Gli ultimi numeri in Italia indicano una situazione di sostanziale stabilità: nel 2025 sono circa 390.000 le nuove diagnosi di tumore, con una tendenza alla diminuzione alla luce della progressiva riduzione dei casi ahimè solo negli uomini. E anche i dati della Commissione Europea confermano per la prima volta in Europa un calo dell’1,7% dei casi complessivi, addirittura del 2,6% in Italia. Un trend legato alla diminuzione totale della popolazione e alla riduzione delle diagnosi di tumore del polmone nei maschi, segnalano gli esperti.
Non solo: i decessi per tumore negli ultimi 10 anni si sono ridotti del 9% nel nostro Paese. Dati migliori rispetto alla media europea, che si traducono in una sopravvivenza a 5 anni più alta nei tumori più frequenti, cioè in quelli di seno (86% rispetto a 83%), colon-retto (64,2% rispetto a 59,8%) e polmone (15,9% rispetto a 15%). Nel nostro Paese, inoltre, in 5 anni (2020-2024), è aumentato il numero di cittadini che aderiscono ai programmi di prevenzione secondaria. Inoltre, nel 2022, sono state stimate 192.000 morti per cancro in Italia, con un tasso di mortalità di 256 decessi per 100.000 abitanti, inferiore del 3,1% rispetto alla media dell’Unione Europea.
È ricca di dati la ‘fotografia’ che emerge da ‘I numeri del cancro in Italia 2025’, giunto alla quindicesima edizione e realizzato da Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), AIRTUM (Associazione Italiana Registri Tumori), Fondazione AIOM, Osservatorio Nazionale Screening (ONS), PASSI (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia), PASSI d’Argento e della Società Italiana di Anatomia Patologica e di Citologia Diagnostica (SIAPeC-IAP). Vediamo meglio il report.
“Le disuguaglianze sociali nell’accesso alla diagnosi precoce e la persistenza di comportamenti a rischio rappresentano sfide urgenti, che richiedono un’azione decisa e coordinata”, scrive il ministro della Salute, Orazio Schillaci, nella prefazione del libro. “Il Piano Oncologico Nazionale 2023-2027 è una risposta concreta a queste sfide: dall’integrazione dei percorsi assistenziali, al potenziamento della prevenzione, fino allo sviluppo della ricerca. L’epidemiologia dei tumori sta cambiando e la prevenzione è la leva strategica su cui investire. Abbiamo stanziato risorse per ampliare la fascia di età da sottoporre agli screening del cancro della mammella e del colon retto. Così come garantiamo fondi per la Rete italiana per lo screening del cancro del polmone. Il nostro obiettivo è inserire quanto prima anche questo screening nei programmi gratuiti del Servizio Sanitario Nazionale. Inoltre, con l’aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza sarà introdotto un programma di sorveglianza attiva per i tumori ereditari della mammella e dell’ovaio“, ribadisce Schillaci.
Screening in crescita (anche al Sud)
Per lo screening mammografico la copertura è passata dal 30% nel 2020 al 50% nel 2024, per il test del sangue occulto nelle feci (per la diagnosi precoce del tumore del colon retto) dal 17% al 33% e per lo screening cervicale dal 23% al 51%. Significativo il recupero del Meridione, dove è triplicata la copertura: la mammografia è aumentata dal 12% al 34%, il test del sangue occulto fecale dal 5% al 18% e lo screening cervicale dal 12% al 37%.
Il rapporto segnala però alcune criticità, come l’elevata mobilità sanitaria regionale al Sud per interventi chirurgici per tumore del seno, con indici di fuga tre volte superiori a quelli del Centro-Nord. In Italia, nel 2023, sono stati effettuati 66.351 interventi per carcinoma mammario (61.128 nella Regione di residenza, 5.223 fuori Regione): a livello nazionale la percentuale di chirurgia mammaria in mobilità è pari a circa l’8%, ma si va dal 5% al Nord al 15% al Sud.
Tumore e stili di vita
Quanto alla prevenzione primaria, in Italia il 24% degli adulti fuma, il 33% è in sovrappeso e il 10% è obeso, il 58% consuma alcol e il 27% è sedentario. “Grazie al progresso terapeutico, che introduce in pratica clinica nuove indicazioni e nuove sequenze di trattamento, e al prolungamento del tempo di cura, il carico di lavoro per le strutture sanitarie cresce notevolmente, molto più di quanto aumentino la forza lavoro e gli ospedali – segnala Massimo Di Maio, presidente Aiom – E i campanelli d’allarme per il numero di medici e infermieri del Servizio Sanitario Nazionale suonano in continuazione, non ultimo per fenomeni che giocano contro la tenuta del servizio pubblico. Che, al contrario, rappresenta una ricchezza del Paese, che va difesa in ogni modo. Abbiamo sempre più bisogno di prevenzione, sia per far diminuire il numero di persone che si ammalano sia per fare le diagnosi, laddove si può, più presto, quando la probabilità di guarire è più alta e l’impegno terapeutico, per il paziente e per il Servizio Sanitario Nazionale, è minore”.
Dal canto suo Francesco Perrone, presidente Fondazione AIOM, accende i riflettori sulla tossicità finanziaria e le diseguaglianze. “Bisogna tutelare il diritto alla salute e contenere le disequità, ancora troppo evidenti. È grande anche il bisogno di cure palliative, da associare alle terapie antineoplastiche, per evitare che il fine vita si traduca in un momento di abbandono”.
Torniamo alle abitudini alleate del tumore: il fumo resta più frequente fra gli uomini (28%) rispetto alle donne (20%) ed è fortemente associato allo svantaggio sociale, coinvolgendo molto di più le persone con difficoltà economiche (36%) rispetto a chi dichiara di non averne (21%). “Un altro fattore di rischio è il sovrappeso – spiega Rossana Berardi, presidente eletto AIOM – L’eccesso ponderale riguarda il 43% degli adulti in Italia. Dal 2008 le analisi temporali mostrano un aumento dell’eccesso ponderale a livello nazionale, sostenuto da un incremento, contenuto ma statisticamente significativo, dell’obesità nel Nord, a fronte di una riduzione che ha avuto inizio negli anni più recenti nel Meridione. Il gradiente geografico dell’eccesso ponderale resta a sfavore del Sud e in alcune Regioni, come Campania, Puglia e Molise, la metà della popolazione adulta è in sovrappeso. Ai problemi con la bilancia si associa spesso l’assenza di attività fisica. In questo caso, però, si avverte un’inversione di tendenza. Agire su peso e stile di vita è uno strumento concreto di prevenzione e cura del cancro, in linea con l’approccio One Health”.
I viaggi della speranza
Quanto alla mobilità sanitaria fra Regioni in caso di tumore del seno, “l’analisi degli indici di fuga per macroaree territoriali mostra come al Sud la mobilità passiva risulti 3 volte più alta rispetto al Centro-Nord. Lombardia, Friuli Venezia Giulia e Lazio presentano i livelli di fuga più bassi, con valori rispettivamente intorno al 1,5%, 2,5% e 4%. Tutte le Regioni del Sud mostrano indici di fuga superiori rispetto alla media nazionale, con Calabria, Basilicata e Molise che presentano i livelli più alti, arrivando quasi al 50% degli interventi chirurgici eseguiti fuori Regione nel caso della Calabria. Le Regioni del Sud che presentano livelli di fuga elevati sono anche quelle con i più bassi livelli di coperture totali dello screening”, conclude Massimo Di Maio.

