Sono per lo più donne sopra i 40 anni, con un ampio giro vita e hanno un’esistenza molto complicata. Colpa dell’asma grave eosinofilico, una frequente declinazione dell’asma grave (in Italia su 3 milioni di asmatici, il 10% circa è affetto dalla forma grave e di questi, più della metà, quindi fino a 200.000 persone, dalla forma eosinofilica) che può arrivare a devastare l’esistenza, una crisi dietro l’altra.
Fino a qualche tempo fa molti pazienti (circa il 64%, secondo dati 2019 del Severe Asthma Network Italy, SANI) erano praticamente dipendenti dalle compresse di cortisone (oltre a cassetti interi di ‘puff’ per la terapia inalatoria), con tutti i danni conseguenti ad una terapia sistemica cronica a base di steroidi (osteoporosi, cataratta, diabete di tipo 2, disturbi gastro-intestinali, ipertensione, ecc).
I costi della terapia cortisonica
“Ci siamo presi la briga di analizzare i costi generati dagli effetti indesiderati di questa terapia protratta per lunghi periodi; utilizzando i dati di un registro italiano (SANI), li abbiamo quantificati in 242 milioni di euro l’anno” ricorda il professor Giorgio Walter Canonica, Senior Consultant Centro di Medicina Personalizzata Asma e Allergie Humanitas University & Istituto Clinico e di Ricerca IRCCS di Milano.
Asma grave: i biologici
Ma ovviamente, questa è solo una parte della storia. Il vero burden della malattia, per molti devastante, è raccontato dalla vita quotidiana di questi pazienti, costellata di esarcerbazioni, di corse al pronto soccorso, di ricoveri, oltre che dalla dipendenza dalla terapia cortisonica sistemica anche per lunghi periodi. Ma l’arrivo dei biologici anche in questo settore della medicina ha fatto segnare una svolta radicale, rendendo accessibile l’obiettivo ‘remissione clinica’, codificato in quattro criteri: assenza di necessità di terapia cortisonica sistemica, assenza di esacerbazioni, assenza di sintomi e funzione polmonare stabile.
“Per molto tempo – ricorda il professor Canonica – l’obiettivo principale della terapia è stato il controllo delle manifestazioni dell’asma; ma oggi, grazie ai farmaci biologici, abbiamo alzato l’asticella e puntiamo alla remissione clinica. Questi farmaci consentono in molti pazienti di eliminare la terapia cortisonica sistemica e di ridurre anche quella inalatoria, naturalmente attraverso un’attenta gestione da parte del medico”.
Un obiettivo questo molto sfidante dell’approccio treat to target, ma raggiungibile, come dimostrano i risultati dello studio italiano real life ANANKE, presentati al congresso della Società Europea di Medicina Respiratoria (ERS) in corso ad Amsterdam. È l’ultimo capitolo di un programma di studi (l’acronimo di ANANKE sta per ChAracterisation of ItaliaN severe uncontrolled Asthmatic patieNts Key features when receiving Benralizumab in a real life setting: an observational rEtrospective study), che ha già prodotto 8 pubblicazioni scientifiche; in questo caso si tratta di uno studio multicentrico, osservazionale, retrospettivo, condotto su oltre 200 pazienti con asma grave eosinofilico, arruolati presso 21 pneumologie nazionali e trattati con benralizumab, un anticorpo monoclonale, somministrato sottocute ogni due mesi, diretto contro il recettore dell’interleuchina 5 (IL-5) sugli eosinofili.
Il farmaco biologico determina in questo modo la distruzione e la deplezione quasi completa di queste cellule nel sangue, nel midollo osseo e nei tessuti. In questo modo si eliminano direttamente le cellule responsabili del danno, il braccio armato dell’infiammazione sottesa all’asma grave eosinofilico; bloccare il recettore di IL-5 fa dunque sì che tutti i processi patologici portati avanti dagli eosinofili vengano spenti.
“I risultati di ANANKE – afferma il professor Canonica – dimostrano che il trattamento è in grado di indurre una rapida risposta clinica già a 3 mesi dall’inizio del farmaco in un’ampia percentuale di pazienti, ma soprattutto che è in grado di migliorarne gli esiti a 12 mesi e di mantenerli fino a 24, offrendo quindi una remissione rapida e duratura nel tempo. Questi risultati possono indurre una maggior ‘fidelizzazione’ del paziente alla terapia, con conseguente miglioramento dell’aderenza, che da sempre è il tallone d’Achille del trattamento delle malattie ostruttive bronchiali croniche”.
Nonostante il nome di questo programma di studi, ANANKE, rimandi alla dea primordiale della mitologia greca, personificazione della necessità, del fato e dell’inevitabilità, vivere una vita migliore, liberi dalle costrizioni dell’asma grave eosinofilico e dagli effetti indesiderati della terapia cortisonica sistemica, oggi è dunque possibile.
Attualmente benralizumab è al centro di un ampio programma di sviluppo clinico che punta ad estenderne l’impiego ad altre patologie eosinofilo-correlate, spesso malattie rare, orfane di terapia; di recente EMA ha dato l’Ok all’impiego del farmaco per il trattamento della Granulomatosi Eosinofila con Poliangite (EGPA o sindrome di Churg-Strauss).

