I data center hanno un costo nascosto che supera di gran lunga quello economico. Non riguarda i bilanci. Riguarda la salute delle persone che vivono nelle aree circostanti.
In Nord America, le grandi infrastrutture usate per addestrare e far funzionare i modelli di AI hanno attirato nel 2025 investimenti per 47 miliardi di dollari. Le aziende tecnologiche coinvolte, come Meta e Google, hanno acceso prestiti per 182 miliardi. Il doppio rispetto all’anno precedente.
Il costo ambientale che diventa sanitario
Le critiche ai data center si concentrano da tempo sull’impatto ambientale: consumo di acqua, suolo ed energia. Ma emerge un altro livello di costo. Più diretto. Più difficile da ignorare.
Uno studio del National Bureau of Economic Research indica che questi impatti incidono anche sulla salute delle comunità locali.
L’analisi prende in esame circa 2.800 data center operativi. L’autore, Nicholas Muller della Carnegie Mellon University, ha calcolato il fabbisogno elettrico delle strutture e le emissioni generate per soddisfarlo. Ha stimato l’inquinamento prodotto dalle reti locali e l’aumento dei gas serra.
Poi ha tradotto questi dati in indicatori economici. Ha incluso il rischio di mortalità prematura e il costo sociale del carbonio, cioè il danno economico causato da ogni tonnellata di emissioni.
Un impatto da 25 miliardi di dollari
Il risultato è netto. Nel 2025, i danni ambientali dei data center hanno pesato per circa 25 miliardi di dollari sull’economia. Di questi, 3,7 miliardi sono legati direttamente alle attività di AI.
Si tratta di un’esternalità. Un costo indiretto che ricade su soggetti esterni. Non compare nelle bollette o nelle tasse. Ma si riflette sulla salute e sull’aspettativa di vita.
Muller collega questi effetti all’esposizione al particolato fine PM2.5. Si tratta di una sostanza inalabile associata a malattie respiratorie, problemi cardiaci e aumento della mortalità precoce.
Le emissioni climalteranti producono effetti nel lungo periodo. Il loro impatto ricade sulle generazioni future.
Benefici economici meno diffusi del previsto
I data center non portano benefici economici diffusi come promesso. Negli Stati Uniti, città e contee competono per attrarre questi investimenti.
All’inizio si registra un aumento dell’occupazione, soprattutto nei lavori di costruzione e installazione. I governi locali contano anche sulle entrate fiscali. In molti casi, i data center diventano i principali contribuenti locali.
Un report PwC mostra che il contributo fiscale del settore è passato da 66,2 miliardi nel 2017 a 162,7 miliardi nel 2023.
Ma gli incentivi fiscali riducono questi benefici. Molte amministrazioni concedono sgravi molto ampi. E i posti di lavoro permanenti restano limitati.
Secondo un’analisi di Good Jobs First, almeno 10 Stati perdono oltre 100 milioni di dollari l’anno per questi incentivi.
Il malcontento delle comunità locali
L’opinione pubblica cambia. Sempre più cittadini collegano i data center all’aumento delle bollette energetiche.
Le utility hanno chiesto miliardi di dollari in aumenti tariffari. Le cause sono diverse, tra cui l’invecchiamento delle reti. Ma i data center sono diventati un bersaglio evidente.
In Virginia, una delle aree con maggiore concentrazione di data center, i residenti segnalano rumore e rincari energetici. In alcune zone, le bollette sono aumentate di oltre il 250%.
Uno studio commissionato dal Piedmont Environmental Council stima che un singolo data center possa generare danni sanitari tra 53 e 99 milioni di dollari l’anno.
Un impatto concentrato e in crescita
Gli effetti non sono uniformi. Dipendono dalla concentrazione geografica. Virginia e Texas, due hub principali, rappresentano circa il 30% dei costi sanitari stimati.
Secondo Muller, questi costi potrebbero restare contenuti se l’AI trasformasse davvero l’economia. Un aumento dell’1% del PIL renderebbe l’impatto marginale.
Ma finora questa trasformazione non si è vista. Nel breve periodo, le esternalità ambientali potrebbero crescere fino all’85%.
Nel frattempo, il segnale più visibile resta quello fisico: infrastrutture sempre più estese e un impatto ambientale che continua ad aumentare.

