La paura di invecchiare resta diffusa e trasversale. In Italia un cittadino su due teme di perdere attrattività fisica con il passare degli anni, mentre quasi la metà ha paura di non sentirsi più utile per gli altri. È quanto emerge da un’indagine dell’EngageMinds Hub dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che fotografa un rapporto ancora fragile con l’idea di invecchiamento.03
Invecchiare come perdita di ruolo
Dai dati emerge un elemento chiaro: l’età che avanza viene vissuta soprattutto come una minaccia simbolica. Non tanto sul piano delle relazioni, quanto su quello della competenza, dell’immagine e del ruolo sociale.
Il 41% degli intervistati teme di contare meno per la società, mentre il 30% è preoccupato di non aver raggiunto traguardi considerati importanti. Solo il 20% indica come principale paura l’esclusione dalla propria cerchia sociale.
Il riferimento culturale è esplicito: la cosiddetta “sindrome di Dorian Gray”, dal romanzo Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde, in cui il protagonista resta giovane mentre il suo ritratto invecchia al posto suo.
La terza età si sposta in avanti
Cambia anche la percezione di quando inizi la vecchiaia. Oggi gli italiani collocano l’ingresso nella “terza età” attorno ai 71 anni. Un dato che riflette l’allungamento dell’aspettativa di vita e una trasformazione culturale più ampia.
Diventare anziani non coincide più con il pensionamento, ma con una soglia percepita, spesso legata alla perdita di autonomia o di salute.
Differenze tra donne e uomini
Le donne mostrano una maggiore sensibilità rispetto al tema. Il 51% teme di non sentirsi più utile con l’età, contro il 43% degli uomini.
Anche sul tema dei traguardi mancati emerge una differenza: il 35% delle donne ha paura di invecchiare, rispetto al 25% degli uomini.
Le paure cambiano con l’età
Le preoccupazioni variano tra generazioni.
Tra i giovani (18-34 anni), il timore principale riguarda il mancato raggiungimento di obiettivi di vita riconosciuti socialmente: lo segnala il 52% degli intervistati.
Nella fascia 35-54 anni pesa di più il giudizio degli altri: il 35% teme di essere percepito come meno attraente, mentre il 24% ha paura dell’esclusione sociale.
Una nuova cultura della longevità
“È in atto un’evoluzione nel modo in cui le persone vivono l’età”, spiega Guendalina Graffigna, direttrice dell’EngageMinds Hub. “Restano però fragilità legate al timore di perdere riconoscimento e ruolo sociale”.
Per questo, sottolinea, diventa fondamentale promuovere una cultura della longevità che valorizzi il contributo delle persone in tutte le fasi della vita. Un obiettivo che riguarda sanità, lavoro, servizi e politiche pubbliche orientate all’invecchiamento attivo.

