Aritmie cardiache, la luce come nuova frontiera

cuore

Una luce per “spegnere” il cuore che batte in modo irregolare. Non è fantascienza, ma il risultato di una ricerca che apre nuove prospettive nella cura delle aritmie cardiache, tra le principali cause di mortalità a livello globale. A dimostrarlo è uno studio coordinato dall’Università di Milano-Bicocca, in collaborazione con Harvard University, Istituto Italiano di Tecnologia e Politecnico di Milano, pubblicato sulla rivista Cell Biomaterials.

Il lavoro, coordinato dal professore di Fisiologia dell’ateneo milanese, Francesco Lodola, e dalla ricercatrice Chiara Florindi, dimostra per la prima volta che è possibile controllare e interrompere le aritmie attraverso la stimolazione luminosa, senza ricorrere all’optogenetica – che prevede modifiche genetiche delle cellule – né alle terapie tradizionali come farmaci o impulsi elettrici. Un passo avanti significativo, considerando che le aritmie colpiscono circa il 2% della popolazione italiana e rappresentano una sfida clinica ancora aperta, anche per i limiti delle cure attuali, tra effetti collaterali e rischio di recidive.

 

La molecola che reagisce alla luce

Alla base dell’innovazione c’è una molecola fotosensibile, chiamata Ziapin2, sviluppata dal Politecnico di Milano e poi studiata nei dettagli dall’Istituto Italiano di Tecnologia, oggetto di brevetto congiunto. Questa sostanza è in grado di inserirsi nella membrana delle cellule cardiache e modificarne le proprietà elettriche quando viene illuminata. In pratica, la luce diventa uno strumento per modulare il ritmo del cuore in modo mirato e controllato.

 

I test in laboratorio e i risultati

I ricercatori hanno testato l’approccio su modelli avanzati di tessuto cardiaco umano ingegnerizzato, ottenuti da cellule staminali, in cui sono state riprodotte in laboratorio aritmie da rientro (causate da impulsi elettrici che, invece di spegnersi, continuano a circolare in un circuito chiuso, riattivando continuamente il tessuto cardiaco), tra le più comuni e difficili da trattare. In queste condizioni, la stimolazione luminosa, in presenza della molecola, è riuscita a interrompere efficacemente il circuito elettrico anomalo responsabile del disturbo. Senza Ziapin2, invece, l’effetto non si verifica, a conferma della specificità del meccanismo.

Il vantaggio principale di questa tecnologia è la precisione: la luce può essere direzionata con grande accuratezza nello spazio e nel tempo, agendo solo sul tessuto interessato e limitando gli effetti indesiderati. Inoltre, si tratta di un approccio minimamente invasivo, che potrebbe ridurre i rischi legati alle terapie attuali.

 

Le prospettive per la medicina

Secondo gli esperti, si tratta di una prima dimostrazione sperimentale, ma le implicazioni sono rilevanti. Le malattie cardiovascolari, infatti, secondo le stime, potrebbero causare oltre 25 milioni di decessi nel mondo entro il 2030, e nuove strategie terapeutiche sono sempre più necessarie.

Serviranno ulteriori studi per verificare l’efficacia e la sicurezza della stimolazione luminosa nell’uomo, ma la direzione è tracciata. La possibilità di “accendere e spegnere” il ritmo cardiaco con la luce potrebbe rappresentare una delle innovazioni più promettenti della medicina del futuro, aprendo la strada a terapie più mirate, meno invasive e potenzialmente più efficaci.

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