Nisticò (Aifa): “AI contro i superbug? Strumento grandioso”

Nisticò, presidente dell'Aifa.

Un tesoretto da 20 mln di euro per dare benzina alla ricerca indipendente sull’antimicrobico-resistenza e la medicina di precisione. A metterlo sul tavolo è il secondo Bando di ricerca indipendente 2025, promosso dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa).

Finanziato con un Fondo costituito dal 5% delle spese promozionali sostenute ogni anno dalle aziende farmaceutiche, è rivolto ai ‘cervelli’ di enti e istituzioni pubbliche e punta a ottenere risultati concreti contro quella che è una minaccia reale, come ci ha assicurato il presidente Aifa Robert Nisticò. Al loro fianco, però, i ricercatori hanno un potente alleato: l’AI.

Nel mirino c’è “una pandemia silente che, secondo le ultime stime del Centro europeo per il controllo delle malattie (Ecdc), provoca 12mila morti l’anno nel nostro Paese”. Contro i superbatteri è necessario un cambio di passo. Ma questa non è più una ‘missione impossibile’, grazie alle nuove tecnologie. Il Bando punta a valutare nuove combinazioni terapeutiche di antimicrobici e a favorire strategie innovative per migliorarne l’efficacia. Ma anche a individuare marcatori predittivi della risposta a questi farmaci e ad accelerare lo sviluppo di nuovi strumenti diagnostici, come i test rapidi. “Occorre assicurare un uso ottimale degli antibiotici, per evitare che diventino armi spuntate”, ammonisce il numero uno di Aifa.

Quanto al capitolo ‘medicina di precisione’, il Bando punta a esplorare le potenzialità della farmacogenomica e il contributo dell’intelligenza artificiale in particolare in oncologia, neurologia e psichiatria. Le proposte possono essere inviate fino alle ore 12 di martedì 18 novembre (tramite il nuovo Sistema di Ricerca Indipendente disponibile sul portale dei servizi Aifa). Insomma, la posta in gioco è alta ma in via del Tritone l’attenzione è massima.

Come mai la ricerca per anni ha messo da un po’ da parte gli antibiotici?

Ci sono una serie di ragioni diverse. Tra queste il fatto che è difficilissimo scoprire antibiotici con meccanismi d’azione nuovi, e parlo dal punto di vista della ricerca preclinica. Si tratta di una sfida complessa: non è un caso che oggi stiamo usando medicinali i cui meccanismi d’azione sono stati individuati una trentina d’anni fa. Recentissimamente però è stata scoperta una molecola, la lariocidina, prodotta da batteri del suolo, che agisce con un meccanismo innovativo (si lega direttamente al ribosoma dei batteri bloccandone la produzione di proteine e quindi la crescita, ndr): questo la rende promettente per la lotta all’antibiotico-resistenza.

Ma siamo ancora in una fase precoce della ricerca: non è detto che tutto ciò si traduca in un farmaco. A pesare sono anche i problemi burocratici e gli alti costi della ricerca pre-clinica e clinica. Infine c’è da considerare che, quando abbiamo un nuovo antibiotico che entra in commercio, vogliamo che lo si utilizzi in modo molto prudente, per evitare le resistenze. Ma così mancano gli incentivi di mercato essenziali per chi porta avanti gli studi e per chi produce questi farmaci. Insomma, se non fissiamo una posta sul tavolo, nessuno si metterà in gioco in un campo poco redditizio come questo.

A quale obiettivo punta con il nuovo Bando per la ricerca indipendente?

Bisogna stimolare la ricerca non solo per favorire la scoperta di nuovi antibiotici, ma anche per evitare che quelli che abbiamo diventino armi spuntate. Insomma, dobbiamo ancora imparare a usare bene i medicinali che ci sono. Come? Con il Bando si finanziano studi clinici volti a migliorare l’efficacia e l’appropriatezza d’uso di questi farmaci.

Ma si potrà anche indagare sul riposizionamento di molecole conosciute, testandole per nuove indicazioni o realizzare indagini mirate alla valutazione di differenti combinazioni terapeutiche. Anche per razionalizzare le prescrizioni, migliorando la qualità della vita dei pazienti e ostacolando il fenomeno delle resistenze. Il ritorno deve essere concreto per la sanità italiana e per la nostra Agenzia.

