La stanchezza le si legge sul viso, ma gli occhi brillano di gioia. Rossana Berardi ordinario di Oncologia Medica presso l’Università Politecnica delle Marche, presidente di Women for Oncology Italy e Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica è il nuovo presidente eletto dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom). Una vera campionessa della leadership al femminile che ha ricevuto una valanga di preferenze. L’abbiamo intervistata all’indomani della sua proclamazione
Quali sono le sue impressioni a caldo di fronte al successo riscosso in questa votazione?
Il primo pensiero che ho avuto è stato ovviamente di soddisfazione, ma soprattutto di tanta gratitudine. La mia candidatura è nata sospinta da tanti, colleghe e colleghi. E quindi sono grata e onorata della fiducia che mi hanno accordato. È stata una campagna lunga, intensa e provante, durata 15 mesi, che mi ha consentito di conoscere in modo capillare tante realtà, tanti colleghi meravigliosi, buone pratiche, ma anche tante criticità. Questo mi ha permesso di costruire un programma e una visione che fosse realmente condivisa. È la prima volta nella storia della nostra società scientifica che il programma è stato costruito con mille mani insieme. E non è un modo di dire. Avevo realizzato una ‘lavagna’, cuore pulsante del programma, al quale hanno contribuito con condivisioni, consensi e idee più di mille persone.
Ha voluto chiamare il suo programma elettorale ‘I believe’. In cosa crede Rossana Berardi?
Io credo in Aiom, per Aiom e con Aiom. Dobbiamo essere parte di una società scientifica, lasciando fuori personalismi e gli interessi dei singoli. ‘I believe’ stava proprio ad indicare il forte spirito di dedizione e di servizio che mi muove in Aiom da oltre 25 anni. Sono tra i fondatori di ‘Aiom Giovani’; 25 anni fa eravamo un gruppo di giovanissimi che hanno dato vita a questo working group che oggi è super attivo e meraviglioso. In questa militanza ho veramente avuto la possibilità di ricoprire tutte le cariche in Aiom: da quelle regionali, alle nazionali, come consigliere prima e come tesoriere poi. Credo fortemente nel potere della nostra Associazione.
Lei ha creato anche il capitolo italiano di Women for Oncology. Che ruolo hanno avuto le donne nella sua elezione?
Questa è stata la vittoria di Women for Oncology (W4O), anche se in realtà le 1.039 persone che mi hanno votato sono sia donne che uomini. Ma di certo la mia candidatura è stata fortemente sostenuta da W4O con uno sguardo che va al superamento del gender gap, una delle tematiche che più ho affrontato in campagna elettorale. Noi dovremmo essere tutti al servizio di un progetto comune, che vada a superare tutte le disuguaglianze e pregiudizi. W4O ha voluto sostenere me e Nicla La Verde come Tesoriere, quindi una doppia vittoria, che ci onora tantissimo. Ed essendo W4O uno spin off dell’iniziativa ESMO (Società Europea di Oncologia Medica) questo ci dà anche un respiro di networking internazionale che non può che far bene ad Aiom.
È ancora presto per parlare di linee programmatiche della sua presidenza futura?
Questo è il momento del presidente Massimo Di Maio e io mi metterò al suo fianco, con rispetto, lealtà e spirito di collaborazione perché ritengo che abbia la giusta vision per far crescere Aiom. Di certo sarò al suo fianco per aiutarlo a realizzare il suo progetto, che sarà anche la base per costruire il mio progetto, per garantire una continuità. Il consenso enorme che c’è stato in questa elezione porta anche delle richieste importanti e delle responsabilità che ci dobbiamo assumere. La voglia di innovazione, di maggior ascolto, dialogo, inclusione, accoglimento di ogni contributo è stata davvero tangibile. E a questa dobbiamo dar riscontro da subito.
Qual è stata la sua soddisfazione più grande alla notizia dei risultati della votazione?
Mio figlio Leonardo [è uno studente al primo anno di medicina, n.d.r.], che mi è stato vicino in tutti questi lunghi mesi, anche aiutandomi a realizzare i video per la mia campagna sui social, ha pubblicato sul suo profilo LinkedIn un post che mi ha profondamente commossa: “Di solito è mia madre a dire di essere fiera di me. Ma questa volta sono io a dire quanto sono fiero di lei. Vederla raggiungere questo traguardo non è solo di ispirazione. È un modo di ricordare dove si può arrivare con la passione e la perseveranza”. Per una madre, credo che non ci sia niente di più bello.

