L’arte che cura, la cultura che fa stare meglio. Non è una metafora: è la direzione in cui si muovono due ministeri che hanno firmato oggi un Protocollo d’intesa per integrare cultura e salute nelle politiche pubbliche italiane. Alessandro Giuli, ministro della Cultura, e Orazio Schillaci, ministro della Salute, hanno siglato l’accordo al ministero della Cultura, alla presenza dei sottosegretari Lucia Borgonzoni, promotrice dell’iniziativa, e Giampiero Cannella.
Dall’esperienza episodica alla politica strutturata
L’accordo non nasce dal nulla. In Italia esistono già esperienze concrete di integrazione tra cultura e cura: museoterapia, arteterapia, musicoterapia, presenza dell’arte nei percorsi di degenza. Il Policlinico Gemelli di Roma, l’ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda di Milano, il progetto Art4ART realizzato in collaborazione con il MAXXI presso il Gemelli sono esempi già attivi. Il problema è che queste pratiche sono rimaste finora isolate, prive di un quadro istituzionale che le riconosca, le finanzi e le moltiplichi.
“Compiamo un passo in avanti decisivo: mettiamo a sistema esperienze episodiche, con l’obiettivo di trasformarle in una politica pubblica, strutturata e condivisa”, ha dichiarato il sottosegretario Borgonzoni. L’obiettivo dichiarato è arrivare alla cosiddetta prescrizione sociale di cultura: la possibilità, già sperimentata in altri Paesi europei come il Regno Unito, che un medico possa prescrivere attività culturali come parte integrante di un percorso di cura.
Cosa prevede il Protocollo
L’intesa delinea un programma di lavoro concreto. Sono previsti studi scientifici e attività sperimentali per misurare l’efficacia delle pratiche culturali sui percorsi di cura, percorsi formativi rivolti sia al personale sanitario che a quello dei luoghi della cultura, e iniziative pubbliche di sensibilizzazione. Sul piano istituzionale, verrà costituito un Comitato scientifico paritetico tra i due ministeri, con il compito di monitorare le buone pratiche, promuovere il confronto multidisciplinare e garantire continuità all’iniziativa.
Tra gli obiettivi figurano anche la riduzione delle barriere all’accesso ai luoghi della cultura e la valorizzazione della cultura come leva di inclusione sociale, con particolare attenzione alle persone che stanno affrontando una malattia.
Il valore terapeutico della cultura
“Musei, biblioteche, archivi, istituti e luoghi della cultura sono chiamati a svolgere un ruolo sempre più centrale nella costruzione di percorsi di cura”, ha affermato il ministro Giuli. “Con questo Protocollo riconosciamo e rafforziamo il loro ruolo terapeutico.”
Il ministro Schillaci ha inquadrato l’accordo nella più ampia strategia di umanizzazione delle cure portata avanti dal suo dicastero: “Avviamo questa collaborazione affinché le persone che affrontano una malattia continuino a sentirsi partecipi e protagoniste della vita sociale e culturale.”
L’idea di fondo è che la salute non sia solo assenza di malattia, ma qualità della vita complessiva: e che l’accesso alla cultura, all’arte, alla bellezza possa contribuire a quella qualità in modo misurabile, non solo simbolico. La sfida ora è dimostrarlo con dati, strutturarlo con metodo e renderlo accessibile a tutti, non solo a chi vive vicino a un museo o ha la fortuna di essere curato in un ospedale che ha già avviato queste sperimentazioni.

