Buone notizie sul fronte dell’assistenza ospedaliera nella Penisola, pur se a fronte di forti diseguaglianze. A fare la differenza è, ancora una volta, il codice di avviamento postale, con gli ospedali migliori d’Italia che si concentrano in alcune aree del Paese, dal Veneto alla Lombardia, passando per l’Emilia Romagna e la Toscana, anche se non mancano le sorprese, vedi il caso di Città di Castello, in Umbria, ma anche quello dell’Aou Federico II di Napoli e l’Umberto I – G. M. Lancisi nelle Marche.
Dalla mappa tracciata dal Programma nazionale esiti (Pne) 2025 ‘targato’ Agenas emerge comunque una qualità dell’assistenza in complessivo miglioramento, “ma il sistema rimane segnato da forti diseguaglianze territoriali, e da un divario Nord-Sud” persistente. Nell’edizione 2025 sono state valutate 1.117 strutture di ricovero per acuti (pubbliche e private), utilizzando i dati delle schede di dimissione ospedaliera, linkati con l’Anagrafe tributaria (per la verifica dello stato in vita dei pazienti) e con il flusso dell’emergenza-urgenza (Emur) per la parte relativa al pronto soccorso.
La top 15 degli ospedali italiani
Il risultato di tutto questo lavoro non è una classifica, come ripetono da anni dall’Agenzia, ma un elenco di aziende ospedaliere che – dati alla mano – hanno fatto meglio di altre. Alla base, ricorda Adnkronos Salute, c’è uno strumento per le attività di audit, il ‘treemap’, che permette di restituire una rappresentazione grafica sintetica della qualità delle cure, attraverso gli indicatori relativi a 8 diverse aree cliniche.
Ebbene, tra le 871 strutture valutate con il ‘treemap’ nella presente edizione (pari al 78% di quelle per acuti), 189 – il 21% – hanno raggiunto “valutazioni alte/molto alte su tutte le aree sulle quali sono state valutate”.
Ecco i 15 ospedali valutati su almeno 6 aree, che hanno raggiunto nel 2024 un “livello alto o molto alto”: Ospedale Bolognini (Lombardia); ospedale di Montebelluna (Veneto); ospedale Bentivoglio (Emilia-Romagna); ospedale di Città di Castello (Umbria); ospedale Maggiore Di Lodi (Lombardia); Fondazione Poliambulanza (Lombardia); ospedale Papa Giovanni XXIII (Lombardia); Istituto Clinico Humanitas (Lombardia); ospedale di Cittadella (Veneto); ospedale Fidenza (Emilia-Romagna); Pof Lotti Stabilimento di Pontedera (Toscana); Stabilimento Umberto I – G. M. Lancisi (Marche); Aou Federico II di Napoli (Campania); Ospedale di Savigliano (Piemonte); Ospedale di Mestre (Veneto).
I rimandati
Dall’altra parte della lista troviamo i 198 ospedali ‘rimandati’ – su 330 audit messi in cantiere dall’Agenas – su 1.117 (quasi il 20%). Strutture pubbliche o private da “invitare al processo di revisione della qualità delle codifiche”, si legge nel report dell’Agenas.
Secondo l’Agenas, “il dato risulta comunque in miglioramento rispetto allo scorso anno”. Forse non stupirà troppo, ma in Campania (51), Sicilia (43) e Puglia (19), Calabria (12), si concentra la metà delle strutture ‘rimandate’.
Il giudizio complessivo
Dal Pne 2025 emerge nel complesso un “sistema ospedaliero italiano in salute, con una variabilità che non è solo Nord-Sud ma è anche tra i grandi centri urbani – dove sono concentrate le eccellenze ospedaliere – e invece le aree interne dove gli ospedali sono ‘di meno’ e dove non c’è tendenzialmente una concentrazione di casistica associata agli esiti di salute”, ha concluso Americo Cicchetti, Commissario straordinario di Agenas, parlando con Adnkronos Salute a margine della presentazione del Piano nazionale esiti.
Insomma, il diritto alla salute a livello ospedaliero è declinato ancora in modo diverso e non mancano le criticità, anche se il livello si sta alzando. Anche grazie a programmi di monitoraggio come questo.