Intelligenza umana e artificiale possono fare gioco di squadra. Ma quale contributo può dare l’AI alla ricerca di nuovi antibiotici?

L’intelligenza artificiale è uno strumento grandioso che, nella farmaceutica, sta già cambiando la ricerca e lo sviluppo di nuovi farmaci da parte delle imprese del settore. L’AI consente di raccogliere e analizzare enormi quantità di dati clinici e genomici in tempi rapidi, per l’ottimizzazione delle terapie e la medicina di precisione.

Pensando all’antibiotico-resistenza, un altro aspetto chiave è quello della diagnostica. Oggi spesso diamo gli antibiotici ai pazienti senza sapere esattamente quale sia il patogeno da colpire. Sviluppare una diagnostica sempre più rapida e accessibile può rivelarsi essenziale per trattamenti mirati, evitando l’uso inappropriato e le resistenze. L’AI ci può aiutare anche a identificare i marcatori predittivi e ad abbattere i tempi, risparmiando risorse umane ed economiche.

Voglio poi ricordare alcune nuove scoperte basate sull’intelligenza artificiale e il deep learning: ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (Mit) hanno scoperto una classe di antibiotici in grado di eliminare un batterio resistente ai farmaci, lo Staphylococcus aureus resistente alla meticillina, che ogni anno causa più di 10mila morti solo negli Stati Uniti (lo studio è stato pubblicato su Nature, ndr).

Quindi l’AI sta già cambiando le cose dal punto di vista della scoperta di nuovi meccanismi d’azione, ma anche da quello diagnostico. Senza dimenticare la clinica: lo specialista può beneficiare degli strumenti di intelligenza artificiale per dare al singolo paziente il farmaco giusto. Evitando interazioni con altri medicinali e ottimizzando l’uso degli antibiotici, anche con un occhio alla sostenibilità.

Quale messaggio rivolge ai ricercatori italiani e alle accademie?

Da un lato l’Aifa è alleata della ricerca indipendente, in un mondo in cui gli studi sono sempre più legati a finanziamenti privati. Da quando sono qui abbiamo lanciato due bandi importanti, uno sulle malattie rare e ora questo sull’antimicrobico-resistenza e la medicina di precisione. Ma c’è anche il fatto che la resistenza agli antibiotici è un fenomeno globale, che deve essere affrontato in un’ottica One Health declinata anche a livello locale.

Aifa è impegnata insieme all’Ema (Agenzia europea dei medicinali) su quella che è una delle priorità dell’European medicines agencies network strategy (l’acronimo è Emans 2028, ndr): si tratta della road map che guiderà l’intera rete europea di regolamentazione dei farmaci nei prossimi anni per affrontare le sfide future. Tra queste, appunto, c’è la risposta alla resistenza antimicrobica.

Inoltre come Agenzia nazionale dobbiamo saper comunicare bene con le Regioni, con i cittadini, con i medici e i farmacisti: figure chiave nella lotta ai superbatteri sul territorio. Sono convinto, infine, dell’importanza delle strategie push and pull (‘spingi’ e ‘attira’), che da una parte incentivano la ricerca e dall’altra stimolano le imprese a impegnarsi su questo settore complesso e sfidante. Occorre agire a monte e a valle, e noi ce la stiamo mettendo tutta.

La pipeline dei nuovi antibiotici in arrivo

Sono meno di 100 gli antimicrobici in fase di sviluppo clinico nel mondo: gli ultimi dati

Il pericolo è chiaro: ritrovarsi con armi spuntate, non più in grado di battere i germi che ci minacciano. La buona notizia è che il pharma – dopo un certo rallentamento – sembra aver ascoltato l’appello delle organizzazioni internazionali a fare di più per scongiurare l’apocalisse antimicrobica.

Stando agli ultimi dati forniti da Farmindustria, gli antibiotici in sviluppo clinico nel mondo sono 97 e quelli in sviluppo preclinico 244. A queste molecole dobbiamo aggiungere  155 vaccini per batteri ‘WHO priority’ in sviluppo (sia preclinico che clinico. Fonte: WHO Global Observatory on Health R&D June 2024).

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