West Nile Virus e Chikungunya, che cosa succede in Italia

pioggia zanzare West Nile Virus

Salgono ancora i casi di West Nile Virus in Italia: siamo arrivati a 680 (erano 647 nel precedente bollettino), con 48 decessi. Gli ultimi numeri diffusi dall’Istituto superiore di sanità (Iss) descrivono una stagione ‘vivace’ per le arbovirosi. Infatti salgono anche i casi di Chikungunya: sono stati 309 quelli confermati al 23 settembre.

Nel caso di questa infezione solo 41 contagiati sono associati a viaggi all’estero: 268 casi sono autoctoni, con quattro episodi di trasmissione locale del virus Chikungunya in due Regioni (Emilia-Romagna e Veneto).

“La crescente prevalenza di malattie trasmesse da vettori evidenzia la necessità di strumenti di modellazione predittiva, in grado di orientare il processo decisionale in materia di salute pubblica, soprattutto in assenza di vaccini efficaci”, sottolineano i ‘tre moschettieri dell’epidemiologia’ Francesco Branda, Massimo Ciccozzi (entrambi dell’Università Campus Bio-Medico di Roma) e Fabio Scarpa (Università di Sassari), che insieme a un gruppo di colleghi fra cui Pietro Hiram Guzzi (Università Magna Graecia di Catanzaro), hanno dedicato al West Nile Virus uno studio su ‘F1000Reasearch’.

Ma c’è di più: su ‘Pathogens and Global Health’ il terzetto di Gabie, insieme ad altri colleghi fra cui Davide Zella, invita a far tesoro della lezione di Covid-19.

La corsa delle malattie un tempo tropicali

Un tempo confinate alle regioni tropicali o subtropicali, ormai infatti le malattie come Chikungunya e West Nile Virus “stanno raggiungendo aree più temperate e densamente popolate, tra cui Europa e Nord America. Tuttavia, nonostante questa espansione, non esiste ancora un sistema centralizzato completo per il monitoraggio e la raccolta di dati in tempo reale, né tantomeno un’infrastruttura integrata per tracciare l’evoluzione del virus, le sue mutazioni e le epidemie emergenti”, scrivono Ciccozzi e compagni su ‘Pathogens and Global Health’.

“Perché ci troviamo in questa situazione? Com’è possibile che, nonostante i progressi tecnologici e la consapevolezza delle minacce globali, non siamo ancora riusciti a implementare una rete di dati condivisi su larga scala per gli arbovirus?”, si chiedono gli epidemiologi. Dopo la recente pandemia, farsi trovare impreparati appare come un errore doppio.

West Nile Virus, la risposta dei ricercatori italiani

Con l’autunno che alterna “sole e pioggia, la ‘coda’ della stagione delle zanzare rischia di essere lunga. Bisogna intervenire”, ribadisce Ciccozzi parlando con Fortune Italia.

Come? A partire dai dati. “Abbiamo sviluppato un framework computazionale modulare che simula e analizza le dinamiche di trasmissione del West Nile Virus attraverso modelli compartimentali che catturano le complesse interazioni ecologiche tra ospiti aviari, zanzare vettori e popolazioni umane”, spiega il team di studiosi nel lavoro su ‘F1000Reasearch’.

“Il nostro sistema integra parametri epidemiologici con meccanismi di intervento personalizzabili, facilitando la valutazione di approcci di mitigazione specifici per ogni scenario. Distinguendosi dai modelli statici convenzionali, questo framework consente dunque di modellare interventi dinamici e sensibili al fattore tempo, tra cui il controllo mirato delle zanzare e la gestione strategica della popolazione di uccelli, le due principali strategie di contenimento attualmente impiegate contro il West Nile Virus”, continua il gruppo di Ciccozzi.

Utilizzando simulazioni che riflettono scenari di epidemia realistici, gli studiosi hanno valutato come le diverse intensità di intervento e i tempi di attuazione influenzino la progressione dell’epidemia.

“I nostri risultati rivelano che le strategie a doppio bersaglio, implementate precocemente e rivolte sia alle popolazioni di vettori che ai serbatoi aviari, possono ridurre sostanzialmente le dinamiche di trasmissione e minimizzare il rischio di esposizione umana. Questo quadro funge da piattaforma completa di supporto decisionale per i decisori politici e le agenzie di controllo dei vettori, fornendo approfondimenti meccanicistici sull’efficacia degli interventi non farmaceutici contro i patogeni zoonotici all’interno di sistemi ecologici complessi”. Interventi che vanno messi in pratica.

Il monito dell’epidemiologo

“Considerati i numeri delle arbovirosi e il meteo di queste settimane, con l’alternarsi di pioggia e sole, sarebbe bene non sottovalutare le zanzare – dice a Fortune Italia l’epidemiologo Massimo Ciccozzi – I cambiamenti climatici la fanno da padrone e fanno addirittura cambiare le rotte degli uccelli migratori. Alcuni si adattano e diventano stanziali, e questo è dovuto alle temperature più favorevoli anche per le stesse zanzare, unici vettori di arbovirus e talvolta di malattie”, conclude.

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