer Cell’, lo studio ha rilevato che il 35% dei gatti sottoposti al trattamento è riuscito a controllare la malattia con effetti collaterali minimi per diversi mesi. E oltretutto il farmaco potrebbe essere efficace anche negli esseri umani.
“Questo studio evidenzia due risultati importanti”, afferma infatti uno degli autori, Daniel Johnson dell’Helen Diller Family Comprehensive Cancer Center dell’Università della California a San Francisco. “Ci ha dimostrato che è possibile colpire un fattore di trascrizione che guida l’oncogenesi. Inoltre ha dimostrato che gli studi clinici sugli animali domestici possono produrre risultati più affidabili rispetto ai test sui modelli murini”, ovvero sui topi.
Il farmaco contro il tumore e l’idea dei gatti
Concepito inizialmente per il trattamento dei tumori della testa e del collo nell’uomo, questo farmaco è il primo a colpire il fattore di trascrizione STAT3, presente in una vasta gamma di tumori solidi e liquidi, tra cui la maggior parte dei casi di carcinoma squamocellulare della testa e del collo.
L’idea di testare il medicinale sui gatti domestici è nata da una discussione che la ricercatrice Jennifer Grandis aveva avuto con sua sorella, veterinaria. Quest’ultima le aveva spiegato che i tumori come questo sono estremamente difficili da trattare nei felini di casa e che la maggior parte degli animali muore entro 2-3 mesi dalla diagnosi.
“Esiste una notevole somiglianza clinica, istopatologica e immunologica tra il carcinoma squamocellulare della testa e del collo del gatto e quello umano”, sottolineano gli autori.
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La storia di Jak
Dicevamo di Jak, il bel gatto nero a pelo corto di 9 anni che vedete nelle foto (Credits: Tina Thomas). Quando gli è stato diagnosticato questo tumore, il veterinario gli aveva dato solo 6-8 settimane di vita.
“È stato un vero colpo allo stomaco”, racconta la sua proprietaria, Tina Thomas. “Volevamo più tempo con lui. Quando ho scoperto di questa sperimentazione clinica, ho capito che volevo che ne facesse parte.”
Così Jak si è sottoposto a una serie di trattamenti settimanali per un mese. Durante questo periodo i suoi sintomi – principalmente la lacrimazione oculare – sono notevolmente migliorati. Alla fine l’animale è sopravvissuto per più di 8 mesi dopo la diagnosi.
“È stato significativo per noi: in quel periodo, mio figlio ha finito l’università e mia figlia il master. Jak ha potuto trascorrere un altro Natale con noi e adorava il nostro albero”, continua la Thomas.

I risultati dello studio
A parte una lieve anemia, nessuno dei gatti coinvolti nella sperimentazione ha sviluppato effetti collaterali attribuibili al trattamento anti-tumore. Dei 20 gatti arruolati, 7 hanno mostrato una risposta parziale o una stabilizzazione della malattia durante il periodo di studio. Tra questi poi, la sopravvivenza media post-trattamento è stata di 161 giorni.
Quando i ricercatori hanno esaminato le masse e e i campioni di sangue dei felini coinvolti, hanno notato che il composto agiva in due modi: non solo bloccava l’attività di STAT3, ma aumentava anche i livelli di PD-1, una proteina associata alla risposta immunitaria al tumore.
Le prospettive per la ricerca contro il tumore
“Questo studio è un ottimo esempio” per un approccio innovativo rispetto ai test sui topi da laboratorio, “che non sono nemmeno i migliori modelli di tumori umani”, evidenzia Grandis.
“Collaborando con oncologi veterinari e conducendo sperimentazioni cliniche su animali da compagnia, possiamo imparare moltissimo sul funzionamento di questi farmaci, aiutando al contempo gli animali domestici. Nessuno dei gatti coinvolti in queste sperimentazioni è stato danneggiato e molti ne hanno tratto beneficio”, assicura.
Attualmente il team collabora con una piccola azienda biotech per portare avanti le sperimentazioni del nuovo composto sia sugli animali domestici che sugli esseri umani. Non resta che attendere i risultati.


