Fertilità, i nemici invisibili: inquinamento e clima riducono le nascite

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All’inizio del mese, i Centers for Disease Control and Prevention hanno annunciato che il tasso di fertilità, il numero medio di figli per donna nell’arco della vita, è sceso a un minimo storico lo scorso anno. Un cambiamento demografico che può avere effetti su economia e politica.

Le cause sono molte. Tra queste, maggiori opportunità di carriera e reddito per le donne. Ma non tutto dipende da scelte individuali.

Cambiamenti ambientali profondi e duraturi stanno alterando le condizioni di partenza. Negli Stati Uniti, come nel resto del mondo, avere figli potrebbe diventare più difficile.

Perché le sostanze tossiche influenzano la fertilità

La riproduzione dipende dagli ormoni. Regolano pubertà, produzione di spermatozoi, fecondazione e gravidanza.

Questo vale per gli esseri umani e per la maggior parte degli animali.

Negli ultimi decenni, però, l’ambiente si è riempito di sostanze chimiche e inquinanti prodotti dall’uomo.

Insieme all’aumento delle temperature, questi fattori stanno iniziando a interferire con i meccanismi della riproduzione. Lo evidenzia una revisione pubblicata sulla rivista NPJ Emerging Contaminants.

Plastiche microscopiche e “forever chemicals” — sostanze che non si degradano — possono imitare o bloccare l’azione degli ormoni. Anche quantità minime bastano per alterare i processi biologici.

“Questi effetti possono verificarsi a concentrazioni così basse da essere paragonabili a un sussurro capace di deviare un uragano”, scrivono gli autori.

Sostanze ovunque, ma poco studiate

Molti di questi composti sono ormai ovunque nella vita quotidiana. Ma pochi sono stati studiati a fondo.

Su circa 140.000 sostanze chimiche sintetiche registrate, solo 1.000 risultano collegate al sistema endocrino. È una stima probabilmente molto bassa. Solo l’1% delle sostanze è stato analizzato in modo adeguato.

Ogni anno ne vengono introdotte circa 2.000 nuove.

Queste sostanze interferiscono con il sistema ormonale e riproduttivo.

Diversi studi citati nella revisione mostrano che le microplastiche riducono quantità e motilità degli spermatozoi in diverse specie, inclusi gli esseri umani.

Il ruolo del clima

L’inquinamento non è l’unico fattore. Anche il cambiamento climatico incide sulla fertilità.

Temperature più alte riducono le probabilità di riproduzione in molte specie.

Un esempio riguarda le tartarughe. In questi animali, la temperatura determina il sesso prima della nascita. L’aumento del calore porta alla nascita di più femmine, alterando gli equilibri delle popolazioni.

Anche negli esseri umani emergono effetti simili. Uno studio del 2018, citato nella revisione, mostra che il caldo si associa a un calo dei concepimenti.

Temperature elevate riducono anche la qualità dello sperma.

Un calo con più cause

I fattori ambientali non spiegano da soli il calo delle nascite.

L’accesso all’istruzione e la riduzione delle disuguaglianze di genere hanno un ruolo importante. Sempre più donne scelgono studio e lavoro.

Negli Stati Uniti, il calo della fertilità ha anche un aspetto positivo: diminuiscono le gravidanze adolescenziali. Nel 2025 il tasso tra i 15 e i 19 anni è sceso del 7%. Dal 1991 il calo complessivo è dell’81%.

Una minaccia più ampia

Se inquinamento e riscaldamento globale continuano a incidere sulla fertilità, la scelta di avere figli potrebbe non dipendere più solo dalle persone.

Gli autori collegano il calo della fertilità al declino della biodiversità. Negli ultimi 50 anni, le popolazioni di fauna selvatica sono diminuite in media del 73%.

Inquinanti e aumento delle temperature rappresentano insieme una minaccia per tutte le specie.

L’articolo originale è stato pubblicato su Fortune.com

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